Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Ho letto numerosi libri sull'argomento "criminalità organizzata", dai romanzi ai saggi e credo che tutti meritino una lettura adeguata ed attenta che non si limiti ad una veloce "ricognizione" delle righe scritte; tuttavia nessuno dei libri che ho letto sino ad ora, affronta l'argomento su come vive chi si trovi in prima linea ad affrontare organizzazioni criminali pericolosissime e sanguinarie. Ovviamente dalla parte della legge.
Un conto è infatti la denuncia di quanto accade che può, senza dubbio, fare crescere la coscienza civile del cittadino medio, un'altro conto è invece venire a conoscenza di come la vita di un esponente delle istituzioni possa essere condizionata quando lo stesso si trova a combattere con l'arma della legge, un'organizzazione insidiosa e radicata sul territorio come la camorra (ma lo stesso discorso vale per la mafia e la n'drangheta).
"Solo per giustizia" è un bel libro autobiografico scritto dal magistrato Raffaele Cantone che ripercorre le tappe salienti della sua vita, in questo appassionato racconto emerge un ammirabile impegno personale tenuto dallo stesso dottor Cantone sin dai tempi dell'università.
Dopo aver studiato nella facoltà di Giurisprudenza iniziò a lavorare nella Pubblica Amministrazione fino poi vincere il concorso per entrare in magistratura. Già dal racconto di questa parte della sua vita non possiamo che guardare con ammirazione la parte migliore d'Italia a cui senza dubbio Cantone appartiene.
Bisogna riconoscere a questo proposito che non si rileva nessun autocompiacimento da parte dell'autore nel raccontare queste vicende personali, le conclusioni le può trarre infatti il lettore perché a differenza di una storia romanzata, quella raccontata da Cantone è la storia di un servitore dello Stato che affronta giorno dopo giorno un problema che non è solo criminale ma anche sociale viste le implicazioni che comporta a livello economico per tutta quella parte sana del Sud costretta spesso a subire prepotenze e violenze.
Il titolo del libro "Solo per giustizia" è già di per sé emblematico e riassume i motivi per i quali un magistrato decide di servire lo Stato e la comunità, non bisogna mai dimenticare che per alcuni lavori gli ideali in cui uno crede sono un potente motore che spinge molte persone a fare delle cose che altri non farebbero mai, ma se così non fosse non avremo mai uno Stato ma semplicemente un'aggregazione di individui in perenne conflitto tra di loro.
Dimenticarlo è facile sopratutto quando un laureato in legge cerca di entrare in magistratura solo per sistemarsi; dal mio punto di vista un lavoro come quello del magistrato non può essere affrontato con lo spirito di chi va svogliatamente tutti i giorni in ufficio e attende semplicemente che termini il proprio turno di lavoro.
Tuttavia nonostante si provi ammirazione per questo impegno, dal libro emerge anche molta amarezza che non possiamo non condividere allorquando veniamo a conoscenza di quello che accade dopo che i delinquenti vengono assicurati alla giustizia.
Come del resto ha raccontato un altro noto magistrato, il dottor Nicola Gratteri (Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria), spesso accade che per una legislazione assurda molti esponenti delle cosche vengano messi fuori e rincomincino a delinquere esattamente con le stesse modalità che ne avevano determinato l'arresto e la condanna.
E' disarmante saperlo ma nello stesso tempo l'impegno di molti magistrati ci induce ad avere ancora fiducia nella giustizia essendo consapevoli del fatto che ci sono degli uomini delle istituzioni che solo per giustizia lavorano per assicurare alle patrie galere questi criminali costretti a vivere sotto terra come topi di fogna.
Così hanno fatto Falcone, Borsellino e tutti gli altri magistrati che sono caduti servendo lo Stato e la comunità.
Non c'è solo la peggiore Italia che piange e si lamenta, non c'è solo l'Italia di coloro che la vogliono dividere, ma c'è anche l'Italia di uomini che lottano e portano avanti quei valori che permettono a una società di non sfaldarsi e di rimanere coesa...è importante tenerlo sempre presente visto che la politica purtroppo non da un buon esempio.
Infine sarebbe auspicabile che tutti noi cittadini normali diffidassimo di quei politici che ascrivono a se i meriti della lotta alla criminalità organizzata, in quanto i risultati ottenuti sono sempre il frutto di anni di investigazioni che magistrati come il dottor Cantone hanno condotto in silenzio e senza clamore.
Aggiornamento del 08/12/11: I libri del magistrato Raffaele Cantone e di Roberto Saviano sono stati trovati nel nascondiglio del boss della camorra Michele Zagaria.