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"La condanna. Storia di Silvia Baraldini" è un libro scritto da Riccardo Bocca, giornalista, autore di numerosi libri di inchiesta e blogger; nel libro viene ripercorsa la storia personale di Silvia Baraldini che, agli inizi degli anni '90, fu al centro di un caso giudiziario internazionale che vide da una parte gli Stati Uniti d'America e dall'altra il movimento di sostegno per la liberazione della stessa Baraldini. I fatti sono noti e si trovano in rete numerose informazioni dettagliate sulla vicenda, meno nota è invece la storia personale di Silvia Baraldini. Manca quindi nel libro tutto il seguito della vicenda giudiziaria della Baraldini che si concluse solo nel 1999 quando venne estradata dagli Stati Uniti in Italia.
A differenza di opere che rappresentano la storia, il libro di Bocca racconta la vita vera della Baraldini a partire dall'infanzia romana fino al trasferimento negli Stati Uniti dove frequentò la scuola superiore e l'università. Proprio in quegli anni inizia l'impegno politico della Baraldini, per il lettore la conoscenza delle sue vicende biografiche è anche l'occasione per conoscere l'incastro tra la sua storia individuale e gli avvenimenti collettivi che rappresentarono il vissuto di una generazione.
La Baraldini da giovane abbracciò la causa dei neri d'America diventando attivista del "Movimento dei diritti civili" fino alla decisione di difendere alcuni militanti delle "Pantere nere" una gruppo rivoluzionario che in quegli anni era in totale opposizione con le autorità politiche statunitensi, nonostante nella società americana incominciassero ad esserci dei cambiamenti grazie alle battaglie pacifiste che erano iniziate con Martin Luther King.
In realtà la Baraldini non aderì mai al movimento delle Pantere Nere in quanto ciò avrebbe costituto una scelta di campo dirompente perché avrebbe significato tagliare ogni collegamento con le istanze non violente di Martin Luther King.
Silvia Baraldini negli anni '70 si concentrò su quella era per lei diventata una missione che andava al di là dei confini degli Stati Uniti sostenendo la causa della lotta di liberazione dello Zimbabwe.
Poi accadde un evento che cambiò per sempre la vita della Baraldini; come attivista del movimento dei diritti civili prese le difese di alcuni militanti dell'Esercito di liberazione nero (BLA) e, come spesso accade negli Stati Uniti, fu gioco forza coinvolgerla in una faccenda di cui era totalmente estranea.
La giustizia americana l'accusò di attività terroristica e applicò nei suoi confronti la normativa più dura dell'intero sistema normativo statunitense: la legge contro i reati di mafia.
Una legge che le comporterà una condanna definitiva a 43 anni di carcere.
Per i dettagli dei contenuti descritti rimando alla lettura del libro.
La biografia raccontata Riccardo Bocca è stata utilizzata più volte, visto che le notizie diffuse successivamente in forma ridotta sono in larga parte presenti nel libro che pur essendo stato pubblicato prima dell'estradizione in Italia permette di conoscere una storia intensa e dolorosa (almeno per quanto riguarda la detenzione nelle carceri statunitensi)* di Silvia Baraldini.
La scrittrice Dacia Maraini ebbe a definire l'intera vicenda come "l'inganno americano", l'aspetto più sconcertante della vicenda fu infatti il modo in cui venne trattata in carcere la Baraldini equiparata ai più pericolosi terroristi; quando si è definita la storia della detenzione dell'attivista italiana un "calvario personale" non si è esagerato, la Baraldini venne infatti colpita da un tumore maligno e, nonostante la grave malattia i giudici americani non la tolsero dall'isolamento carcerario, il motivo lo spiega in poche parole la stessa Maraini che osservò che tutto ciò era dovuto al fatto che i giudici statunitensi non volevano perdere la credibilità nei confronti dell'opinione pubblica. Non c'è dubbio che quella forma assurda di inflessibilità della giustizia americana faccia riflettere e ponga degli interrogativi perché niente da allora è cambiato rispetto a dodici anni fa e probabilmente niente cambierà in futuro sul modo di intendere la pena, una pena spesso non proporzionata ai reati commessi...da noi, invece, accade il contrario.
"Mi chiedo, ma non riesco a immaginarlo,
e penso a questa donna forte
che ancora lotta e spera perché sa
che adesso non sarà più sola
la vedo con la sua maglietta addosso
con su scritte le parole
che sempre l'ignoranza fa paura...
ed il silenzio è uguale a morte
che sempre l'ignoranza fa paura...
ed il silenzio è uguale a morte!
ed il silenzio è uguale a morte!"
(Per Silvia - Francesco Guccini)
* Il libro è stato pubblicato nel 1998, l'accordo tra le autorità italiane e quelle statunitensi è avvenuto poco dopo e si concluse con il ritorno in Italia di Silvia Baraldini nel 1999.
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La condanna. Storia di Silvia Baraldini
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