Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Prima dell'approvazione della cosiddetta Riforma Gelmini le cronache di stampa hanno riportato che alla Sapienza di Roma insegna, in qualità di professore ordinario, Giacomo Frati il figlio del Rettore Luigi Frati, il giovane ha vinto un concorso dove c'erano 25 candidati tutti più anziani di lui, sicuramente deve essere un giovane di talento. E una famiglia di talentuosi quella del Rettore dell'Università La Sapienza perchè come riferito da quell'impareggiabile segugio che risponde al nome di Gian Antonio Stella, nella stessa facoltà insegnano anche la figlia ( Medicina legale con laurea in giurisprudenza) e la moglie (Storia della medicina con laurea in lettere). In merito alla veridicità di quanto è stato scritto e denunciato non ci sono state mai smentite, il che significa che Stella ha ancora una volta colpito nel segno. Forse quei professori al governo che criticano i giovani che vorrebbero -a parere loro- lavorare vicino a casa dovrebbero pensare anche a questa vicenda considerando che un giovane a cui viene proposto di lavorare lontano da casa, in cambio di 800,00 euro al mese non può permettersi di affrontare il costo di un affitto.
Che speranza quindi hanno i giovani di talento di inserirsi nelle università dove parenti e figli di eccellenti e magnifici personaggi hanno occupato ogni spazio possibile? Se questa è la condizione delle università italiane le proteste dei giovani indignados non si sarebbero dovute rivolgere prima di tutto contro le baronie? Sarebbe auspicabile che Monti liberalizzasse l'accesso alle università introducendo una norma in base alla quale l'assunzione in qualità di docente venisse effettuata con criteri assolutamente oggettivi, le commissioni d'esame dovrebbero poi essere costituite da membri di chiara fama a livello internazionale esterni alle stesse università. I concorsi dovrebbero essere decisi dallo Stato e non dalla singola università, infine, come già accade in molti paesi dove le università contano e sfornano menti, l'incarico di docente universitario dovrebbe essere a tempo in base ai contributi reali dati alla comunita scientifica. Insomma non servono impiegati nè tanto meno insegnanti che fanno didattica, ma docenti che professano.
Nella maggior parte delle università italiane i ricercatori insegnino al posto dei professori, ma non dovrebbe essere i professori ad insegnare? Non ci dovrebbe essere un controllo anche su questo esercizio abusivo della professione di docente svolta da chi non ne ha titolo? Forse si parlerà ancora di scuola e di università ed è probabile che riprendano le cicliche proteste degli indignados. Ma dobbiamo indignarci prima di tutto contro la pratica tutta italiana dei baroni che spesso non portano nessun contributo in termini di conoscenza, ma pensano solo a sistemare gli amici. Abbiamo bisogno di professori preparati che qulifichino le nostre Università, se non si percorre questa strada tutto diventerà inutile.
La Sapienza è al 430° posto nel mondo, pochino visto il nome. Chi ha buone orecchie per intendere, intenda.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-barone-frati/1477028