Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Primo Levi è noto soprattutto per "Se questo è un uomo" che, senza il rischio di scadere nella retorica, possiamo definire un monumento alla memoria che sembra esser stato scalfito sulla pietra ad uso delle future generazioni.
Ma non meno interessanti sono le altre opere dello scrittore torinese, opere che pur non potendo inscriversi in quel filone della cosiddetta "memorialistica", sono a pieno titolo delle riflessioni che traggono spunto dalla propria esperienza vissuta in ambito lavorativo. Come è noto Primo Levi era un chimico di professione che ebbe sempre una straordinaria volontà di capire e di raccontare.
Merita pertanto una rivalutazione "La chiave a stella", il libro pubblicato nel 1978 che ha il pregio di parlare di lavoro sotto forma di dialogo; il dialogo si svolge tra due lavoratori italiani: un chimico delle vernici (la figura professionale dello stesso Levi) e un operaio specializzato. Tra i due si instaura immediatamente una corrispondenza e incominciano a parlare delle loro esperienze di lavoro.
Uno dei due è tale Faussone detto Tino che ad un certo punto prende la decisione di lasciare la fabbrica Lancia dove lavorava in qualità di operaio addetto alla catena di montaggio e decide di andare all'estero a fare il montatore di gru a torre, di ponteggi, di strutture metalliche e di ponti sospesi.
Quella del montatore all'estero era ed è una professione ben remunerata che portava e porta un lavoratore ad andare in giro per il mondo in tutti quei paesi in cui è richiesta manodopera specializzata.
Bisogna considerare che circa 30/40 anni fa non esisteva ancora la concorrenza a basso costo dei lavoratori provenienti da aree quali la Cina e l'India e gli italiani erano considerati i migliori in determinati ambiti lavoratovi soprattutto in quelli che si occupavano della costruzione di sovrastrutture.
Tino quindi gira per il mondo, va in India, Russia, in Africa e con lui vi è sempre un prezioso strumento: la chiave a stella (da qui il titolo del libro) necessaria per serrare i dadi.
Il racconto di Tino è quindi un tributo anche ad un utensile che non lo tradisce mai e che, insieme alle sue mani, è artefice della sua fortuna.
Dall'altra parte il chimico che a sua volta racconta le sue esperienze di lavoro indulgendo sulle qualità di una vernice che lui ha formulato, si tratta di una vernice speciale ad uso alimentare che deve proteggere le scatole di conserva dalla corrosione.
Due storie apparentemente banali e comuni in quegli anni, ma la chiave di lettura del libro sta nell'invito che Tino dà al chimico invitandolo a desistere dal proposito di voler fare lo scrittore a cui si rivolge dicendogli:
"Guardi che fare delle cose che si toccano con le mani è un vantaggio".
"Il sistema periodico" è chiaramente autobiografico, Primo Levi di professione chimico come il personaggio del libro si dedicò ad entrambe le attività: quella di scrittore e quella di chimico, senza dubbio oggi è ricordato per la sua attività di scrittore; la figura di Tino è quella che più fotografa la realtà operaia portata a semplificare la realtà e a vedere concretamente il mondo del lavoro.
Il tema centrale è quindi quello del proprio lavoro che dovrebbe essere sempre un lavoro che si svolge perché lo si ama; è un tema che trovo attualissimo perché oggi pochi hanno la possibilità di scegliere quello che realmente gli piace e quando questo accade si realizza una parte della felicità dell'individuo, a tal proposito nel libro troviamo una felice espressione sul lavoro che viene definito "la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra".
Un bel libro, positivo ed ironico che ci rivela un Primo Levi lontano dal dramma raccontato in "Se questo è un uomo".
...fare le cose che si toccano con le mani è un vantaggio....
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