Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Alberto Moravia ha avuto una capacità rara tra i narratori, quella di avere raccontato con un'efficacia rappresentativa molto intensa, storie originali che nascono nel quotidiano e questo lo ha fatto con un approccio realistico ed oggettivo che ha privilegiato le inquadrature nette e distinte della realtà che sono riconducibili alla tradizione e al nitore della scrittura dei classici, oltre a questo tratto stilistico che consente di riconoscere immediatamente la scrittura di Moravia, la presenza di un lieve sarcasmo antiborghese ha rappresentato un "innesto" ben riuscito che ha dato molti frutti, non ultimo quello della demistificazione della realtà ricorrendo a racconti mai banali e dalle trame interessanti.
"L'amore coniugale" è un romanzo breve che può essere preso come emblema della letteratura moraviana per avere demistificato criticamente l'inautenticità dell'amore coniugale, dell'impotenza che spesso si manifesta in un rapporto a due e dell'impossibilità di realizzare la perfezione almeno dal punto di vista dell'aspirazione, intesa come un "tendere a..".
La storia è intrigante e ancora una volta il tema è quello della scrittura e del'amore verso una donna, è innegabile che lo scrittore, qualunque esso sia, tenda a crogiolarsi nel monologo, la scrittura non può essere un dialogo eccezion fatta per il genere epistolare.
L'inautenticità della vita coniugale, la sua ipocrisia e la finzione delle convenzioni vengono messe a nudo ma non come critica apriori e prevenuta ideologicamente quanto per l'imprevedibilità che è legata a dei progetti inattuati con un imponderabile che è pronto a manifestarsi repentinamente ed improvvisamente.
Il racconto pone al centro due coniugi, Silvio Badeschi e sua moglie Leda, Silvio è uno scrittore che rincorre un sogno ambizioso, scrivere un capolavoro che per essere tale deve essere un'opera letteraria unica come quello che lui ritiene tale e che diventa l'oggetto del suo romanzo: l'amore per la moglie.
Moravia parte quindi da una situazione molto comune che è quella in cui uno pensa una cosa diversa dall'altro, Silvio è profondamente convinto che il suo legame con Leda sia inattaccabile e su di lei pone una fiducia senza riserve, chiedendole di partecipare comunque alla redazione di questo romanzo in maniera alquanto bizzarra: Leda, dovrà semplicemente non togliere energie a Silvio astenendosi da qualsiasi rapporto sessuale.
La richiesta appare bizzarra perchè il ruolo di coautrice è un ruolo passivo ma è anche un implicito rimprovero a non essere disturbato con la provocazione dei sensi e in un primo momento tutto sembra filare liscio e Leda sembra condividere questa scelta di astenersi da ogni rapporto sessuale e di vivere un matrimonio in bianco.
Nella storia della letteratura sono innumerevoli gli scrittori che hanno tratto forza e ispirazione dall'amore fisico quasi che questo propagasse un'energia diffusa anche dopo essere stato compiuto, ma non si trovano storie in cui il sesso è visto come elemento che possa togliere energie intellettuali quasi che la radice fosse l'essenziale "eterità" della donna.
La donna in questo caso viene privata del suo piacere elementare e il piacere supremo della passività viene sostituito da quello della inattività che nella sua ambiguità è un comprimere ogni via naturale per una scelta assurda e dagli esiti imprevisti.
Se Leda accetta questa condizione, la sua scelta appare libera e consenziente e giustificata in base all'amore che pone nei confronti del marito e che potrebbe essere sintetizzata in questa frase: "io faccio tutto quello che ti può essere utile perchè tu raggiunga l'obiettivo che ti sei prefissato".
Se è ovvio, al punto da apparire banale, osservare che la pietà femminile e la disposizione materna sono delle componenti essenziali dell'eterno femminino, di contro la natura femminile sa anche immolarsi con una freddezza sconcertante sino alle estreme conseguenze.
La Leda descritta da Moravia rientra in questo schema e non si sa se la ripetizione di questo rientri anche in fattori di natura esterna che nella vita quotidiana possono essere rinvenuti anche in ragioni di ordine economico e sociale.
Silvio è un visionario scollegato completamente dalla realtà, è un illuso che crede in un amore perfetto che vacilla e cade nel momento in cui la fascinosità femminile di Leda cede dinanzi alla presenza di un terzo (Antonio) che improvvisamente si insinua tra la vita dei due.
Che cosa spinga Leda a cedere e a concedersi come non si sarebbe concessa a Silvio è intuibile: è il rinunciare all'inviolabile fino a scegliere il desiderio spingendolo al parossismo che fa cadere ogni pudore.
Eppure Leda non si tradisce, non rende palese il proprio desiderio ma lo contiene fino a farlo diventare qualcosa di animalesco come se questo suo darsi sia una liberazione dalla gabbia della perfezione in cui Silvio l'aveva rinchiusa.
L'apparente riluttanza di Leda forse non era intesa ad inibire l'attività sessuale e la sua passività non era reale ma apparente, mentre al suo interno covava un 'intensa energia pronta a deflagrare alla prima occasione.
Silvio dinanzi alle danze di Leda non può che constare il fallimento della sua vita, del matrimonio e della sua attività di scrittore di successo, un finale amaro perchè Silvio cercherà dapprima di dare delle spiegazioni e poi rinuncerà rimandando ad un momento più tranquillo gli eventuali bilanci della sua sconfitta e della sua vigliaccheria che non sa perdonare nè condannare ma solo accettare.
Il mondo moderno ha conosciuto la donna che ha voluto emanciparsi dall'uomo ma non ha mai preso in considerazione l'uomo che ha voluto emanciparsi della donna, eppure anche su questo aspetto molte sono le considerazioni da fare e che rimandiamo al prossimo articolo.
"Nella sua passività e inferiorità apparente il femminile è superiore al maschile"
LAO TZE
** Non si può programmare niente........tanto meno la perfezione**