Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Benito Jacovitti
UN GENERE DI FUMETTO CHE SI E' PERSO
Si leggono in giro numerose opinioni sui fumetti di "ultima generazione", spesso di scuola giapponese, un genere intorno al quale ho spesso tentato un approccio non semplicemente da lettore distratto e pur apprezzandone la straordinaria plasticità, non riesco ad appassionarmi in modo particolar non tanto per l'assenza di una trama interessante quanto per l'assoluta assenza di humor; anche il genere di avventura che l'editore Sergio Bonelli ha da sempre trattato con le sue straordinarie pubblicazioni è ricco di esempi di storie di personaggi che riescono sempre a strapparci un sorriso e a coinvolgerci emotivamente, anche qui l'elenco è lungo ma fra vanno senz'altro citati Tex e Zagor.
L'occhio dell'appassionato sa riconoscere un disegno di Tex creato dall'immenso Galep (Aurelio Galleppini) o quello di Hugo Pratt o di Crepax ( solo per citare alcuni dei maggiori autori del fumetto italiano) e Jacovitti appartiene, senza dubbio, a quella categoria di disegnatori che gli appassionati sanno riconoscere immediatamente con una caratteristica aggiuntiva: i dialoghi dai contenuti surreali, le battute salaci e mai volgari, un "marchio di fabbrica" difficilmente riproducibile e imitabile anche dal più abile dei copiatori.
Solo alla fine degli anni '50 (1957), Jacovitti creerà quel personaggio che l'ha reso celebre, Cocco Bill: ho un ricordo personale a proposito, la mia conoscenza con il mondo di Jacovitti è avvenuto grazie ai famosi diari scolastici che negli anni '70 erano molto in voga tra gli scolari e gli studenti, aspettavo settembre per acquistare il nuovo diario con nuove storie e nuovi disegni, di quei diari ne conservo ancora cinque, uno per ogni anno, lì incominciai ad apprezzare Jacovitti, solo successivamente alla parte estetica meno consapevole ho aggiunto quella documentale che mi ha permesso di apprezzarne anche le doti di disegnatore unico, capace e abile.
Nel fumetto le storie sono narrate in sequenze che possono essere paragonate ai capitoli di un romanzo e nel fumetto, in particolare,la sequenza è costituita da vignette e di solito le vignette sono montate in strisce ( difatti i primi fumetti venivano pubblicati nelle famose "strisce" e gli albi successivi non sono altro che un insieme di più strisce disposte su più piani).
Jacovitti non poteva sottrarsi al modo in cui viene costruito un fumetto ma lo faceva con l'abilità del grande disegnatore che usa una delle tecniche più difficili: non usava la matita ma disegnava direttamente ad inchiostro, ciò significa che non ripassava sul disegno, non correggeva.
Solo un grandissimo disegnatore era in grado di poter fare questo e queste abilità naturali di Jacovitti sono il motivo del suo modo di fare disegno, possiamo quindi nella specificità analizzarne alcune caratteristiche:
La cosa più saggia per apprezzare un disegno è guardarlo e quando si parla di Jacovitti è meglio usare la parola disegno rispetto a quella fumetto perchè Benito Jacovitti è stato prima di tutto uno straordinario artista e illustratore e poi anche...un vignettista, non dimentichiamolo prima di abbandonarci alle suggestioni asiatiche.
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