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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Benito Jacovitti

 

Benito Jacovitti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UN GENERE DI FUMETTO CHE SI E' PERSO 

Si leggono in giro numerose opinioni sui fumetti di "ultima generazione", spesso di scuola giapponese, un genere intorno al quale ho spesso tentato un approccio non semplicemente da lettore distratto e pur apprezzandone la straordinaria plasticità, non riesco ad appassionarmi in modo particolar non  tanto per l'assenza di una trama interessante quanto per l'assoluta assenza di humor; anche il genere di avventura che l'editore Sergio Bonelli ha da sempre trattato con le sue straordinarie pubblicazioni è ricco di esempi di storie di personaggi che riescono sempre a strapparci un sorriso e a coinvolgerci emotivamente, anche qui l'elenco è lungo ma fra vanno senz'altro citati Tex e Zagor. 

  • Oltre alla trama, ai personaggi c'è l'aspetto che ritengo fondamentale per gli estimatori del fumetto e che è costituito dal disegno, i disegnatori di tavole per fumetti non appartengono a un genere minore di arte, sono artisti a tutto tondo che non solo sanno disegnare possedendo la tecnica ma hanno il tratto disitintivo dell'originalità, un tratto inconfondibile che è costituito dallo stile inconfondibile ed unico di quell'artista e che ne permette l'immediata identificazione. 

L'occhio dell'appassionato sa riconoscere un disegno di Tex creato dall'immenso Galep (Aurelio Galleppini) o quello di Hugo Pratt o di Crepax ( solo per citare alcuni dei maggiori autori del fumetto italiano) e Jacovitti appartiene, senza dubbio, a quella categoria di disegnatori che gli appassionati sanno riconoscere immediatamente con una caratteristica aggiuntiva: i dialoghi dai contenuti surreali, le battute salaci e mai volgari, un "marchio di fabbrica" difficilmente riproducibile e imitabile anche dal più abile dei copiatori. 

  • Benito Jacovitti iniziò, sedicenne, la sua carriera di disegnatore esordendo su una delle riviste storiche del fumetto italiano "Il Vittorioso", un fumetto autarchico che nasceva in un periodo di grande fermento per ciò che concerne i fumetti al livello mondiale, se Disney era già affermato con il suo Topolino, in Italia rispondevamo con Pippo (un altro Pippo), Pertica e Palla e già in questi disegni giovanili era possibile vedere una creatività e una fantasia che ne caratterizzeranno anche la successiva produzione. 

Solo alla fine degli anni '50 (1957), Jacovitti creerà quel personaggio che l'ha reso celebre, Cocco Bill: ho un ricordo personale a proposito, la mia conoscenza con il mondo di Jacovitti è avvenuto grazie ai famosi diari scolastici che negli anni '70 erano molto in voga tra gli scolari e gli studenti, aspettavo settembre per acquistare il nuovo diario con nuove storie e nuovi disegni, di quei diari ne conservo ancora cinque, uno per ogni anno, lì incominciai ad apprezzare Jacovitti, solo successivamente alla parte estetica meno consapevole ho aggiunto quella documentale che mi ha permesso di apprezzarne anche le doti di disegnatore unico, capace e abile. 

  • Proprio su questo aspetto vorrei soffermarmi, quando leggiamo e guardiamo un fumetto, ci troviamo dinanzi alla parte cosiddetta tipografica, cioè alla realizzazione finale, fatta in serie, alla versione stampata di un disegno, manca totalmente la possibilità di apprezzare la parte creativa dell'autore, cioè il momento in cui il disegnatore realizza il disegno che è unico e costituisce la parte artistica dell'opera, questi due tempi costituiti dalla parte realizzativa-creativa e da quella stampata-tipografica sono i tempi del fumetto che è un disegno riprodotto in serie, se possiamo fare un esempio nel campo dell'arte una cosa è il disegno originale, una cosa è la litografia. 


Nel fumetto le storie sono narrate in sequenze che possono essere paragonate ai capitoli di un romanzo e nel fumetto, in particolare,la sequenza è costituita da vignette e di solito le vignette sono montate in strisce ( difatti i primi fumetti venivano pubblicati nelle famose "strisce" e gli albi successivi non sono altro che un insieme di più strisce disposte su più piani). 

Jacovitti non poteva sottrarsi al modo in cui viene costruito un fumetto ma lo faceva con l'abilità del grande disegnatore che usa una delle tecniche più difficili: non usava la matita ma disegnava direttamente ad inchiostro, ciò significa che non ripassava sul disegno, non correggeva. 
Solo un grandissimo disegnatore era in grado di poter fare questo e queste abilità naturali di Jacovitti sono il motivo del suo modo di fare disegno, possiamo quindi nella specificità analizzarne alcune caratteristiche: 

  • L'uso della prospettiva su più piani, campi lunghissimi con inquadrature che illustrano vasti panorami e che nella sua profondità si estende fino all'orizzonte. 

 

  • Campi lunghi con un'attenzione particolare all'ambiente. 

 

  • Campi medi dove le vignette non solo illustrano l'ambiente ma lo spazio è animato da numerose figure che occupano più di un terzo della scena. 

 

  • Figure intere rappresentate dalla testa ai piedi, figure espressive usate soprattutto per presentare un personaggio. 
  • Dettagli: è forsel'aspetto più evidente delle vignette di Jacovitti, alcuni particolari vengono inquadrati da distanza molto ravvicinata, sono ingranditi, oggetti, anche di dimensioni modeste diventano protagoniste, il particolare è curato, ogni spazio è occupato. 


La cosa più saggia per apprezzare un disegno è guardarlo e quando si parla di Jacovitti è meglio usare la parola disegno rispetto a quella fumetto perchè Benito Jacovitti è stato prima di tutto uno straordinario artista e illustratore e poi anche...un vignettista, non dimentichiamolo prima di abbandonarci alle suggestioni asiatiche. 

 

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http://farm3.static.flickr.com/2617/4098526171_6dd3ea8eaa.jpg

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