Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Il 7 ottobre 2006 , a Mosca, all'interno dell'ascensore della sua abitazione veniva barbaramente uccisa, con un colpo di pistola alla testa, Anna Spepanovna Politkovskaja, giornalista del quotidiano russo Novaja Gazeta che si era distinta non solo per tutta una serie di articoli di denuncia sulla situazione in Cecenia, sulla violazione dei diritti umani e sulle condizioni terribili in cui versava ( e versa) la popolazione civile in Cecenia, ma anche per un intensa attività di volontariato a favore delle persone colpite dalla violenza di una guerra in cui le parti in causa si sono superate per le barbarie commersse.
Nelle sue inchieste che rimangono e pesano come pietre aveva denunciato non solo i crimini di guerra perpetrati dall'esercito regolare russo ma anche le torture che i governanti filorussi legati al Cremlino hanno deliberatamente perpetrato nei confronti di tutti gli oppositori politici.
Con il pretesto del terrorismo, è stata spazzata via un'intera intellighentia, utilizzando spesso l'arma della tortura e dell'occultamento dei cadaveri, laddove non arrivavano i sicari con eliminazioni plateali come quello della stessa Politkovskaja, si è utilizzato il metodo del rapimento a cui è seguita la sparizione dei corpi.
Probabilmente quello che ha segnato il punto di non ritorno, non è stato tanto il fatto di aver denunciato gli abusi commessi dai russi e dai filorussi, quanto il fatto che avesse intervistato direttamente dei militari russi che sono stati anche i testimoni oculari di quanto è accaduto.
Sono usciti fuori nomi e cognomi dei responsabili e da questi era estremamente facile vedere un coinvolgimento diretto del Cremlino.
Ai suoi funerali, nessun politico italiano di spicco ha ritenuto essere presente, nonostante Anna Politkovskaja si sia distinta come campionessa dei diritti civili, con l'esclusione del leader storico radicale Marco Pannella.
Oggi, è triste constatarlo, si fanno affari con Mosca, mentre è calato il silenzio non solo sulla Cecenia ma anche sull'assassino della Politkovskaya; nonostante siano stati chiaramente individuati i mandanti e i colpevoli, il processo non ha emesso una sentenza definitiva.
Questa è la democrazia nella Russia di oggi!
Il libro
Si leggono in un baleno le 136 pagine di questo libro scritto da Andrea Riscassi giornalista della Rai di Milano, autore di numerosissimi reportage sulla guerra nei Balcani e più volte inviato speciale nelle zone interessate ai conflitti in quel magma che è l'ex impero sovietico; con coraggio e determinazione Riscassi ha fatto un racconto obiettivo della vita della Politkvoskaja e di come lei considerasse e vivesse la professione di giornalista. Nel libro si trovano poi numerosi riferimenti agli scritti della giornalista russa di origine ucraina, scritti connessi a tutta una serie di fatti e circostanze che hanno portato Anna Politvoskaja alla morte per essersi opposta al regime.
Considerazione finale
Si fa notare che Anna Politkvoskaja avrebbe potuto vivere una vita tranquilla, senza clamori, non mettendo a repentaglio la sua esistenza ma questo non era il suo modo di concepire il giornalismo, un giornalismo d'inchiesta, di denuncia, di testimonianza civile e non un giornalismo di pennivendoli sempre pronti a fare gli yesmen, purtroppo di questo tipo di giornalisti è pieno, ma di loro non rimarrà alcuna traccia negli anni che verranno.
Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/69405974@N04/6343055227
Album di Das Blaue Sofa
SCHEDA DEL LIBRO