Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
NAPOLI, UN PARADISO PER GOETHE PADRE E GOETHE FIGLIO
Racconta J. Wolfgang Goethe che suo padre perse la tranquillità perché non poteva vedere più Napoli, non sappiamo quali siano state le ragioni di questo impedimento, ma il racconto è sintomatico del fatto che nella famiglia tedesca dei Goethe, Napoli venisse considerata in modo specialissimo, così speciale che ciò che provocava nel loro spirito era superiore anche a quello che provocava Roma o Firenze.
Goethe che fu uno straordinario raccontatore di viaggi, ci ha lasciato delle bellissime cartoline dell'Italia dell'epoca, delle illustrazioni che ci permettono di gettare uno sguardo sul Bel Paese in un periodo in cui non era ancora stato devastato dalla cementificazione selvaggia che oggi -come un cancro- ha colpito ogni zona del nostro paese.
Goethe figlio, suggestionato dal padre, volle poi andare in quello che all'epoca veniva definito dal genitore un paradiso e si avvicinò alla città senza pregiudizi semplicemente perché all'epoca non esisteva alcun giudizio precostituito nei confronto di Napoli. Ma la Napoli raccontata da Johann Caspar Goethe e quella poi cantata dal figlio ,non aveva niente a che fare con quella attuale.
Quindi, affrontando la lettura del libro, giova dimenticarsi completamente di tutto ciò che oggi affligge Napoli, della cattive abitudini e dei mali che sembrano insolubili. Siamo nel '700, circa 8 generazioni fa rispetto alla generazione attuale.
Il padre di Goethe si preparò meticolosamente prima di intraprendere il viaggio in Italia, imparò l'italiano e scrisse proprio in lingua italiana un diario -ora diventato un libro- sulla sua permanenza a Napoli. Il diario ad uso familiare non doveva essere pubblicato e per questo è animato da uno spirito sincero e senza secondi fini.
Goethe padre come il figlio amava l'arte, la poesia, la letteratura e la bella architettura, a Napoli trovò tutto questo; proprio l'armonia e l'equilibrio che regnava in città provocarono in lui, al ritorno, un senso di nostalgia malinconica.
Il diario non riguarda solo Napoli ma tutte le tappe del viaggio che portarono Johann Caspar nel Regno di Napoli che era separato dallo Stato pontificio da un muraglia che divideva due mondi completamente diversi.
Napoli era definita gentile per due motivi: il primo perché era una città molto accogliente e poi perché era il salotto buono degli intellettuali, è a Napoli che l'illuminismo produsse le migliori menti della cultura filosofica italiana.
Questo fatto, oltre le Alpi. lo sapevano ed ecco il motivo per cui gli austeri teutonici venivano non in Italia, ma a Napoli da cui se ne andavano colmi di "soddisfazione e di civiltà"
Johann Caspar era un visionario? Niente affatto, anche altri illustri personaggi che appartengono alla storia maggiore come, ad esempio, Charles Dickens o Percey Shelley ritenevano non solo Napoli una città gentile (nell'accezione indicata) ma anche la città romantica per eccellenza.
Tutto questo oggi suona strano, ma era così, perché oggi le cose siano cambiate non lo sappiamo e ha poco senso chiederselo, sarebbe bello leggere il diario di Johann Caspar scritto oggi dopo una visita alla Napoli attuale, probabilmente quell'epiteto gentile non farebbe parte del suo vocabolario.
Dopo l'Unità d'Italia la storiografia sabauda ha voluto dipingere il Regno dei Borboni come il regno dell'arretratezza, niente di più falso, a Napoli vi fu la prima ferrovia italiana e a Napoli i Borboni inventarono la raccolta differenziata dei rifiuti, ma a Napoli vi era anche una fiorente industria siderurgica, oltre alla pesca in un mare non inquinato. Purtroppo la storiografia attuale persevera in questa direzione diffamatoria.
Il Regno venne spogliato delle sue ricchezze, i ribelli fucilati e trattati come briganti...da allora Napoli non si è più ripresa.
E' un peccato che le giovani generazioni e (quelle vecchie) siano piene di luoghi comuni su Napoli, la storia andrebbe conosciuta attraverso i documenti e non leggendo distrattamente i manuali scolastici ripetuti a pappardella.
Goethe ritornato nei luoghi descritti dal padre invitava i suoi conoscenti e i suoi lettori a lasciarsi trasportate dalla sublime visione del Golfo di Napoli, delle sue baite sovrastate dalla "mole piramidale" del Vesuvio.
***"il chiarore della luna batteva triste or su' burroni, e su' colli, ora su' risalti coronati di merli e di guglie"*** (Goethe)
L'autore del diario è Johann Caspar e non Johann Wolfgang, uno è il padre e l'altro è il figlio
Ritratto di una Napoli che affascinò i Goethe, Dickens, Shelley e tanti altri...