Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Di Jules Verne scrittore anticonformista che sapeva raccontare il mondo fantastico delle avventure è stato detto tutto, non esiste però una proposta organica delle sue innumerevoli opere a differenza di quanto è accaduto per Emilio Salgari del quale sono state pubblicate delle validissime opere con apparato critico.
Ci siamo formati sui libri di avventura e sui fumetti e da allora è nato l'amore verso tutti i libri di narrativa di viaggi e di avventure non solo quelli destinati ai ragazzi, ma anche quelli scritti per un pubblico adulto.
E' opportuno tuttavia che il lettore moderno respinga l'artificiosa distinzione che ha portato ad inquadrare i libri di avventura come genere letterario destinato ad un pubblico di adolescenti come se queste opere appartenessero ad un genere minore, solo in tal modo si dà la giusta importanza a delle opere letterarie che spesso sono dei capolavori.
"Il giro del mondo in ottanta giorni" è considerato, non a torto, il capolavoro di Jules Verne e sicuramente è quello più rappresentativo. Intanto è un libro dal quale si apprende molto per via dei numerosi riferimenti geografici e scientifici, oltre a questo aspetto "didattico" è apprezzabile il modo in cui Verne presenta i personaggi ricorrendo sovente alla caricatura e all'umorismo.
Il romanzo è imperniato sulle gesta di Phileas Fogg, un gentiluomo dalla flemma immarcescibile che decide di fare il giro del mondo dopo aver fatto una scommessa nel club esclusivo di cui è socio.
L'alter ego di Fogg e Passepartout, un factotum francese estroso e nel contempo turbolento.
Il gioco narrativo è tutto tra le due figure che danno anima al racconto, la contrapposizione tra Flogg e Passepartout dà vita a due caratteri diversi che si completano a vicenda:da una parte il distaccato gentiluomo, preciso, sempre pronto a ricondurre tutto alla ragione e dall'altra il simpatico maggiordomo pronto alla chiacchiera facile, ma anche astuto e rapido nel prendere decisioni.
Lo schema che utilizza Verne è un capolavoro di bella letteratura: prima vi è l'esposizione a cui segue l'esordio di un fatto o di alcuni personaggi su una determinata scena e poi la narrazione delle peripezie. Verne ricorre poi frequentemente alle pause descrittive, ai dialoghi e riesce in un modo unico a dare la sensazione al lettore di come scorre il tempo in questi ottanta giorni.
Lo scrittore francese, poi, dà un'immagine articolata dei due personaggi e riesce a mantenere alta la tensione in ogni circostanza non rivelando mai del tutto la personalità di Fogg che rimane fino ad un certo punto del racconto un personaggio enigmatico e misterioso.
Da Emilio Salgari a Robert Lewis Stevenson, da Jules Verne a Jonhatan Swift, sono numerosi gli autori che hanno scritto di viaggi ed avventure, uno dei generi letterari più affascinanti che secondo me rappresenta anche un momento di formazione oltre che un'occasione di evasione che merita di essere gustata anche in un'epoca in cui l'immagine prevale sulla parola scritta.
..e non dimenticate "Ventimila leghe sotto i mari", altro grande racconto di Jules Verne.
Articolo di proprietà dell'autore presente anche altrove.
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