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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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IL MEMENTOMO (Giuseppe Giusti)

IL MOMENTOMO

1 Se ti dà l'animo

   D'andar pei chiostri

  Contando i tumuli

  Degli avi nostri,

  Vedrai l'immagine

  Di quattro o sei,

  Chiusi per grazia

  Ne' mausolei:

     Oggi ci insacca

     La carne a macca,

     In laide maschere

     Fidia si stracca.

2 Largo ai pettegoli

       Nani pomposi

       Che si scialacquano

       L'apoteosi.

       Non crepa un asino

       Che sia padrone

       D'andare al diavolo

       Senza iscrizione: 

           Dietro l'avello

           Di Macchiavello

           Dorme lo scheletro

           Di Steneterllo.

3 Commercio libero!

  Suoni il quattrino

  E poi s'avallano

  Chiesa e Casino.

  Si cola il merito

    A tutto staccio;

   Galloni e Panteon

   Sei crazie il braccio.

      Scappa di Duomo

     Un pover'uomo

     Che senta i brividi

     Di galantuomo.

4 O mangiamoccoli

      Che a fare un Santo

      Date ad intendere

      Di starci tanto!

      E poi nell'aula

      Devota al salmo

     L'infamia sdraiasi

     Di palmo in palmo!

         Ah l'aspersorio

         Per un mortorio

         Slarga al postribolo

         Anco il ciborio!

5 La bara, dicono,

   Ci porta al vero:

   Oh sì, fidatevi

   D'un cimitero!

   Un giorno i posteri

   Con labbra pie

   Biasciando il lastrico

   Delle bugie,

      Diranno: Oh gli avi

      Com'eran bravi!

      Che spose ingenue,

      Che babbi savi!

6 Un dotto transeat:

     Ma un'Eccellenza

     Tapparlo o povero,

     Certo è indecenza!

     Ribolla in lurida

     Fogna plebea

     Dal basso popolo

     La fricassea:

         Spalanca, o Morte,

         Vetrate e porte;

         Aria a un cadavere

         Che andava a Corte.

7 Così la postuma

        Boria si placa:

        E molti, a immagine

        Della lumaca,

        Dietro si lasciano

        Sul pavimento

        Impura striscia,

        Che pare argento.

           Ecco gli eroi

           Fatti per voi,

           Che a suon di chiacchiere

           Gabbate il poi.

8 Ma dall'elogio

     Chi ti assicura,

     O nato a vivere

     Senza impostura?

     Morto, e al biografo

     Cascato in mano,

     Nell'asma funebre

     D'un ciarlatano

         Menti costretto,

         E a tuo dispetto

         Imbrogli il pubblico

         Dal cataletto.

9 Perdio, la lapida

       Mi fa spavento!

       Vo' fare in lascito

       Nel testamento

       D'andar tra' cavoli

       Senza il qui giace.

       Lasciate il prossimo

       Marcire in pace,

           O parolai,

           O epigrafai,

           O vendi-lacrime,

           Sciupa-solai.

 

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In questo componimento scritto nel 1841 il Giusti con la sua consueta ironia incline all'irriverenza, rappresenta abitudini e convenzioni  circa il modo di celebrare tutto ciò che è legato alla morte , abitudini che da sempre fanno parte del mondo degli uomini.Questa è la sostanza del componimento nel quale, tra il dissacrante e l'ironico, risalta l'insofferenza dello spirito libero nei confronti dell'ipocrisia e della miseria morale che circonda ogni rito funebre. La vanità dei ricchi non cessa neppure dopo il verificarsi della loro morte  sempre celebrata all'insegna della menzogna e dell'apparenza; i monumenti funebri sono l'esempio  di come gli uomini amino la pomposità e di come gli piace esaltare, attraverso gli epitaffi e le immagini,  anche persone che avevano condotto una vita del tutto ordinaria. La celebrazione del falso si manifesta in particolare nei cimiteri, luoghi per eccellenza di vanità, in cui i vivi attribuiscono ai defunti immeritate virtù mai da loro possedute. Se con la morte tutto si conclude per il defunto, per i vivi inizia invece un disprezzabile mercanteggiare attorno alle sue spoglie, amara osservazione che scaturisce da uno spirito libero che seppe cogliere in baleni di impressioni vizi, passioni e miserie degli uomini.

Caiomario

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Mementomo: forma italianizzata della locuzione latina memento homo, "ricordati, o uomo"; tra gli antichi romani era invece diffusa l'abitudine di utilizzare la locuzione memento mori, "ricordati che devi morire", locuzione che veniva sussurrata  continuamente a quel generale romano  che, ritornando da una vittoria, sfilava in corteo dinanzi alla folla esultante. Non cambia tuttavia il significato di entrambe le locuzioni: la vita è breve e l'uomo si deve ricordare che è destinato a morire.

