Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
PREMESSA
Questa mia riflessione non vorrebbe aggiungere altro alle pagine eccelse che sono state scritte su "L'idiota" di Fedor Dostoevskij, potrebbe sembrare presuntuoso e fuori luogo, ma torna utile all'economia del mio scritto fare la seguente precisazione: ogni libro è un "caso" a sé che non può -per ovvi motivi-tenere conto delle trasformazioni che sono avvenute nel corso del tempo, ma -questo è il punto importante- un'opera è eterna quando le generazioni che la leggono trovano in essa delle riflessioni sufficientemente indicative per comprendere la molteplicità di approcci che ognuno di noi può avere nei confronti dei fatti della vita.
A tutto questo va aggiunto che un autore non facile come Fedor Dostoevskij va digerito, pertanto ad un approccio da lettore distratto ho preferito quello del lettore che è ritornato più volte sui passi che ho ritenuto più interessanti e perché no? più fecondi per la riflessione.
LA VERITÀ DELL'IDIOTA
Ercole venne ucciso dalla camicia di Nesso, la verità viene uccisa invece dalle obiezione degli idioti, ma se uno che viene ritenuto idiota proclama la verità gli viene concesso tutto, la pietà concede quello che la severità delle intenzioni non perdona. Il principe Lev Nicolaevic Myskin, l'idiota è un uomo a cui mancano tutte le tendenze negative presenti negli altri uomini, ma -è questo il tratto centrale che contraddistingue il protagonista- il bene diventa una verità spiattellata in faccia a chi prova sofferenza. Questo aspetto è tutt'altro che secondario, perché se può risultare difficoltoso proporre un 'altra morale o nuove morali dinanzi al dolore o all'immoralità che implica non tanto la mancanza di rispetto nei confronti dei principi morali quanto la sua totale assenza.
L'idiota parrebbe più uno psicotico affetto da manie depressive che l'essenza del bene, in effetti è difficile accettare l'idea che si possa perseguire il bene con comportamenti ed atteggiamenti che danno quanto mai l'impressione di una diffusa negatività.
Se è la compassione ciò che permette al principe Myskin di redimere il prossimo, molti dubbi potrebbero sorgere al lettore che ragiona sulla vita, sul bene e la convivenza. Al di là della chiave di lettura di ciascuno, il problema etico rimane e non può essere accantonato. Mi pare che il principe Myskin abbia "fondato" una morale che vive prima della morale. É difficile accettare che attraverso il dolore si possa salvare l'umanità, a me sembra che il principe Myskin sia un mix di narcisismo e di cinismo in cui l'egoismo è contrabbandato per compassione. Forse che Myskin si vuole sostituire a Dio con la sua ineffabilità che tutto rende incomprensibile? E qual'è la verità dell'uomo che Fedor Dostoevskij vuole delineare?
Forse l'aspetto più difficile da capire è proprio questo ed un'altra indicazione può provenire da un'altra figura chiave del romanzo: Nastasja Filìpovna che vive riflettendo se stessa nel principe Myskin la cui struggente pietà alimenta la sua speranza di redenzione.
Celebre è la frase di Dostoevskij: "La Bellezza salverà il mondo", ma a quale Bellezza fa riferimento? Una Bellezza che è anche un enigma che sdoppiata affascina e fa morire. Ecco il principe Myskin è la Bellezza e quando Dostoevskij ne descrive il profilo sta pensando a Dio, al Cristo risorto che attraverso il dolore e la compassione risorge a vita nuova. L'idea estetica della compassione, della bellezza che ferisce e tutto trasmuta, esattamente come accade nella Croce dove la Verità è tale nella lacerazione che diventa istanza di salvezza.
Sempre in riferimento a questa prospettiva avanzata dal grande scrittore russo non vi è dubbio sul fatto che l'impostazione ontologica sia alquanto da scartare a favore di una impostazione antropologica, la cosa, apparentemente scontata, risulta a mio avviso di fondamentale importanza per comprendere appieno lo spirito del romanzo, eppure rimangono tutti irrisolti diversi aspetti interpretativi del "darsi" del principe Myskin.
Lasciando ampio spazio alla discussione in merito, vorrei pertanto cercare di andare oltre le interpretazioni ufficiali per poter promuovere una lettura fenomenologica dell'opera, nell'auspicio che tale prospettiva possa rendere ragione ad un romanzo complesso da cui scaturiscono una polivalenza di significati.
"L'idiota" viene considerato universalmente come il capolavoro di Dostoevskij, non è sicuramente un libro facile ma è di una bellezza poetica unica e per chi ha l'animo predisposto può essere il viatico verso un processo di autoconsapevolezza che consenta di comprendere il rapporto tra l'uomo, il dolore e Dio.
Articolo dell'autore espresso in forma modificata anche altrove