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Qual'è il comun denominatore che lega "L'usignolo della Chiesa Cattolica" e "Uccellacci e uccellini"?
Prima di tutto che entrambe le opere sono una sorta di viaggio progressivo che non ha una conclusione ben definita, in particolare poi "L'usignolo della Chiesa Cattolica" è un'opera che acquista ancora più valore perchè è la grande incompiuta di Pierpaolo Pasolini; per tutti gli estimatori dell'opera dell'artista friulano, questo acquista un particolare significato, artista che, non bisogna mai dimenticarlo, fu scrittore, poeta e regista e che, si espresse con quella particolare vis polemica che lo ha portato più volte a sfiorare l'essenza della quotidianità anticipando tempi ed analisi come uno straordinario profeta inascoltato che meriterebbe la giusta colocazione proprio per il grande valore dei suoi scritti.
Dispiace constatarlo ma chi ha fatto più male a Pasolini è stata l'intellighenzia di una certa sinistra che ieri come oggi è troppo impegnata più ad autoreferenziare se stessa che ad analizzare la realtà senza reticenze.
Con "L'usignolo della Chiesa Cattolica" ritroviamo il medesimo approccio di inconciliabilità che Pasolini ha sempre tenuto ogni volta che ha usato l'arte sia nella forma scritta che nella rappresentazione cinematografica ed è proprio questa inconciliabilità che trova libera espressione in questo poemetto incompiuto perchè da sempre alla poesia è permessa la licenza e non solo come forma, ma anche e soprattutto come contenuto.
Pasolini si sentiva un diverso, è innegabile questo ma la sua diversità non va intesa banalmente nel significato allusivo a scelte di carattere sessuale, quanto ad una diversità antropologica che è comune a tutti gli anticipatori dotati di una sensibilità non comune, la diversità o sfocia nella rabbia o viene veicolata e sublimata atrtaverso diverse forme d'arte espressive, prendiamo, ad esempio, "Uccellacci e uccellini" e ci rendiamo conto che quell'itinerario, quel girare non è altro che la metafora di una vita che scorre lentamente e corre verso la morte e che quasi incosapevolemte ognuno subisce senza potersi ribellare.
Questo accade anche per la scelta della lingua, Pasolini ha scritto molte poesie nella sua lingua, il friulano e questa scelta credo sia dovuta al fatto che oltre ad un motivo sentimentale ci siano state anche altre ragioni prima fra tutte quelle del letterato che andava alla ricerca delle parole, ma perchè Pasolini abbia deciso di scrivere un poemetto in italiano non lo sapremo mai, possiamo fare solo delle ipotesi, comunque c'è un filo che lega quelle opere giovanili in friluano e questo poemetto incompiuto: l'amore per la poesia.
Pasolini fu prima di tutto poeta e poi scrittore e regista, la sua scrittura non avrebbe mai toccato le coscienze se non ci fosse stato questo animo poetico che lo portava ad anticipare, quasi che fosse un visionario incapce di misurarsi con il pensiero della normalità, ma nello stesso tempo capace più di ogni altro di leggere la realtà.
I critici letterari sono concordi nell'affermare che "L'usignolo della Chiesa Cattolica" è il libro più bello che Pasolini abbia mai scritto, concordo con questo giudizio, certo sono sentimentalmente legato a "Scritti corsari" ma si tratta di una raccolta di articoli e di interventi che di poetico hanno pochissimo, l'idea di una poesia diaristica non è nuova, ma in questo Pasolini troviamo tutta la tradizione poetica italiana che parte da Leopardi, come per incanto Recanati e il paesaggio friulano si trovano vicino, Leopardi e Pasolini, entrambi partono dalla campagna e dall'osservazione del paesaggio per arrivare all'infinito e nel caso di Pasolini il punto di partenza è proprio un usignolo e l'usignolo e lui stesso che si rivolge a Dio per chiedere perdonio, è un Pasolini sofferente che ha alto il senso del peccato, di Dio e dell'infinito.
IL FRUTTO PROIBITO, LA CHIESA, LA MORTE E IL SENSO DEL PECCATO
E' uno scritto di una straordinaria profondità in cui il poeta riflette sulla Passione di Cristo, sull'Annunciazione e sul significato del Cristo, questo scritto così denso di religiosità non poteva che essere non considerato dalla Chiesa che non può accettare per ragioni esclusivamente ideologiche questo legame tra morte e sesso.
Ma dal punto di vista teologico cos'è il peccato originale se non anche una condanna eterna a non godere più in maniera libera dei piaceri della vita?
Cosa facevano Adamo ed Eva tutto il giorno, cosa facevano nel paradiso terrestre? Non si tratta di domande da poco e questo problema è stato affrontato da molti teologi, perchè godere dei piaceri della vita non significa contemplare la vita ma viverla anche nei sensi.
Una cosa è certa Dio non disse ad Adamo ed Eva di pregare tutto il giorno ma disse crescete e moltiplicatevi, in poche parole amatevi e fate i figli, questo è il miglior modo di ringraziare Dio, l'uomo contemplava ( ma non solo) la donna e l'amava e viceversa..una situazione ideale e questo per sempre..poi il frutto proibito maledetto e la morte si è incontrata con il sesso togliendo ogni piacere, questo il Pasolini teologo lo aveva capito.
Quando Pasolini fa la distinzione tra sentimento religioso e Chiesa intesa come gerarchia, segna il punto di non ritorno che gli è valsa quella damnatio memoriae originata non dalle sue scelte sessuali, ma dall'aver messo in dubbio quello che non doveva essere messo in dubbio: il potere delle gerarchie sulle coscienze, compreso il controllo sessuale, ma questo la Bibbia non dice di farlo, il rapporto era tra la coppia e Dio, non c'erano intermediari e controllori che volevano sapere tutto, Dio era discreto sapeva ma non si metteva in mezzo, anche perchè era stato Lui a dire ad entrambi di fare così e se non fosse stato per il frutto proibito.....
L'usignolo lo aveva capito...da qui la sofferenza di Pasolini!!