Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
ALBERTO MORAVIA
LA NOIA
I critici letterari sono concordi nell'affermare che Alberto Moravia possa essere definito l'iniziatore del romanzo borghese, eppure abbiamo dei precedenti illustri, tra i quali va annoverato senz'altro Italo Svevo che espresse le frustrazioni di unal classe sociale in una prospettiva del tutto individuale.
Moravia per primo affronta la realtà borghese da una punto di vista del tutto particolare con una lucidità unica che lo porta a raccontare quella crisi esistenziale che è sempre stato il tema di fondo dominante della sua produzione letteraria.
Nel racconto si respira quel clima laico ed illuminista che ritroviamo in buona parte della letteratura francese influenzata dall'esistenzialismo filosofico, del resto il suo primo romanzo Gli indifferenti rientra a pieno titolo entro i canoni di quel filone esistenzialista che ebbe successo anche in Italia.
Tuttavia Moravia sviluppa il realismo in altro modo non sbilanciandosi mai verso la letteratura di consumo che a partire da quegli anni diventerà un genere così popolare e diffuso di cui ne avvertiamo ancora l'eco e di cui è innegabile l'influenza anche nella successiva produzione televisiva che si svilupperà a partire dagli anni '60.
Nonostante questa particolare prospettiva di intendere il realismo, ci si è chiesti se Moravia potesse essere un autore "cinematografico" e al di là di ogni schematismo letterario,sembra che le prove ben riuscite tradottesi nel grande schermo abbiano sciolto ogni dubbio.
Lo spazio intecorrente tra la pubblicazione de Gli Indifferenti (1929) e La noia (1960) e di oltre un tentennio, un periodo lungo nel quale erano avvenuti dei formidabili cambiamenti, l'evento della Seconda Guerra mondiale aveva cambiato profondamente il modo di rapportarsi al presente e al futuro, nuove sfide aspettavano le generazioni postbelliche, prima fra tutte quella della ricostruzione.
Molto del cosiddetto "miracolo economico" ha avuto come motore propulsore proprio quest'ansia rigeneratrice che non ha coinvolto solo la classe borghese, ma anche il sottoproletariato che per la prima volta aveva intravisto la possibilità di migliorare la propria condizione economica grazie alle nuove opportunità che le mutate condizioni offrivano.
A differenza di Pasolini, Moravia però non si occupa del sottoproletariato che spesso è del tutto assente in una parte de suoi romanzi ad eccezione di Agostino, ma del resto non fu mai un intellettuale organico e tanto meno marxista anche se per un certo periodo pensava che all'insensatezza borghese potesse esserci l'alternativa del "popolo", inteso come classe popolare.
Ed è proprio ne "La noia" che ritorna il tema dell'insensatezza borghese, ma se ne "Gli indifferenti", l'indifferrenza a cui non era estranea una certa dose di cinismo più che una condizione esistenziale era una sorta di atteggiamento tipico di una borghesia dedita agli imbrogli e all'erotismo, ne La noia più che di indifferenza si deve parlare di abulia, di apatia, di un'incapacità di relazionarsi con gli altri a qualsiasi livello.
È proprio Dino la figura più penosa ( nel senso proprio che provoca un senso di pena e commiserazione) del romanzo, una figura emblematica, classico rappresentante del più deleterio gallismo che una volta si definiva italico, ma che ora è andato oltre i confini del Bel Paese.
La vita di Dino è mercificata in ogni suo aspetto, tutto conta in relazione al denaro e ogni suo atto è condizionato dalla madre che conoscendo il figlio, gli "butta" letteralmente il denaro addosso ogni qualvolta Dino ne ha bisogno.
L'incapacità di riappropriarsi della propria vita è vano, Dino è afflitto da una vera e propria impotenza ad agire in modo costruttivo anche quando conosce una donna, una bellissima modella di nome Cecilia.
Cecilia è cinica, opportunista, attratta dal denaro e dalla bella vita, pronta a tradire quando se ne presenta l'occasione, quella che con un'espressione efficace si potrebbe definire "la scarpa giusta per il piede"; Dino ne è affascinato ed attratto ed è disposto ad accettare qualsiasi compromesso pur di tenerla e mantenerla.
Patetico è Dino quando scopre che Cecilia ha un amante, accetta tutto, qualunque cosa, poi disperato decide di uccidersi lanciando la sua autovettura contro un albero.
Il gesto è disperato ma è peggio quello che accade dopo, si salva e vive come un relitto, tuttavia scopre che forse la vita va accettata così come'è e che è vano ogni tentativo di ribellarsi.
Lo stile di Moravia è realistico, sa entrare nella mentalità dei personaggi e sa guarda la realtà da quella prospettiva, uno stile che ha affascinato tanti lettori che hanno trovato nei personaggi dei suoi romanzi una parte di loro: Questo forse spiega (almeno in parte) il suo successo.