Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
L'istruttoria di Peter Weiss è un'opera molto particolare che sfugge ai canoni della narrazione tradizionale e utilizza quella forma di racconto che viene denominata "oratorio"; ispirandosi al processo di Francoforte del 1964-65 contro i criminali nazisti nei lager, l'opera si divide in 11 canti che con drammatica efficacia rappresentano in modo chiarissimo e vivo l'orribile storia dei deportati nei campi di concentramento nazisti, queste vicende non vengono narrate sotto forma di romanzo ma semplicemente registrando i racconti, privi di qualsiasi commento, dei testimoni di quelle vicende e ogni canto assomiglia ad una deposizione simile a quella che avviene in un'aula di un tribunale.
La forza che provoca forte angoscia e turbamento dell'oratorio è proprio questa sua apparente forma scarna che presenta i fatti senza alcun commento ed è proprio l'assenza di considerazioni e riflessioni personali la caratteristica dell'intera opera, la cui intensità unica è proprio dovuta all' assoluta nudità dei fatti esposti.
Essendo nata come opera teatrale il dramma scritto raggiunge la sua massima forza emotiva quando viene rappresentato in teatro, ma anche una lettura del testo si rivela di forte impatto emotivo proprio per la forza sconvolgente del messaggio trasmesso.
In questi dialoghi, ricavati dalle carte processuali, si ripercorre il percorso degli avvenimenti: il "Canto della banchina", il "Canto del lager", il "Canto dell'altalena" e così via fino al tragico "Canto dei forni" che costituisce l'epilogo drammatico di un itinerario che necessariamente ogni vittima doveva percorrere fino all'eliminazione fisica finale.
Tutti i canti sono una rappresentazione di quello che avveniva nel momento in cui un deportato arrivava in un campo di concentramento e sono anche una fonte narrativa per conoscere questo processo che avveniva sempre eguale e con una freddezza che assomiglia alla routine di un macello per animali solo che qui abbiamo a che fare con uomini.
Intensissimo è il "Canto dei forni" dove viene presentato un dialogo tra il giudice e il testimone 7, seguito da un intervento di un avvocato difensore.
Nel dialogo manca la punteggiatura, il giudice fa delle affermazioni che sono poi delle domande in cui è assente il punto interrogativo, la mancanza di segni di punteggiatura non è una licenza letteraria su cui indulge Weiss ma una scelta intenzionale che conferisce maggiore forza alle testimonianze del processo che in questo modo appaiono esattamente eguali al dialogo parlato.
Il testimone che parla, lo fa elencando in modo essenziale e scarno un elenco di fatti, cose e circostanze che rendono la lettura nel contempo angosciante e macabra e a titolo esemplificativo, è utile per il lettore rendersi conto di questo riportando un breve estratto del dialogo tra il giudice e il testimone 7:
"GIUDICE
Signor testimone
come avveniva il passaggio
nelle camere a gas
TESTIMONE 7
Il fischio della locomotiva
davanti all'ingresso che portava alla banchina
era il segnale d'arrivo
d'un nuovo trasporto
Questo significava
che entro un'ora
i forni dovevano essere in perfetta efficenza
Si attaccavano i motori elettrici
Questi mettevano in moto i ventilatori
che portavano la temperatura nei forni
al grado richiesto"
(Brano tratto da L'Istruttoria di Peter Weiss, trad. G.Zampa, ed Einaudi, 1967,Torino)
Come si vede la domanda del giudice non ha il punto interrogativo, quasi a voler rispettare l'esposizione dei fatti evitando di fare precedere la domada stessa da un interrogatorio che serve si per accertare i fatti, ma anche per metterli in dubbio, fino a prova contraria.
La lettura di fatti allucinanti come quelli esposti, assomiglia quasi a un documento tecnico, essenziale e questo è ancora più evidente quando il testimone 7 si sofferma nella elencazione delle modalità che precedevano l'esecuzione:
"Gettavano il gas dall'alto
dentro le colonne di lamiera
Nell'interno delle colonne
correva una guida a spirale
lungo la quale si distribuiva la massa
Nell'aria caldo- umida
il gas si sviluppava rapidamente
e usciva dagli orifizi"
(Tratto da op. cit.)
Cercare di capire come è possibile che una nazione di alta cultura come quella tedesca sia arrivata a questa aberrazione, è possibile al di là dell'apparente illogicità dei fatti, ma richiederebbe uno spazio che andrebbe oltre queste brevi note: la lettura dell'oratorio di Weiss è comunque l'occasione per meditare come ogni forma illogica di distruzione dell'uomo sull'uomo si possa presentare sotto altre forme completamente diverse rispetto a quanto è accaduto, del resto che differenza esiste tra una morte scientificamente determinata e quella che avviene dall'alto, scaricando un ordigno nucleare, improvvisa e altrettanto devastante?
Le armi di cui dispone la scienza e la tecnica moderna sono talmente devastanti che sono in grado di fare in pochissimi secondi quello che richiedeva tempo e organizzazione nei campi di sterminio, il risultato finale è però il medesimo, in entrambi i metodi di distruzione, i valori e la dignità umana, vengono annientati.