Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
È possibile essere autori seriali di romanzi gialli riuscendo sempre a scrivere racconti di qualità ? In altre parole un autore può essere prolifico mantenendo sempre alta la tensione e tenendo sempre vivo l'interesse dei lettori? Visti i precedenti illustri, uno su tutti quello di Georges Simenon con la serie infinita di Maigret, la risposta è affermativa, ma senza scomodare il passato un altro esempio emblematico è quello di Andrea Camilleri con il suo commissario Montalbano. Jeffery Deaver rientra nella categoria degli autori che sanno costruire bene le storie e che hanno un grande seguito di affezionati, ha talento ed è vicino al gusto dei lettori moderni.
"La strada delle croci" forse non è il miglior racconto di Deaver ma bisogna riconoscere che l'autore statunitense riesce sempre a tenere alta la suspence intessendo storie originali che sanno leggere ed interpetare molti aspetti della realtà. Deaver non è Simenon, è meno artistico ma non è mai in crisi di ispirazione e sa spiazzare, quel che basta per essere un buon autore di thriller; se poi al racconto si unisce l'aggancio con la realtà, la prospettiva per il lettore si fa ancora più interessante.
Ma procediamo con ordine: tutto ha inizio con una croce posta lungo una strada dove è apposta una data postuma, la croce è stata eretta per commemorare la vittima di un incidente stradale, la morte non si è veirificata ma è annunciata. Lungo la strada vi sono altre croci e tutte hanno la stessa caratteristica: preannunciano delle morti che si verificheranno. Uno scherzo, una coincidenza o il disegno di un serial killer? I sospetti cadono su Travis Brigham, un diciasettenne appassionato di internet che diventa oggetto di pesanti accuse da parte di un blogger, tale Chilton che lo incolpa di essere il responsabile di un incidente stradale che ha provocato la morte di due sue amiche.
Le indagini per scoprire l'assassino sono condotte da Kathryn Dance, un'investigatrice del California Bureau of Investigation esperta nella decodificazione del linguaggio corporeo, dallo sceriffo Michael O'Neill e dal consulente informatico John Boling. Una triade ben assortita che ha un solo obiettivo: scoprire il serial killer e farlo nel più breve tempo possibile......
Fin qui una trama avvincente, ben costruita e degna delle migliori aspettative da parte degli amanti del genere; alcuni lettori si aspettavano maggiore velocità d'azione e hanno rimproverato a Deaver di avere rotto il ritmo del romanzo con pause che tolgono suspence e mordente. Non siamo d'accordo, la lotta contro il tempo e la velocità non sono affatto sinonimo di racconto convincente. Il lettore ha bisogno di elaborare e di pensare, non solo di consumare un racconto che corre veloce come una macchina nell'autostrada; "La strada delle croci" è un libro abbastanza inquietante senza che la scia delle morti abbondanti faccia perdere di vista altri aspetti che inducono alla riflessione chi ne affronta la lettura. Le accuse ad esempio che il giovane Travis riceve dal blogger assomigliano alla famosa aria del Barbiere di Siviglia che recita: "La calunnia è un venticello, un’ auretta assai gentile che insensibile sottile leggermente dolcemente incomincia a sussurrar. Pian piano terra terra va scorrendo va ronzando: nelle orecchie della gente s’introduce destramente e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar..".
La differenza però tra la "poesia" di Rossini che diede una certa dingità artistica alla calunnia e quella descritta da Deaver, merita una riflessione: cambiano i sistemi di comuinicare ma l'istinto di inoculare il sospetto è sempre una tentazione che hanno alcuni individui che spesso trascinano nel baratro del sospetto persone del tutto estranee a questa o quell'accusa. Non è la rete il problema, la rete velocizza ma non ha inventato il vizio della calunnia, la pratica delle lettere anonime è simile a quella di chi lancia accuse da un blog nascosto dietro un alias che gli garantisce un certo anonimato, ma l'intento è il medesimo. Deaver facendo riferimento alla realtà dei social network ha bisogno di inserire qualche momento di pausa e ne ha bisogno anche il lettore che saprà apprezzare la presenza di diversi elementi di originalità. Non è solo il colore grigio della morte a rendere interessante un thriller.
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