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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Frankenstein ovvero il Prometeo moderno - Shelley Mary

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Fonte immagine http://www.flickr.com/photos/89093669@N00/1538953234 (Album di twm 1340)

 

 

"Come uno che, per strada deserta 
cammina tra paura e terrore, 
e, guardatosi indietro, prosegue 
e non volta mai più la testa 
perché sa che un orrendo demonio 
a breve distanza lo segue" 


(Mary Shelley, Frankstein ovvero il moderno Prometeo

Le parole sono tratte da un celebre passo del libro della scrittrice inglese Mary Godwin Shelley (1797-1851) e possono essere considerate emblematiche di quel gusto per i racconti del terrore (o dell'orrore) di cui gli autori inglesi sono stati maestri. Prima di loro la narrazione fantastica d'intrattenimento era stata ampiamente trattata dagli scrittori tedeschi che la Shelley conosceva bene per averne in parte tratto ispirazione. 

Immaginate l'ambiente e le circostanze in cui è nato "la storia del mostro": Mary Shelley si trova a Ginevra in una villa che si affaccia sul lago, è una serata del mese di giugno del 1816, la pioggia cade fitta impedendo la visione di cose e persone. Insieme alla Shelley si trovano George Gordon Byron, il suo segretario John William Polidori e una sua amica, Mary Godwin. La serata trascorre a ritmi lenti mentre Polidori legge storie di fantasmi più o meno conosciute di autori tedeschi, in quel momento nella mente della Shelley incomincia a nascere l'idea di costruire una storia che avesse come protagonista un mostro. 
E' l'inizio di quella che è ancora oggi considerata la storia più originale di tutti i romanzi dell'orrore: "Frankenstein, ovvero il moderno Prometeo". 

All'epoca in cui la Shelley concepì il suo racconto erano di "moda" delle teorie scientifiche di stampo positivistico che ipotizzavano la possibilità di riportare in vita un cadavere attraverso il magnetismo. Gli scienziati impegnati in questo sforzo prometeico che voleva sfidare le leggi della natura, erano spesso dei solitari che nei loro laboratori tra alambicchi e marchingegni scientifici assai poco credibili sezionavano i corpi morti nella speranza di trovare il modo per ridare loro vita. 
Al contrario quindi di quanto possa pensare il lettore odierno, alla fine dell'Ottocento in Europa esistevano dei veri Frankenstein che hanno rappresentato il prototipo dello scienziato moderno che si è spinto al limite della conoscenza nella speranza di scoprire la "particella di Dio" e le ragioni che stanno all'origine e alla fine della vita. 

La tragica e, per certi versi drammatica storia di Frankenstein e della sua mostruosa creatura, è ancora oggi un romanzo appassionante (più delle varie rappresentazioni cinematografiche che si sono succedute nel tempo) che è ricco di significati e che induce il lettore alla riflessione. 
La prima riflessione che continua ad appassionare i dibattiti, più o meno dotti, dell'uomo moderno riguarda il ruolo della scienza per l'umanità e delle sue finalità. 
Viktor Frankenstein rappresenta l'emblema dello scienziato che vuole rivaleggiare con il Creatore, ma (è questa la chiave di lettura del romanzo) alla fine concepisce un mostro demoniaco che gli si rivolta contro. 

Molti si sono interrogati sul significato allegorico della creatura mostruosa figlio prima di tutto delle innovazioni tecnologiche che nel periodo della prima rivoluzione industriale sembravano avere come obiettivo quello dell'annientamento dell'uomo; si pensi a tal proposito all'organizzazione del lavoro che in seguito all'introduzione delle macchine escludeva molti dal processo produttivo. 
Il mostro che si ribella al suo creatore è come la macchina che l'uomo non è più in grado di dominare e che rischia di distruggere l'intera umanità; non ci vuole molta fantasia per riflettere, ad esempio, sui pericoli e sui danni derivanti dall'energia atomica che l'uomo non è riuscito mai pienamente a controllare. 
Questo è forse l'aspetto del "mostro" che più terrorizza e che dimostra di essere incontrollabile come la creatura del professor Frankenstein; dall'altro canto questa creatura mostruosa non può che generare dei sentimenti di pietà come quelli che si provano nei confronti di tutti i diversi che vengono respinti a causa delle loro sembianze. Cogliere l'aspetto della "diversità" ci induce a pensare a quel corto circuito che nasce in tutti coloro che, essendo respinti, compiono azioni malvagie al punto che diventa quasi impossibile distinguere la causa dall'effetto. 

Al di là dei motivi di riflessione che non possono essere esauriti in questo spazio, abbiamo trovato il romanzo molto complesso e per questo interessante per ciò che concerne la formazione (del lettore), grazie alla genialità della Shelley che è riuscita in modo sapiente ad articolare gli avvenimenti filtrandoli secondo tre punti di vista: quello dell'esploratore-viaggiatore Watson, quello del professor Frankenstein e quello della stessa creatura mostruosa che esprime sentimenti di ribellione e rabbia. 

FRANKENSTEIN NEL CINEMA 

Una delle più celebri trasposizioni cinematografiche del romanzo di Mary Shelley è stato il celebre film del 1931 dove la mostruosa creatura era interpretata da Boris Karloff. Nonostante il bianco e nero e i classici movimenti da cinema muto, il film continua ad essere il migliore di sempre, quando si pensa alle sembianze di Frankenstein è inevitabile pensare a quella pellicola in cui il mostro si muoveva come un robot. 
"Frankenstein junior" di Mel Brooks è una parodia che ha il pregio di ridicolizzare ed esorcizzare le paure che da sempre hanno accompagnato tutti coloro che pensano alla mostruosa creatura. 
Pregevole è infine il "Frankenstein" (1994) di Kenneth Branagh con Robert De Niro anche se nella pellicola manca quel fascino dell'antico e dell'oscurità che Boris Karloff riuscì ad imprimere nella sua magistrale interpretazione. 

"Oh! Nessun mortale avrebbe sostenuto l'orrore del suo aspetto. Una mummia, che venisse rianimata, non sarebbe rivoltante come quel miserabile" 


Libro consigliato e attualissimo. 

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