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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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I piccoli maestri - Daniele Lucchetti

 

I piccoli maestri - Daniele Lucchetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quando nel 1998 uscì "Piccoli maestri", le polemiche si scatenarono, spesso in maniera del tutto ingenerosa nei confronti del regista Daniele Lucchetti che ebbe la malaugurata idea di fare la trasposizione cinematografica del romanzo scritto da Luigi Meneghello
Invece di giudicare il film, si preferì giudicare il contenuto ma il bersaglio non era quello giusto perchè Lucchetti non fece altro che portare in pellicola quello che era un romanzo scritto nel lontano 1963. 

Eppure anche il romanzo ebbe alcune modifiche perchè suscitò in tempi non sospetti numerose critiche dovute soprattutto ad un clima che tendeva a celebrare il mito della Resistenza in maniera del tutto retorica non considerando che la narrativa della Resistenza comprende romanzi spesso di variegata provenienza la cui chiave di lettura è da rintracciarsi anche nei diversi modi in cui venne attuata e vissuta dai protagonisti, questo è molto importante da tenere presente per non cadere in una facile iconografia che non corrisponde alla realtà storica. 

La rappresentazione in chiave antieroica fu sicuramente una novità prima nel panorama letterario e poi anche in quello cinematografico ma non si trattava di una lettura che proveniva dal campo avverso bensì di una rievocazione che utilizzò prima di tutto l'arma dell'ironia per raccontare una vicenda personale di chi visse da partigiano quelle vicende. 

L'8 settembre 1943, quando giunse la notizia dell'armistizio, l'esercito italiano "va a casa", gli ordini furono contradditori, centinaia di migliaia di militari italiani si trovarono improvvisamente sbandati mentre la catena di comando si era rotta a causa delle decisioni molto discutibili che tennero gli alti vertici dello stato maggiore italiano e lo stesso sovrano; in questo clima un gruppo di studenti vicentini decide di non deporre le armi e di salire sul monte Ortigara a fare la "guerra per bande", proprio su quelle che erano le linee della grande guerra, tra ossa di soldati morti e residui bellici arruginiti, incomincia la "guerra civile". 

Proprio su quelle montagne nasce un idea: il giovane Enrico decide di scendere nel paese di Enego e di rapire un medico fascista con l'approvazione e l'ammirazione della cittadinanza; questa impresa è la prima di una lunga serie di operazioni che saranno condotte con l'appoggio della popolazione che non solo riforniva di cibo e vestiario i partigiani ma li nascondeva anche quando avvenivano i rastrellamenti. 
Anch questo fatto ha suscitato delle polemiche perchè si è visto in questo aiuto dato dalla popolazioe ai partigiani, la causa dei rastrellamenti da parte dei militari tedeschi, eppure storicamente fu così, dimenticarlo, significa scrivere un'altra storia! 

Quando la banda si disgrega in tanti "piccoli maestri itineranti" il protagonista del film si sposta a Padova provando un senso di grande disorientamento ma nello stesso tempo progettando il futuro di un'altra Italia e arrivando a fare delle liste di proscrizione per giustiziarne i componenti con l'inchiostro. 

Il film si conclude con l'ingresso in città dei carri armati inglesi. 

La trama del racconto poco dice se non si apprezzano alcuni punti che secondo me meritano una cerata attenzione: 

  • Prima di tutto i racconti della Resistenza erano racconti che già giravano da anni tra coloro che ne erano stati i protagonisit e spess oquesti racconti non avevano nulla di letterario ma spesso erano una narrazione inframmezzata da linguaggi differenti, forme dialettali, episodi contradditori di eroismo e anche di violenza sommaria, ma erano racconti veri che non avevano subito alcuna mediazione letteraria e che consentivano di vedere la Resistenza per quello che realmente fu eppure questo è facilmente rilevabile anche in altri racconti come "Il partigiano Johnny" di Beppe Fenoglio edito da Einaudi fin dal 1968, venti anni prima dell'uscita del film di Lucchetti. 

La non-verità del mito porta a distruggere il mito, ogni mito e non bisogna dimenticare che se è vero che ci fu il sostegno da parte dei contadini delle Alpi e dell'Apennino, ci fu anche quella tradizione contadina che è da sempre sospettosa nei confronti degli estranei, a prescindere dal colore politico; la diffidenza dei contadini nei confronti dei partigiani vi fu come nel caso delle valli valdesi nell'estate del'44, quando le popolazioni locali chiesero addirittura l'intervento dei nazifascisti 

Come spesso accade il romanzo è meglio del film, in questo caso l'errore (se così vogliamo definirlo) nella ricostruzione sta, per esempio nella rappresentazione dei personaggi che appaiono poco partigiani ma molto attori nell'aspetto: non è possibile pensare che delle persone che vivevano in montagna, in condizioni molto precarie, potessero essere perfetti al punto da avere uno sguardo che, sicuramente nella realtà non era quello! E questo lo possiamo constatare nelle numerose fotografie d'epoca in bianco e nero dove erano ripresi i veri partigiani che spesso avevano un abbigliamento precario, sguardi di chi è abituato a vegliare, facce smagrite con la barba spesso lunga e i capelli di chi li lascia incolti! 

E' invece da lodare la scelta del regista per quanto riguarda Stefano Accorsi (nel 1998 ancora poco conosciuto) che ha dimostrato una straordinaria capacità di calarsi nella parte, se possiamo criticare la ricostruzione dell'aspetto dei personaggi, è giusto sottolineare la veridicità del personaggio interpretato da Accorsi, spontaneo e vero e perchè forse gli uomini, quegli uomini non sapevano essere anche idealisti e antieroici con le loro paure e le loro speranze? 

Lo furono come lo furono i loro fratelli che stavano dalla parte sbagliata. 

Il mio giudizio sul film è positivo, peccato che Piccoli Maestri sia stato sottovalutato, non è un capolavoro ma è un buon film.

 


 

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