Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
LA POETESSA CHE SI CHIUSE IN UNA STANZA
Emily Dickinson è stata una grande poetessa ma aveva un carattere molto particolare , dicono che fosse una donna dalla personalità complessa e che non era capace di comunicare con il mondo esterno, insomma era un'introversa, chissà quali era il motivo per cui presentasse un carattere così difficile; la cosa più strana è che questa poetessa americana non ha mai pubblicato nulla, a parte sette poesie, tutto il resto è stato pubblicato dopo la morte. Non ha avuto insomma la possibilità di "godere" dei diritti d'autore.
Nella sua biografia si legge che ad un certo punto della sua esistenza si chiuse nella sua stanza e vi visse da reclusa rifiutando qualsiasi contatto con il mondo esterno: non incontrò mai nessun uomo, non si interessò più di nulla a parte la poesia. Sorge spontanea una domanda: ma Emily Dickinson di cosa viveva, visto che non lavorava e viveva chiusa in una stanza per tutto il giorno? probabilmente c'era qualche parente stretto, forse il padre che era un deputato al Congresso che pensava a lei. Si tratta ovviamente di curiosità che poco aggiungono o tolgono alla bellezza delle sue poesie.
Tutte le poesie
"Tutte le poesie" curato da Marisa Bolgheroni con la traduzione di Silvio Raffo, raccoglie tutte le poesie della poetessa statunitense, vale la pena riflettere su una poesia senza titolo che per esigenze di catalogazione è stata intitolata "Conosci quel ritratto nella luna" , titolo ricavato dalla prima strofa della poesia.
La poesia è malinconica come tutte le altre contenute nella raccolta, ha un ritmo lento e a tratti spezzettato, l'autrice si rivolge alla luna ma si vede che sta pensando ad un uomo amato, venne respinta? Non si sa, chi era quest'uomo? non lo si capisce, come non si comprende se questo allontanamento fosse dovuto ad una partenza, alla fine dell'amore o a delle incomprensioni. Sta di fatto che dopo aver letto questa brevissima poesia si chiude il libro con molta amarezza.
Probabilmente se ci si rivolgessimo alla luna in una notte stellata non avremo niente da dirle, però dobbiamo ammettere che Emily Dickinson riesce a comunicare emozioni, si è vero procede per monologhi però è come ascoltare qualcuno da cui non ci si riesce a staccare per educazione.
Il libro non va letto in sequenza, ma semplicemente aperto incominciando a leggere la prima poesia che capita, leggete questi versi:
l paradiso non è più lontano
della camera accanto -
se in quella camera
un amico attende
felicità o rovina.
Che forza c'è nell'anima
che riesce a sopportare
l'accento di un passo che si appressa -
una porta che si apre.
Che sentimenti vi provoca? Non c'è nessun riferimento temporale, ma quel "passo che si appressa" nella camera accanto, mi turba; c'è molta sofferenza in questa donna, a me pare un'anima che sembra vagare senza pace e che trasmette tanta angoscia.
Emily Dickinson morì giovane, aveva solo 46 anni, per l'epoca era una donna alla soglia della vecchiaia, per 23 anni visse una vita solitaria, riservata, fuggendo da tutti, in tutta la sua vita scrisse 1775 poesie.
Concludiamo con questi bellissimi versi della triste Emily:
"Portami il tramonto in una tazza
conta le anfore del mattino
le gocce di rugiada
dimmi fin dove arriva il mattino"
Avete capito questi versi? Sono belli, ma sono enigmatici, misteriosi, difficili da decifrare.
E se l'amato fosse scappato perché Emily era troppo complicata? Chissà può essere accaduto anche questo.
Articolo di proprietà dell'autore, pubblicato anche altrove e adattato per questo spazio.