Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
JULIUS EVOLA
Le riflessioni di Evola sulla società a lui contemporanea si rivolsero anche al problema della relazione fra i sessi, al matrimonio e alla famiglia. Dinanzi alla crisi della famiglia Evola respinge qualsiasi soluzione basata sul conformismo e sul falso tradizionalismo in quanto vanno nella direzione opposta al concetto di famiglia intesa come vincolo sacrale.
La crisi della famiglia nel mondo moderno è qualcosa di cui bisogna prendere atto, ciò che la famiglia è oggi è solo l'atto conclusivo di un processo irreversibile che ha reso l'istituto familiare "una istituzione piccolo-borghese determinata quasi esclusivamente da fattori conformistici, utilitari, primitivisticamente umani e al massimo sentimentali".
Venendo meno il principio di autorità che rendeva la famiglia un'unità, prima di tutto spirituale raccolta intorno alla figura del pater (1) è prevalso l'individualismo dei singoli componenti. Il padre stesso è estraneo alla famiglia, il suo ruolo è decaduto a quello meccanico di "una macchina per fare denaro" , parimenti la donna sulla spinta delle istanze emancipatrici presa dal lavoro e dal suo entrare nel mondo delle professioni vive i rapporto con i figli in modo frammentario cosicchè questa situazione in cui ognuno è indaffarato nelle proprie attività non giova alla relazione con i figli che a loro volta riproducono e proseguono l'azione individualistica dei propri genitori.
La responsabilità di questa degenerazione della famiglia diventata un aggregato dove di tanto in tanto ci si incontra è causata dal modo di concepire i rapporti sociali; l'ingranaggio praticistico della vita materiale, l'ansia di possedere o di trovare le risorse per sopravvivere ha avuto come conseguenza lo sfaldamento della famiglia ormai diventata una centrale di soddisfazione dei propri bisogni.
Alla decadenza del ruolo del padre si unisce il totale distacco delle nuove generazioni che ritengono che i propri genitori debbano pensare ai fatti loro e non si intromettano nella vita dei propri figli; secondo Evola questa situazione oltre ad avere portato ad un ridimensionamento dei valori di unità e di sacralità della famiglia o al loro totale annientamento, ha reso l'istituto familiare uno strumento pratico.
L' ATTEGGIAMENTO DELL'UOMO DIFFERENZIATO NEI CONFRONTI DELLA FAMIGLIA
L'analisi delineata da Evola non ha pretese di tipo pedagogico, tuttavia l'irreversibile crisi della famiglia è legata alla visione che si ha in epoca moderna dell'istituto familiare ridotto ad un contratto in cui prevalgono esclusivamente sentimenti di convenienza pratica.
Se il processo a cui si assiste è irreversibile, se non è possibile rinvenire alcunchè di superiore nella famiglia e nel matrimonio qual'è il comportamento che deve avere l'uomo differenziato nei confronti della famiglia, del matrimonio e della procreazione?
Appare superfluo -sostiene Evola- affermare che dinanzi alla situazione di dissoluzione generalizzata parole come famiglia, matrimonio e procreazione non abbiano alcun valore, tuttavia vi sono ancora margini di azione per realizzare la propria successione in termini spirituali; dove però questo sarà realizzabile dipende dalle circostanze.
«Soprattutto in questo dominio - osserva Evola - quel che è autentico e valido si compie nel segno di una saggezza superiore inaferrabile, con le apparenze esterne di una casualità, anziché di una iniziativa diretta "voluta" dell'uno o dell'altro individuo».
______________________________________________________________________________
NOTE
(1) Interessante è la ricostruzione storica effettuata dal CALASSO sulla diversa concezione di diritto di famiglia esistente fra la civiltà romana e quella germanica: «Nell'ultima stadio della sua evoluzione, il diritto romano regola la famiglia naturale, come noi oggi la intendiamo, basata cioè sul vincolo di sangue: l'antica famiglia iure proprio, imperniata sulla sovranità del capo (pater=signore) e trascendente l'ordine domestico per finalità di natura (in senso largo) è stata ormai dissolta dallo Stato. I barbari invece portano tra noi la famiglia di tipo agnatizio, costituita cioè da un vasto gruppo di persone che si considerano discendenti da un capostipite comune, e sono legate tra loro da interessi patrimoniali comuni, sono tutte responsabili del delitto commesso da un membro, così come hanno tutte l'obbligo di partecipare alla vendetta dell'offesa patita da un membro.
Il capo di questo gruppo, quindi non ha un potere -mundium- illimitato come la manus o potestas del paterfamilias romano: e per tutta la durata della vita di questo, come accadeva in diritto romano, bensì soltanto fino al momento in cui non è ritenuto adatto alle armi: momento che segna anche, come si disse, la sua piena capacità giuridica». da F.Calasso, Medio Evo del Diritto, Milano, 1954.