Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Molti si saranno domandati quali siano i fattori che fanno si che uno scrittore non dico abbia successo, ma sia almeno preso in considerazione da una casa editrice, è una domanda che molti aspiranti scrittori si fanno, spesso tentati dall'intraprendere una strada che sembra non avere una logica, ma sopratutto che vede corsie completamente intasate da presunti e poco probabili scrittori .
I dati sono veramente impressionanti sul numero di quanti titoli ogni hanno vengano "sfornati" dalle varie case editrici, parliamo di centinaia di migliaia e non sempre questi libri hanno i requisiti per potersi definire opere pregevoli, ma questo è un argomento che svilupperò in un'altra opinione.
La realtà è che nessuno può oggi diventare uno scrittore preso in considerazione da una casa editrice se non esiste un supporto promozionale che costruisca il successo e lo preannunci prima che questo sia realmente tale.
Allora la domanda è perchè gli scrittori inutili hanno successo?
Partirò quindi da una mia considerazione per arrivare al punto di vista di Ermanno Cavazzoni che ha una straordinaria capacità, quella di trattare l'argomento con ironia facendosi beffa al limite della derisione ( ma sempre con eleganza e stile) sul mondo che circonda quel nulla letterario di cui vorremo fare a meno, ma che ci assedia in maniera fastidiosa impedendoci di vedere le perle che pur esistono nel panorama editoriale librario.
Il libro si apre con una raccomandazione:
Chi vogliia diventare scrittore inutile, non ha che da esercitarsi. Ed èraccomandato l'esercizio dei vizi che sono sette; occorre insistere in
ciascuno di essi finchè improvvisamente non si apre una nuova visuale
e so resta lì muti, molli e incapaci di tutto.
Ma poichè non è facile diventare anche solo scrittori, ci sono per questo-
scuole (pag. 9)
Già dalle righe iniziali si comprende qual'è lo spirito del libro e in poche parole Cavazzoni ci introduce all'argomento del suo discorrere dove prende il numero sette come emblema per raggiungere questo paradossale risultato, e non a caso sceglie il numero sette proprio per il suo significato simbolico e cabalistico che ricorre in molte combinazioni numeriche tradizionali.
per diventare scrittori inutili bisogna frequentare una scuola dove bisogna raggiungere un risultato fodnamentale che è querllo di perseguire sette vizi, le
materie insegnate sono sette e i docenti che le insegneranno saranno sette.
Con ironia e arguzia, Cavazzoni osserva che nemmeno se ci si impegna a fondo sarà facile diventare scritori inutili a meno che non si segua alla lettera il manualetto ( è lui stesso a definirlo così).Quali sono questi sette vizi da perseguire?
Sono i sette vizi capitali che come caratterizzano come un abito chi è impregnato del male, così caratterizzano lo scrittore inutile di cui Cavazzoni delinea i possibili tratti e combinazioni nel numero di quaratanove ( numero ottenuto dalla combinazione dei sette vizi con le possibili evenienze).Ed ecco la storia dello scrittore che viveva con una bambola gonfiabile e che si incontrava con altri scrittori che avevano ciascuno di loro una bambola gonfiabile e mettendosi in circolo parlavano tra di loro e alle bambole gonfiabili. ( Non anticipo gli sviluppi perchè toglierei il gusto di leggere il libro, ma questo è uno dei racconti più ricchi di sarcasmo).
Ma il libro, oltre a contenere i ritratti di questi scrittori inutili, è ricco di osservazioni che possono definirsi veri e propri aforismi come questo ad esempio:
Ci sono scrittori schiavi di altri scrittori che vengono asserviti e ridotti alle
funzioni del cane.
Ed è proprio così in tutte le attività umane, ci sono persone che vivono di luce riflessa, veri e propri lacchè di chiunque abbia successo, portaborse dell'immaginario, servi curiali senza alcuna personalità, viscidi con le loro mani che trasudano di inutilità.
E argutamente Cavazzoni osserva:
Il perchè non si sa. C'è chi dice che fa parte dell'apprendistato e che loschiavismo c'è in tutte le parti. (pag. 17)
e poi una bordata alle case editrici:
Presso le case editrici, vengono mantenuti scrittori in disuso, i quali sono
incaricati di leggere i romanzi dattiloscritti che giungono per darne un giu-
dizio. ( pag.20).
E' uno dei libri più divertenti che abbia letto, è un pò datato perchè è stato edito nel 2002, ma è il caso di dire che ha sette anni e non li dimostra ed è sempre attuale anche per coloro i quali si affannano a dare consigli su come si scrive un best seller o fanno delle inutili scuole di scrittura che dovrebbero essere utili a sfornare nuovi Checov o Manzoni ma è anche utile a coloro che della propria inutilità hanno fatto la peggiore mistificazione che vorrebbero spacciare per virtù.
Autore: Ermanno Cavazzoni
Titolo: Gli scrittori inutili
'Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Pagine 182
Prezzo Euro 15,00
