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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Le ceneri di Gramsci - P. Paolo Pasolini

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"Le ceneri di Gramsci" è il titolo di un poemetto di 400 versi scritto nel 1956 da Pier Paolo Pasolini; si racconta che lo scrittore friulano era a Roma e nel corso di  una serata estiva  incominciò a riflettere sul proprio passato cercando di sconfiggere il senso di pessimismo che lo attanagliava; poi il ritorno a casa dove trascorse un notte insonne  nel tentativo di razionalizzare il proprio passato. La mattina la vita riprese con i rumori dei lavori di un cantiere che si trovava vicino alla casa del poeta. 
E' questo il punto più bello del poemetto, il lavoro di una dozzina di operai e il rumore di una vecchia benna "che cieca sembra,cieca/sgretola, cieca afferra" evocano nel poeta il senso del dolore. 

Pasolini scrive: 

 
"A gridare è, straziata/ da mesi e anni di mattutini/sudori - accompagnata/ dal muto stuolo dei suoi scappellini,/la vecchia escavatrice: ma, insieme, il fresco/ sterro sconvolto, o, nel breve confine. 

Si tratta di versi bellissimi densi di significato in cui il Poeta coglie il grido della vecchia scavatrice accompagnata da un gruppetto di operai, la benna scava e insieme a lei grida la terra ferita, ma sembra gridare tutto il quartiere ferito. Il pianto della benna, della terra e di tutto il quartiere è il pianto di tutto il mondo, è il pianto del Poeta e della sua disperata voglia di gridare il suo dolore. 
Ma quello del Poeta non è solo il pianto esistenziale e personale, è il grido disperato "per ciò che muta/anche per farsi migliore". 

Ad un certo punto nel pometto si trova l'espressione "impeto gobettiano", Pasolini si riferisce a Piero Gobetti l'intellettuale liberale morto in seguito alle percosse subite dai fascisti. Il riferimento e l'attenzione di Pasolini è verso la personalità di Gobetti che tentò di unire le istanze liberali con le esigenze della classe operaia dimostrando per gli anni Venti una straordinaria modernità. 

Bellissimi sono poi i versi che connotano gli operai intenti al lavoro, scrive Pasolini :

" ....verso questi operai. che muti innalzano, nel rione dell'alto fronte umano/ il loro rosso straccio di speranza". 

 Il rosso indica il simbolo dei paesi di sinistra dell'epoca: la bandiera rossa; lo straccio è un modo efficace con cui Pasolini descrive la povertà e l'umiltà dei lavoratori senza che questo termine abbia un intento dispregiativo. 
Pasolini poeta traspone in versi quelle atmosfere che troviamo in molti suoi romanzi in cui vengono raccontate le storie del sottoproletariato urbano. In tutta l'opera pasoliniana si trova una connotazione positiva verso la corporalità e la sensualità popolare in contrasto con tutta la poetica del Novecento che cerca il bello nell'arte e nella natura; la classe operaia suscita in Pasolini emotività ma soprattutto adesione , solidarietà e pietà. 
Un'altra caratteristica evidente del poemetto è l'intreccio tra la propria situazione privata e la dimensione pubblica degli eventi, la poesia diventa lo strumento per esprimere il proprio abbandono emotivo vissuto nella mente e sofferto nella carne. 


E infine una curiosità,nel poemetto Pasolini cita due luoghi molto noti a Roma: Viale Marconi e la stazione di Trastevere, nel periodo in cui scrisse i versi, queste due zone erano zone frequentate quasi esclusivamente dalle classi meno abbienti.

 

SCHEDA DEL LIBRO

 

  • Titolo: Le ceneri di Gramsci
  • Autore: Pierpaolo Pasolini
  • Editore: Garzanti Libri
  • Collana: Garzanti Novecento
  • Anno di pubblicazione: 2009
  • Prezzo di copertina: euro 10,00

 

 

 

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