Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
IL DIES IRAE
1 Dies Irae! è morto Cecco ;
Gli è venuto il tiro secco
Ci levò l'incomodo.
2 Un ribelle mal di petto
Te lo messe al cataletto :
Sia lodato il medico.
3 È di moda : fino il male
La pretende a liberale:
Vanità del secolo!
4 Tutti i Principi reali
E l'Altezze imperiali.
L'Eccellenze eccetera,
5 Abbruniscono i cappelli :
Il Balì Samminiatelli
Bela il panegirico.
6 Già la Corte, il Ministero,
Il soldato, il birro, il clero,
Manda il morto al diavolo.
7 Liberali del momento,
Per un altro giuramento
Tutti sono all'ordine.
8 Alle cene, ai desinari
( Oh che birbe!) i Carbonari
Ruttan inni e brindisi.
9 Godi, o povero Polacco
Un amico del Cosacco
Sconta le tue lacrime.
10 Quest'è ito: al rimanente
Toccherà qualche accidente
Dio non paga il sabato.
11 Ma lo Scita inospitale
Pianta l'occhio al funerale
Sitibondo ed avido,
12 Come iena del deserto,
Annosando a gozzo aperto
Il fratel cadavere.
13 Veglia il Prusso e fa la spia,
E sospirano il Messia
L'Elba, il Reno e l'Odera.
14 Rompe il Tago con Pirene
Le cattoliche catene,
Brucia i frati e gongola.
15 Sir John Bull, propagatore
Delle macchine a vapore,
Manda i tory a rotoli.
16 Il Chiappini si dispera
E grattandosi la pera,
Pensa a Carlo Decimo.
17 Ride Italia al caso reo
E dall'Alpi a Lilibeo
I suoi re si purgano.
18 Non temete ; lo stivale
Non può mettersi in gambale ;
Dorme il calzolaio.
19 Ma silenzio ! odo il cannone :
Non è nulla : altro padrone!
Habemus Pontificem!
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Questa poesia venne scritta dal Giusti nel 1835, le strofe sono di due ottonari e rime baciate e un senario sdrucciolo. Il poeta con l'arguzia che sempre lo contraddistingue svolge il suo componimento satirico facendo numerosi riferimenti a personaggi della sua epoca, l'incipit è di quelli che non si dimenticano: Egli auspica un Dies Irae risolutore che vendichi una volta per tutte i popoli sottomessi e che spazzi via i feroci reazionari sempre pronti ad eseguire gli ordini del potente di turno. Per quanto l'evidente intento polemico porti il Giusti a condividere i malumori dell'opinione pubblica, il Giusti rimane entro i limiti della moderazione come si può notare dall'espressione spregiativa utilizzata nei confronti dei Carbonari (Alle cene, ai desinari /(Oh che birbe!) i Carbonari/ Ruttan inni e brindisi) verso i quali non sembra avere alcuna simpatia.
1-5 È giunto il giorno dell'ira di Dio, è morto Francesco (Cecco), gli è venuto un colpo e se n'è andato (Ci levò l'incomodo), il Giusti si riferisce a Francesco II d'Asburgo Lorena Imperatore del Sacro Romano Impero). Un male al pettoche non può essere curato ( Un ribelle mal di petto) lo stese morto sul catafalco ( cataletto da intendersi come bara). Anche le malattie seguendo le mode del momento si mostrano seguaci della libertà. Tutte le altezze reali mettono il lutto (abbruniscono i cappelli), il Samminatelli (Giusti cita Cosimo Andrea Samminatelli, uno dei più feroci reazionari dell'epoca) recita belando l'encomio.
6-10 Già la Corte, il Ministero, l'esercito, la polizia e il clero dimenticano colui che si è fatto solo odiare e temere (Manda il morto al diavolo nel senso di "mandano il morto a quel paese"). Si mostrano liberali del momento ma sono pronti ad obbedire e a un nuovo giuramento. Ai banchetti i Carbonari cantano (ruttano) inni e fanno brindisi, Oh che birbe! (l'Oh che birbe non è affatto bonario ma evidenzia la poca simpatia che aveva il Giusti degli ambienti Carbonari, pur essendo contro la politica rezionaria dei sovrani dell'epoca). Esulta povera Polonia, un amico del Cosacco (lo zar Nicola I) sconta le lacrime per quello che ti ha fatto soffrire ( il poeta si riferisce allo zar Nicola I di Russia che nel 1830 soffocò nel sangue la resistenza polacca). Intanto questo è morto, agli altri prima o poi accadrà qualcosa, Dio prima o poi li punirà (Dio non paga il sabato).
11-15 Ma lo zar inospitale durante il funerale come una iena nel deserto fiuta con grande avidità il collega morto. Fa la veglia la Prussia (considerata come il gendarme della Santa Alleanza) e sospirano che venga un redentore (il Messia) che li unisca come un solo popolo i Tedeschi. Rompono le cattoliche catene il Portogallo come la Spagna (il poeta si riferisce all'insuerrezione contro Michele I di Braganza re del Portogallo) brucia i frati ed esulta. L'Inghilterra (Sir John Bull) manda a quel paese il partito conservatore (i tory).
16-17 Luigi Filippo re di Francia si dispera ( il Giusti lo chiama il Chiappini in quanto -come racconta Atto Vanucci- girava la voce che il sovrano discendesse da tal Chiappini, capo della polizia del Granduca Leopoldo I,; quando il padre, Filippo Egalitè si trovava in Toscana, la moglie partorì una bambina, ma egli che desiderava un maschio, decise di scambiarla con il figlio appena nato del Chiappini) e grattandosi la testa pensa a Carlo X. Ride l'Italia per la morte dell'Imperatore (caso reo), e dalle Alpi all'estremo capo della Sicilia (Lilibeo è il capo Boeo che si trova nella punta estrema della Sicilia occidentale) i suoi re se la fanno sotto. Non abbiate paura l'Italia non può essere sistemata, dorme il popolo italiano. Ma silenzio! Sento il cannone, non è nulla, vi è un altro padrone, Habemus Pontificem. Il Fanfani ha commentato questo strofe dicendo il Giusti vuol dire che "c'è nulla da sperare, nè per l'Italia, nè per altri Stati; che ormai s'è eletto un altro imperatore al posto di Cecco".