Probabilmente le ragioni del suicidio di Primo Levi non le conosceremo mai, ma una delle ragioni del suo disagio esistenziale sono da rintracciare nella terribile esperienza di ebreo deportato nei campi di concentramento che per tutta la vita non si è mai liberato (e come avrebbe potuto?) di quella memoria che si intrecciava anche con la ricerca delle proprie radici.
Il fatto di essere stato testimone di quel periodo se da un alto lo ha portato a svolgere il mestiere di scrittore-testimone come una missione, dall'altro lato ne ha affinato la propensione alla ricerca delle sue radici autentiche allargando, comunque, il discorso della dignità dell'uomo al di là di ogni connotazione religiosa o etnica.
Farebbe un grande errore chi volesse relegare Primo Levi nell'ambito dei superstiti ebrei che non vogliono dimenticare anche perchè Levi è stato prima di tutto un intellettuale fine e di grande spessore culturale che ha passato attraverso quell'evento tragico e non uno che ha vissuto quella terribile esperienza e dopo è diventato scrittore, però è innegabile che la dimensione del ricordo acquista dei contorni antropologici nel momento in cui vengono toccato tutti i temi che riguardano l'identità in seguito all'evento della Shoah.
È drammatico ammetterlo e lo si ammette con un certo pudore ma già in "Se questo è un uomo", Levi prima di domandarsi sulle sue radici si domanda se in quell'esperienza una persona si potesse definire un uomo e se potesse uscire indenne nella sua interiorità dopo quella violenza.
L'impegno di Levi non avrai mai tregua e la sua attività di scrittore-testimone è sempre stata quella di rieducare l'uomo, l'uomo in genere anche quello colpito dalla violenza , parlare di analisi fenomenologica non appare quindi eccessivo intrecciandosi tematiche filosofiche con quelle pedagogiche che tuttavia non miravano a voler dare un messaggio ma a porre continuamente degli interrogativi che sono quelli dell'essere e del conoscere.
La ricerca delle radici è una ricerca delle proprie radici culturali, delle letture significative, della bibioteca composta da testi pesanti e di grande spessore, quello che Levi propone è anche un itinerario ideale delle letture che contano e che formano e in questo itinerario c'è anche la causalità, l'imprevisto a cui Levi tenta di dare ordine ma non consequenzialità.
Se le radici di ognuno di noi sono anche radici letterarie che si sedimentano anno dopo anno formando la nostra personalità la necessità di mettere ordine significa anche conoscere se stessi, è quindi quella di Levi, una ricerca delle radici letterarie che si può definire tematica come, per esempio quella del riso, dove vengono citati autori come Rabelais, Porta, Belli.
Dopo aver letto il libro ci si può domandare perchè ci siano delle esclusioni di autori importanti e in parte lo stesso Levi ha risposto a questa inevitabile domanda perchè ribaltando l'interrogativo verrebbe quasi naturale dire "cosa metterei nella biblioteca ideale" ma Levi non vuole fare questa artificiosa operazione a ritroso come evita di scegliere autori di cultura ebraica solo per questo motivo.
Una cosa è mettere dentro la nostra biblioteca quello che abbiamo letto e un'altra cosa quello che vorremmo mettere, le esclusioni Levi le spiegherà adducendo sia motivi di antipatia sia ragioni di tipo precauzionale per evitare di esserne coinvolto in una visone negativa e pessimistica.
Le ragioni delle scelte di questo o quell'autore è sicuramente quella personalissima di Levi ma oltre alle indicazioni letterarie è interessante vedere quale possa essere la scelta del discrimen e come la parte antologica possa aiutare a farsi una buona idea dell'autore.
Dante, ad esempio, non si legge, Dante si studia, dire "ho letto Dante" è un non senso logico perchè la lettura dell'opera è impegnativa e va decodificata, assorbita e assimilata. Proprio su questo argomento Levi , parlando di Balzac, osservò che la nostra vita è troppo breve per leggere tutto Balzac.
La lettura de "La ricerca delle radici" ha quindi un valore didattico perchè insegna a fare delle scelte, ognuno può costruire la propria antologia personale, la può arricchire, incrementare ma comunque bisogna dare delle priorità tralasciando anche autori importanti che non necessariamente possono essere importanti nella nostra formazione personale.
****Ognuno di noi può scrivere una ricerca delle proprie radici personali, basta un quaderno e incominciare a scrivere dei titoli, andando a ritroso e scrivere le motivazioni delle nostre scelte letterarie, un interessante percorso che ci aiuta a comprendere meglio noi stessi e quindi gli altri.
La lettura forma la nostra personalità.............