Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
IL PROGETTO EDUCATIVO DI "CUORE"
C'è una grande differenza tra leggere un libro come "Cuore" di Edmondo De Amicis da adolescente e leggerlo da adulto. Solo da adulti si riesce apprezzare questo libro che troppo frettolosamente è stato liquidato un esempio di "narrativa filantropica".
Non c'è dubbio che la "scuola" raccontata in "Cuore" non esiste più da tempo e non potrà mai tornare, ma conoscere come si svolgeva la vita scolastica e familiare nell'Italia umbertina e postrisorgimentale fa capire al lettore moderno il valore di parole come "obbedienza", "solidarietà", "laboriosità".
È difficile che ogni iniziativa educativa in ambito scolastico possa oggi prescindere però da quello che dovrebbe essere la scuola, questo vale almeno sul piano teorico perché la "formazione" di un bambino o di un adolescente è legata a doppio filo con quella del maestro o della maestra e degli insegnanti.
Per inciso è bene che si lasciasse perdere l'uso improprio del termine "professore" che spetta in senso stretto solo ai docenti universitari che come tali "professano" senza doversi preoccupare della parte didattica, mentre al contrario il compito precipuo di un insegnante è quello di fare "didattica"; aver dimenticato questo aspetto ha portato dei disastri nella scuola italiana che ormai è priva di un progetto educativo "sociale" ed è, al contrario, improntata su una formazione basata sul "nozionismo" individuale. C'è troppo individualismo e poco spirito comunitario nella società odierna, crediamo che abbiamo bisogno di "Cuore".
Consigliamo di leggere il libro e di non fermarsi alla lettura della "quarta di copertina"...a buon intenditor....
ENRICO BOTTINI, IL DIARIO E LA FINZIONE NARRATIVA DI CUORE
Se le considerazoni iniziali ci spingono a interpretare "Cuore" come un libro pdagogico e non come un racconto destinato agli adolescenti, non vi è dubbio che ciò che colpisce nel libro di De Amicis sono prima di tutto le figure dei "compagni di scuola" di Enrico Bottini, la voce che racconta sotto forma di diario la propria vita scolastica e quella vissuta in famiglia.
La magnifica squadra formata da: Precossi, Garrone, Betti, Coretti, Derossi, Franti, Nobis e dallo stesso Enrico Bottini è più di una classe di una "scuola del regno", è lo spaccato di quell'Italia e dei suoi valori ed è per questo che "Cuore" è stato definito con un'espressione molto efficace il "codice della morale laica e progressista" (dell'epoca).
Il diario di Enrico Bottini, un bambino della borghesia torinese che frequenta la classe terza di una scuola del Regno, non è solo la cronaca della vita scolastica ma anche l'illustrazione di due mondi che si incontrano senza fondersi: da una parte c'è quello delle classi sociali più abbienti e dall'altra quello proveniente dal proletariato meridionale; un proletariato urbano di provenienza contadina che poteva finalmente accedere ad una formazione scolastica di base.
Protagonista assoluta della storia è la classe e la figura del maestro che propone spesso agli alunni racconti che si potrebbero definire "edificanti" in quanto avevano lo scopo di trasferire nelle coscienze dei bambini valori fondanti come la famiglia, lo Stato, l'esercito, ma anche la laboriosità, la solidarietà tra le classi e gli individui e poi l'obbedienza verso una serie di figure che nell'Italia di fine Ottocento, rappresentavano l'autorità a cui tutti si dovevano assoggettare.

IL PREGIUDIZIO SEVERO DI ALCUNI CRITICI
Non c'è dubbio che una chiave di lettura di "Cuore" come un progetto che nasce all'interno delle classe dirigente italiana che si preoccupavano dell'educazione nazionale, porta ad inquadrare il libro come un libro finalizzato a instillare nelle giovani generazioni i valori dell'ideologia borghese.
Se a questo poi si aggiunge il fatto che "Cuore" viene liquidato come un libro "facile" e "lacrimoso", il giudizio che ne viene fuori è severo e fortemente svalutativo.
C'è però un pregiudizio di fondo in questa "interpretazione" svalutativa di "Cuore" che non tiene in considerazione il fatto che in quella "nuova" Italia che usciva fuori dal Risorgimento si poneva il problema educativo delle nuove generazioni. L'Italia era fatta -si diceva- bisognava fare gli italiani e bisognava in primo luogo agire sulla formazione dell'infanzia, oggi sappiamo che quel progetto è riuscito solo in parte.
Se, infatti, l'assenza di una coscienza nazionale come insieme di valori condivisi e convissuti è all'origine di tutti i mali moderni, delle divisioni e delle incomprensioni terriotoriali, non bisogna dimenticare che il progetto potrebbe riprendere traendo nuova linfa da un progetto edificante nuovo e rinnovato.
FRANTI E IL BULLISMO MODERNO
Il progetto rinnovato di educazione a cui alludiamo è un processo lungo che si scontra oggi contro un insieme di ostacoli che all'epoca di De Amicis non esistevano; vediamo, ad esempio, la figura del Franti, il "cattivo" per antonomasia che lanciava sassi contro i vetri della scuola, che tenta di picchiare Stardi e che è refrattario ad ogni forma di educazione. E' cambiato qualcosa? A nostro parere no, di Franti anche oggi è piena la scuola e la società.
Non ci si venga a dire che il male è sempre in riferimento al bene, il male è male: scrivere sui muri di una scuola con delle bombolette spray è un'azione che sta sullo stesso livello dei sassi di Franti gettati sui vetri della scuola, tentare di picchiare Stardi sta sullo stesso livello delle aggressioni fatte nei confronti di altri adolescenti per rubargli il telefonino. Era male ai tempi di De Amicis ed è male oggi.
È vero che Franti è l'elemento catalizzatore di ogni male come Derossi, il primo della classe, è il simbolo del ragazzo studioso mentre Garrone quello del bene, ma è il simbolo che fa comprendere la linea di demarcazione tra ciò che è positivo e negativo. L'uomo ha bisogno di simboli e nell'educazione i simboli sono importantissimi.
Non dimentichiamo che i ragazzi di intere generazioni sono stati educati leggendo "Cuore" e "Pinocchio", forse è per questo che l'Italia di ieri era diversa? O forse l'Italia perbenista di ieri ha preparato il terreno a questa Italia lacerata, becera e bachettona?
Ognuno può arrivare alle su conclusioni, ma De Amicis aveva un progetto educativo, però non dimentichiamo mai che, oggi come allora, il figlio del carbonaio continua a rimanere il figlio del carbonaio mentre quello del signore rimane sempre il figlio del signore.*
* Facciamo rifermento all'episodio in cui si racconta il contrasto scoppiato in classe tra il figlio del carbonaio e quello del signore.
Libro di cui si consiglia la lettura anche da adulti quando si comprende quello che da ragazzini non si riesce a cogliere, ma per cortesia non collochiamo "Cuore" nella narrativa per ragazzi.
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