Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Riccardo Chiaberge già curatore dell'inserto domenicale de Il Sole 24 ore, nel 1996 ha scritto questo saggio che affronta un argomento quanto mai attuale: quello della fuga dei cervelli dall'Italia, una fuga che ha visto il nostro paese diventare vittima di un depauperamento culturale e di numerose forze intellettuali, senza precedenti.
È inevitabile che questa fuga sia principalmente legata alla situazione del mondo universitario nei confronti del quale non si è mai attuata una vera e propria riforma, un mondo che è diventato statico al punto che ci sono dei docenti che non fanno ricerca, che non pubblicano e che spesso danno un contributo minimale anche all'attività di insegnamento.
Ci sono numerosi dipartimenti universitari nei quali da decenni non si tengono concorsi e i posti sono occupati da una pletora di amici, parenti, mogli che rappresentano il peggio che possa esistere per quanto riguarda la pratica del nepotismo elevata a sistema.
In una situazione bloccata come l'attuale è una conseguenza prevedibile che i giovani talenti delle più svariate discipline decidano di andare all'estero e spesso questa loro scelta ha delle conseguenze disastrose sul piano scientifico e culturale infatti ad ogni nuova scoperta segue un brevetto industriale e quindi un costo economico notevolissimo sia che si tratti di un farmaco, di una conquista nel campo tecnologico o delle scienze biomediche e persino delle scienze umanistiche.
Il libro di Chiaberge è un saggio di agile lettura che affronta il problema della fuga dei cervelli dall'Italia, un tema quanto mai attuale che sta rappresentando una vera e propria emergenza in un paese povero di idee e lacerato dalle diatribe di potere che investono anche il campo della cultura, un paese vecchio e di vecchi che non si cura delle nuove generazioni spesso condannate al precariato a vita anche nel campo della ricerca universitaria.
Tale emergenza come ben evidenziato da Chiaberge, non riguarda solo quella del versante occupazionale (i giovani che non riescono ad entrare nell'università) ma è anche una vera e propria emergenza culturale, quando si spendono pochi denari e i mezzi vengono lesinati anche il livello culturale dell'intera popolazione scende.
C'è stata una stagione durante la quale in numerose facoltà universitarie è avvenuto un fenomeno ancora più deprecabile: sono entrati nelle grazie dei professori solo quelli che erano ideologicamente graditi, una sorta di nepotismo politico che ha bloccato almeno due generazioni di cervelli che avevano due scelte: o andare all'estero o cambiare completamente settore per quanto concerne le loro scelte lavorative.
Sul perchè quanto denunciato da Chiaberge nel 1996 sia ancora presente in tutta la sua drammatica emergenza, si potrebbero scrivere fiumi di parole, sta di fatto che le vere emergenze dell'Italia ancora oggi sono la scuola, la scienza e la cultura:
Il libro è consigliato non solo per l'argomento affrontato con il rigore che contraddistingue l'attività di saggista di Chiaberge ma anche perchè se non si ha la consapevolezza che tutto deve partire dalla scuola, non ci sarà mai alcun cambiamento in questo "assurdo bel paese" che è diventato un paese per vecchi, quindi senza futuro.
Riccardo Chiaberge, Cervelli d'Italia. Scuola, scienza, cultura: le vere emergenze del paese, Sperling & Kupfer, 1996, p.224