Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
"La saga della legione perduta" di Harry Turtledove è un libro di genere che negli ultimi anni ha conquistato fasce sempre più vaste di lettori, ma nessuno deve dimenticare che il punto di riferimento rimane John R.R. Tolkien, il padre della magia delle grandi saghe, pertanto le mie critiche (benevole) al racconto saranno condizionate dalle letture dell'inarrivabile maestro britannico.
La storia de "La saga della legione perduta" si muove oltre la storia, il Marco Emilio Scauro del racconto è un personaggio della fantasia e non ha nulla a che fare con gli omonimi realmente vissuti, mentre l'invio di una sola legione in Britannia avvenuta nel I secolo a.C si riferisce alle attività militari iniziate con Caio Giulio Cesare quando furono avviati i primi tentativi di romanizzazione del territorio.
Comunque in tutto il libro, Turtledove usa il riferimento storico in modo appropriato ma a proprio piacimento mischiando diversi periodi secondo una tecnica asincrona che giustappone fatti ed avvenimenti realmente accaduti con altri di pura fantasia.
ASPETTO MITOLOGICO SIMBOLICO
E' la parte più rilevante di un viaggio che si rivela irto dei pericoli a partire dall'episodio in cui il generale romano entra in contatto con la sua "spatha" con quella di Viridovix, in questo caso abbiamo un dato asincrono in quanto il personaggio è realmente vissuto all'epoca in cui Giulio Cesare andò in Britannia nel 43 a.C.
Dopo un racconto credibile, inizia la parte magica del libro quando la legione, Scauro e Viridovix si ritrovano catapultati in un tempo indefinito nell'impero di Videssos, un impero di fantasia che presenta molte analogie con quello di Costantinopoli. Una piccola curiosità: i legionari romani ovviamente non parlano la lingua di Videssos ma riescono ad impararla e ad adattarsi alla nuova situazione traendo beneficio dei potere taumaturgici.
Turtledove è molto minuzioso nelle sue descrizioni, attinge a piene mani dai documenti di corte dell'impero romano d'oriente adattandoli alla complessa ed articolata burocrazia di Videssos; paradossalmente poi a dispetto del titolo la legione romana perduta ad un certo punto si perde davvero nel racconto, in quanto al centro dell'attenzione vi è l'impero di Videssos e dei regni confinanti.
Il libro consta di quattro parti:
ASPETTO STORICO E MONDO RAPPRESENTATO
L'intreccio è avvincente e pieno di sorprese, nelle 1765 pagine del libro, il lettore viene trasportato in un labirinto narrativo complesso, il racconto procede tuttavia diretto con la tensione dell'evento decisivo, per poi ricadere nelle pause dove sono illustrati molti particolari di tipo rituale religioso come quello che riguardano il dio Phos, una creazione della fantasia creativa di Turtledove.
Il comune denominatore che lega tutti i quattro libri della saga è costituito dal fatto che gli avvenimenti si susseguono su due piani temporali: nella parte iniziale del primo libro si parte dall'evento storico e si segue rigorosamente l'ordine degli accadimenti, nel momento in cui si passa alla dimensione atemporale, il riferimento agli avvenimenti precedenti è sempre legato all'antefatto che costituisce il punto di vista della legione romana.
I legionari quindi non perdono mai le caratteristiche tipiche dell'esercito romano come, ad esempio, lo spirito di dedizione e di disciplina, il coraggio e il sodalizio adattandosi alla nuova dimensione a alla struttura della società in cui sono stati catapultati.
Se si riflette sul mondo rappresentato da Turtledove ci rendiamo conto che l'insieme delle vicende sembra ambientato in un'epoca storica accuratamente ricostruita anche se tutto il contesto dei personaggi è assolutamente fantastico anche se è riconducibile a numerosi riferimenti di carattere storico a cui l'autore stesso si è ispirato.
Suggerimento per la lettura: il libro è l'ideale per una lettura d'evasione che non richiede un particolare impegno o una preconoscenza dei fatti storici, l'unico accorgimento che bisogna avere è quello di non lasciare e riprendere il racconto in quanto si incontrano nell'opera molti registri narrativi che si rischia di non cogliere o collegare se si fa una lettura troppo diluita nel tempo.
Conclusione: Nonostante la lunghezza, il racconto si legge speditamente ed avvince