Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Rispetto all'Umberto Eco semiologo e destinato ad un pubblico abbastanza ristretto, l'Umberto Eco romanziere appassiona e convince; eppure l'autore di romanzi dalla trama lunga e articolata è strettamente collegato con l'intellettuale che ha riflettuto sulla letteratura e sull'interpretazione dei fatti narrati.
Come sempre avviene nelle opere letterarie di Eco, il paragone tra diversi ordini di realtà e differenti gradazioni di valori si incentra tutta sul linguaggio e sull'intreccio tra finzione letteraria e realtà storica.
La creazione del multiforme capitano Simone Simonini si muove innanzitutto sul piano ideologico che ha l'intento non immediatamente rilevabile di suscitare avversione nel lettore. La costruzione del male assoluto manifesta in modo diretto la condanna di un personaggio fedifrago incline a venir meno in modo sistematico a qualsiasi promessa o giuramento. La condanna di Eco diventa quindi avversione nel lettore che, almeno sul piano dei doveri comunemente condivisi, non accetta l'atteggiamento sprezzante di un falsificatore di professione pronto a ricondurre ogni situazione a proprio esclusivo vantaggio.
Nella descrizione minuziosa che fa Eco ogni azione insulsa che commette Simonini si salva solo la dignità letteraria dell'autore, i particolari, poi, più insignificanti e la loro degradata rappresentazione si reggono solo sulla considerazione che ha Simonini di se stesso e ciò contribuisce ancor più provocare disagio e avversione nel lettore.
Eco è sempre magnifico nel suo modo di scrivere ricorrendo spesso ad una tecnica di rappresentazione in cui riesce ad imporre persino una lettura caricaturale dell'intera vicenda, perché di Simonini, figura squallida per eccellenza, risalta prima di tutto il narcisismo che assume toni grottescamente trionfali.
Nella sua divagazione letteraria però l'autore non sembra aver come fine quello del divertimento, ma pare inseguire dei nessi causali (sempre sapientemente costruiti) dove ogni personaggio rappresenta un completamento dell'altro.
Ed è così anche per un altro protagonista del romanzo l'abate Dalla Piccola, personaggio alquanto misterioso che contribuisce a creare un conflitto di interpretazioni nel lettore inducendolo all'equivoco circa il suo modo di intervenire nella vita di Simonini.
Eco ha tenuto indubbiamente in considerazione la tematica psicoanalitica, ma soprattutto il tema del disvelamento di una verità nascosta sempre presente in molte altre sue opere. Quanto al tema dell'antisemitismo è sicuramente il motivo di fondo dell'intero romanzo: il cimitero di Praga o i Protocolli dei Savi di Sion rappresentano un complesso appariscente e minaccioso dove la falsificazione è stato il mezzo per formalizzare un'ostilità secolare nei confronti degli ebrei.
La rappresentazione letteraria che ne fa Eco attinge proprio dai luoghi comuni (duri a morire) sugli ebrei assurti a simbolo di tutti i mali: corruttori, profanatori, usurai, impuri e Simonini/Dalla Piccola nonostante la rozzezza delle loro tesi attingono proprio dalla falsa obiettività popolare per costruire una delle più grandi falsificazioni della storia che ha avuto un' indubbia efficacia suggestiva non solo nelle tesi razziste di Hitler ma anche nell'ambito del cattolicesimo più estremo.
Le sequenze temporali dell'intera vicenda narrativa si dispiegano in un periodo che va dal 1830 al 1898, un periodo denso di avvenimenti storici fondanti come, ad esempio, la spedizione dei Mille dove il multiforme protagonista ricopre il ruolo di informatore clandestino al soldo del Re sabaudo e di Cavour con lo scopo di prevenire le mosse del repubblicano Garibaldi ostile alla monarchia e nel contempo trama per uccidere Ippolito Nievo riuscendo alla fine nel suo intento; lo stesso Simonini poi da buon faccendiere pronto a servire il miglior offerente, accetta il compito assegnatogli dalla polizia politica zarista quando nel 1871 scoppiarono a Parigi i moti popolari che portarono all'esperienza della Comune.
Simonini da odioso falsificatore diventa un personaggio raccapricciante antesignano di tutti quei funzionari dello stato appartenenti ai servizi (deviati); Simonini è sempre pronto pronto a spiare l'occasione e il momento opportuno per agire e come tutti i mestatori e i maneggioni è implicato fino al collo con il potere politico che ha sempre pronto un Simone Simonini per depistare, sviare, confondere le acque pescando nel torbido.
È evidente che la figura di Simonini sembra prestarsi alla polemica verso la realtà di oggi ma per compendiare la nostra impressione sull'attuale situazione storica e sui fatti recenti della nostra storia, non basta la finzione letteraria, rimane comunque -è la conclusione a cui sono arrivato- che davanti a certi fatti e a certi loschi figuri vengono meno tutte le nostre barriere protettive soprattutto quando il potere è immerso fino al collo in trame e complotti.
Ma se la logica riesce a decostruire fatti e vicende oscuri, l'esercizio di comprendere lo strumentario che porta alla elaborazione di documenti come i Protocolli dei Savi di Sion fa venire meno la fiducia nelle istituzioni e sancisce il definitivo allontanamento del cittadino dalla politica.
Tirando le somme: la lettura de "Il cimitero di Praga" è appassionante, intrigante, i numerosi riferimenti storici sono stimolanti e costituiscono un esplicito esercizio a riprendere in mano fatti e circostanze rimasti nei meandri delle memoria degli studi scolastici. E se i personaggi che danno vita al racconto appaiono degli odiosi mistificatori l'utilità del romanzo andrà oltre la pura lettura ma apre uno squarcio sulle fetida caverna che da sempre è popolata da tutti coloro che del potere hanno una concezione privatistica e antidemocratica .....ma sempre in nome degli interessi superiori che giustificano il segreto di stato.
Il cimitero di Praga è stato pubblicato per i tipi della Bompiani nel mese di ottobre del 2010, alla fine del mese di gennaio 2012 è al settimo posto tra i libri più venduti in Italia.