Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
"Le Confessioni di un italiano" è un libro che, nonostante sia stato scritto tra il 1857 e il 1858 e che per questo possa apparire datato, mantiene ancora oggi tutto il suo valore emotivo perché permette di capire che, ben prima dell'Unità d'Italia si era formata una coscienza nazionale a livello collettivo e che questa aspirazione non era semplicemente una sorta di velletarismo patriottico fine a se stesso ma una volontà ferma che vedeva coinvolti interi settori della società civile dell'epoca.
Possiamo inquadrare l'opera entro il genere del "romanzo storico", ma mentre in questo tipo di narrazione venivano seguite le linee guida indicate dal Manzoni e si riproponevano ambientazioni di età lontane (Medioevo, Rinascimento) con Nievo abbiamo un romanzo storico che parlava dei fatti a lui contemporanei dove la figura femminile svolge un ruolo da protagonista come del resto accadrà per molte altre donne che vissero il periodo risorgimentale.
TRAMA
Il romanzo è l'autobiografia immaginaria di un patriota veneziano, Carlino Altini che, ormai ottuagenario, rievoca i momenti più salienti della sua vita immersa in un periodo denso di avvenimenti storici dopo aver vissuto gli ultimi momenti di un mondo feudale in sfacelo. Carlino rievoca le tappe salienti della sua esistenza mentre assiste ai fatti della Rivoluzione Francese, alle invasioni delle armate napoleoniche, ai moti carbonari e alla prima guerra d'indipendenza; è il periodo vissuto da Nievo che, quando concepì il romanzo, era poco più che trentenne.
Il romanzo ha inizio nel castello di Fratta dove il protagonista ha vissuto la sua infanzia mal tollerato dai parenti ricchi; il racconto inizia con una descrizione minuziosa dell'ambiente nel quale si svolgono le vicende narrate nei primi capitoli.
Con ironia Nievo rievoca quei tempi e i personaggi che animavano quell'ambiente, la narrazione è anche la descrizione del crollo di una grandezza materiale che rivela una decadenza ormai irreversibile e che dimostra tutta la sua inadeguatezza difronte ai nuovi impulsi e ideali che si andavano affermando in tutta Europa.
Il giovane Carlino vive in questo castello come nipote indesiderato perchè anni prima la mamma, dopo essersi invaghita di un gentiluomo veneziano che aveva sposato, era morta e, in seguito a questa improvvisa dipartita, il bambino venne allevato come un trovatello dalla zia.
L'unica consolazione per il piccolo Carlino è l'affetto che lo lega ad una sua cugina di nome Pisana.
Quello della Pisana è il personaggio che più affascina nel romanzo: ha un indole capricciosa, ribelle dove alterigia, volubilità e generosità si mischiano dando orgine a una figura fortemente passionale che si distingue dalla sorella maggiore che già da bambina appariva rassegnata e di indole mite.
In questo castello il giovane Carlino resterà sino a vent'anni quando le armate napoleoniche invaderanno la vecchia Repubblica e abbatteranno il castello di Fratta che sarà saccheggiato e distrutto.
Il giovane Carlino si rifuggerà a Venezia mentre sua cugina, la Pisana, sposerà, anche per fare dispetto a Carlino, un vecchio nobile veneziano.
E' questo il momento in cui la storia d'amore tra Carlino e la Pisana si mescola alle vicende della storia d'Italia: Carlino combatte nel 1799 per la Repubblica napoletana, dopo esser fuggito andrà prima a Genova, poi a Bologna e infine ritornerà a Venezia.
Ammalatosi gravemente, la Pisana lo curerà e vorrà per lui un'esistenza serena convincendolo a sposarsi con una giovane che nel frattempo si era innamorata di lui.
Una volta guarito Carlino che crede profondamente nei valori del Risorgimento, andrà a combattere sotto Guglielmo Pepe, catturato, dopo aver scampato per la seconda volta la morte, andrà esule a Londra.
Il momento più drammatico dell'opera può essere individuato nel momento in cui Carlino sarà costretto a rifugiarsi Londra, la Pisana lo seguirà e per mantenere il cugino, provato dalle sofferenze, farà i lavori più umili fino a chiedere l'elemosina, quando sfinita dagli stenti, morirà.
Carlino ritornerà a Venezia, presso la sua famiglia coltivando insieme ai valori risorgimentali il ricordo dell'unico grande amore della sua vita.
La figura della Pisana è sicuramente quella che più affascina perchè non è la classica figura idealizzata dell'eroina che da corpo ad una vita fantastica ma è una donna, una donna vera che vive con i suoi impulsi, le sue passioni, una donna che può apparire spregiudicata ma che rivela in realtà una grande generosità e un'umanità intensa.
Nievo ha affrontato il romanzo storico in modo completamente diverso rispetto a quella che era stata una tendenza delineatasi in tutta Europa con autori importantissimi come Water Scott ( Ivanhoe del 1820) Massimo D'Azeglio (Ettore Fieramosca del 1833), Alessandro Dumas ( I tre moschettieri del 1844 e Il conte di Montecristo del 1850); Nievo non rievoca con minuzia il passato, ma si cala in quel passato come protagonista che lo ha vissuto: ne esce fuori un romanzo dove la memoria si fa affetto, emozione e i toni appaiono struggenti e poetici.
Anche come lettori moderni, non possiamo che esprimere un giudizio positivo su un romanzo che non appare mai datato proprio per la straordinaria emozione che riesce a comunicare.
Scritto da me espresso anche altrove e parzialmente modificato rispetto alla stesura iniziale.
Titolo Le confessioni di un italiano Autore Nievo Ippolito, Editore Giunti Demetra (collana Superacquarelli).