1.- Se ti dà l'animo.....: se  hai voglia di andare per i chiostri, i chiostri erano i cortili dei conventi spesso circondati da un portico, all'interno dei chiostri venivano spesso tumulati i defunti che in vita occupavano o posizioni di rilievo o che si erano distinti per eccelse virtù. Vedrai l'immagine...: nei mausolei si vede l'immagine di pochi (quattro o sei) personaggi di un certo riguardo, ma accanto alle tombe di costoro vengono messi (Oggi c'insacca) anche defunti che non si sono distinti per particolari meriti o distinte virtù. L'abitudine di seppellire persone di poco valore nelle chiese era evidentemente  molto diffusa ai tempi del Giusti, che ironicamente osserva come lo scultore (Fidia) a forza di fare le immagini che gli vengono commissionate a iosa, si stanca.

2. - Largo ai pettegoli...: si faccia spazio nei mausolei alle persone di poco conto che amano avere iscrizioni pompose (Che si scialacquano/ L'apoteosi). Non vi è persona grossolana e ignorante (asino) che sia padrone di morire senza che abbia un'iscrizione: dietro la tomba di un Macchiavelli, riposa lo scheletro di un Stenterello ossia dietro la tomba di un personaggio importante si trova quella di una persona qualsiasi.

3. - Commercio libero! Si fa commercio di ogni cosa. Purchè si facciano le cose per denaro (Suoni il quattrino: propriamente la frase si riferisce al rumore emesso dalle monete che cozzano l'una contro l'altra), sia la Chiesa che i nobili si mettono d'accordo.-Si cola il merito/A tutto straccio: non si fa attenzione al merito, ma insegne e tempi nei quali sono sepolti personaggi insigni vengono vendute a metraggio.- La crazia era una moneta d'argento che circolava nel Granducato di Toscana al tempo in cui visse Giusti. - Scappa di Duomo/Un pover'uomo/Che senta i brividi/Di galantuomo: un uomo onesto e dabbene scappa dalla chiesa quando assiste a questo commercio.

4. - O mangiamoccoli...: O preti che fate capire quanto sia difficile riconoscere a una persona la grazia della santità, poi accettate che gente infame venga sepolta in chiesa. L'aspersorio, l'oggetto d'arredo utilizzato dai preti nelle funzioni religiose per spandere l'acqua benedetta, per quello che rende per un funerale, fa sì che entrino nella chiesa gente da postribolo.

5. - La bara, dicono/ Ci porta il vero...: I preti ci dicono che con la morte si perviene alla verità, fidatevi di un cimitero e vedrete quale castello di menzogne è stato eretto. Un giorno i posteri, passando sopra il pavimento lastricato da epigrafi bugiarde e leggendo le scritte sbiadite dal tempo, diranno:«Oh gli avi/Com'eran bravi!/Che spose ingenue/Che babbi savi!»

6.- Un dotto transeat...: possiamo ammettere che una persona dotta venga seppellita in questo modo ma è un'indecenza seppellirlo (tapparlo) come un povero.- Ribolla in lurida/Fogna plebea/Del basso popolo/ La Fricassea: marciscano in una lurida fossa comune i cadaveri dei plebei. - La Fricassea: è un termine generico con il quale vengono indicati una serie di ricette a base di carne tagliata a pezzetti che viene poi stufata  e infine condita con uova sbattute e limone. In questo contesto indica l'insieme indistinto dei cadaveri gettati in una fossa comune.- Spalanca o Morte...: apri o Morte vetrate e porte al cadavere di chi era abituato ad andare a corte.

7. - Così la postuma/Boria si placa...: In tal modo trova si calma la prosopopea postuma dei ricchi, molti dei quali  fanno come la lumaca lasciandosi dietro una striscia che poco a che fare con la nobiltà (Impura striscia,/Che pare d'argento.) - Ecco gli eroi....: ecco questa è proprio la razza di eroi che sembrano fatti  proprio per voi che attraverso gli encomi ingannate i vivi circa i meriti di siffatti defunti. Il bersaglio del poeta sono coloro i quali pronunciavano elogi per i morti, elogi  nei quali spesso venivano celebrate virtù e meriti mai posseduti dai defunti.

8.- Ma dall'elogio chi ti assicura...: Tu che sei nato per vivere senza l'inganno chi ti assicura che una volta morto, non cascherai nelle grinfie di un elogista che ti costringerà, tuo malgrado, a mentire dal catafalco.

9.- Perdio la lapida mi fa paura...: Perdio temo la lapide che verrà apposta quando sarò morto perchè si scriveranno cose menzognere. - Nel testamento/D'andar tra' cavoli/Senza il qui giace...: Vorrei essere sepolto senza epitaffio. Lasciate il prossimo che muoia in pace o parolai, compositori di epigrafi, venditori di lacrime e  voi che rovinate i pavimenti con le scritte commemorative.

 

 

     

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