Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Quando Pier Paolo Pasolini passò all'attività cinematografica , in realtà proseguì quella ricerca sperimentale che era iniziata come romanziere e come poeta ma l'esperienza letteraria fu un momento mai concluso, quasi preparatorio per un'attività che utilizzava solo un'altra tecnica: è impossibile comprendere il cinema di Pasolini senza conoscere il Pasolini romanziere.
Uno dei romanzi più importanti dell'intellettuale fiuliano è:
"Una vita violenta"
il libro pubblicato nel 1959 è successivo a "Ragazzi di vita" e ne rappresenta in un certo qual modo il continuo: entrambi i libri sono ambientati tra i giovani del sottoproletariato urbano romano e costituiscono una vera e propria esaltazione di quelel pulsioni istintive e primordiali viste come un alternativa alla spietatezza di un sistema economico che sarà, poi corredo e spesso humus fertile su cui si fonderanno intrecci e connivenze politiche.
TRAMA
Tommasino Puzzilli è "un ragazzo di vita" che proviene dal sottoproletariato urbano e che alterna la sua esistenza tra bravate di una piccola criminalità invadente per quanto ingenua e spedizioni organizzate assieme ad alcuni aderenti al Movimento Sociale.
Quando alla famiglia di Tommasino verrà assegnato un alloggio della INA-Case nasce in lui un'identificazione con i valori piccolo borghesi che lo porteranno non solo a frequentare la parrocchia ma anche a progettare un'iscrizione alla Democrazia Cristiana.
Paradossalmente Tommasino finito all'ospedale Forlanini perchè colpito da tubercolosi, si troverà a partecipare alle proteste di alcuni ricoverati comunisti, questo lo porterà una volta dimesso ad iscriversi al PCI; il finale è tragico Tommasino minato nel fisico dalla tubercolosi, non ce la fa a superare la prova e morirà.
Commento
La storia è il tentativo riuscito da parte di Pasolini di proporre un eroe positivo suo malgrado, un eroe che si muove all'interno di una realtà sociale complessa e articolata dove spesso le possibilità di riscatto sono pressochè nulle ma proprio il passaggio da una classe sociale ad un'altra è anche lo sforzo che Pasolini fa per fare emergere diversi aspetti della realtà sociale italiana.
Non esiste l'esaltazione del sottoproletariato anzi tale condizione è vista come una sorta di stato naturale presociale dove l'istinto prevale sulla coscienza, una condizione simile a quella di un bambino che deve ancora passare allal vita adulta nella quale il lavoro e l'impegno politico costituiscono una condizione definitiva di riscatto.
Val la pena osservare che in questo romanzo sono presenti tutti gli elementi della narrativa pasoliniana che descrive realisticamente le atmosfere del sottoproletariato urbano in cui ancora una volta emerge la corporalità come elemento centrale anche in termini ideologici e politici.
Questo avviene con una narrazione che possiamo definire una sorta di antilirica che appare fortemente in contrasto con la tradizione della poesia italiana.
Eppure in questo romanzo va anche controcorrente rispetto alla direzione indicata dall'ortodossia marxista in quanto il riscatto avviene in termini individuali e non secondo una prospettiva di classe, segno che Pasolini, da profeta quale fu, ne intuì quella fase di stanca che avrebbe irrimediabimente portato alla fine dell'idea di un riscatto che sarebbe potuto avvenire solo in chiave rivoluzionaria.
Proprio il fatto di rifiutare anche la retorica dell'operaio o degli italiani brava gente gli causerà l'ostilità dell'ortodossia comunista che mal vedeva un'intellettuale critico e poco incline a prendere ordini di partito.
Un libro consigliato e fuori dai circuiti dei best seller.