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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Quaderni di Serafino Gubbio operatore - Luigi Pirandello

Le opere di Luigi Pirandello sono spesso caratterizzate dalla presenza di personaggi commoventi e divertenti, ma anche eccentrici e bizzarri e i sentimenti da loro espressi si possono definire universali perché appartengono agli infiniti modi attraverso i quali si manifesta il comportamento umano. 
Pirandello per tutta la vita ha scritto delle opere non facendo prediche ma illustrando degli esempi, delle patologie, delle sindromi individuali che diventano collettive oppure prendendo il posto del personaggio principale del suo racconto ed esprimendo attraverso di lui la sua verve polemica e provocatoria 

"Quaderni di Serafino Gubbio operatore" è un romanzo che rappresenta la continuazione de "Il fu Mattia Pascal"; chi è Serafino Gubbio? E' Mattia Pascal reincarnato che come lui, svolge un lavoro di operatore del cinema, così si presenta: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno". Pirandello quindi pone Serafino Gubbio in una duplice veste: quella dell'osservatore e quella del narratore, ancora una volta l'autore privilegia uno stile che è un ibrido tra la narrativa e il canovaccio teatrale che permette anche la lettura del testo destrutturata ed episodica senza che ne risenta affatto la comprensione del racconto nella sua totalità. 

NON SAPERE PER PAURA DI SCALFIRE IL PROPRIO SISTEMA DI VITA 

Ecco allora che Serafino nel suo ruolo di indagatore degli altri crea turbamento al punto che solo con lo sguardo induce il prossimo a trasformare la propria certezza in perplessità in questo modo la vita appare come qualcosa di insensato. 
Ritorna quindi il tema dell'oltre, ossia della verità che c'è dietro ad ogni situazione, dice infatti Serafino rivolgendosi a degli interlocutori ideali: "Voi non volete o non sapete vederlo" riferendosi al fatto che la maggior parte delle persone non mette in discussione niente perché ha paura che il proprio sistema di vita venga scardinato (quanta verità c'è in questo!). 

PIRANDELLO CONTRO LA DISUMANIZZAZIONE DEL LAVORO 

Ad un certo punto Serafino/Pirandello affronta il tema delle macchine, profetica è questa frase: 

"....vorrei dir meccanico della vita che fragorosamente e vertiginosamente ci affaccenda senza requie. Oggi, così e così, questo e quell'altro, correre qua, con l'orologio alla mano, per essere in tempo là"..... 

....la colazione, il giornale, la borsa, l'ufficio, la scuola, la bottega, la fabbrica, il tribunale e se volessimo aggiornare l'elenco: l'ufficio, la fabbrica, le poste, lo spread e alla fine della giornata tanta stanchezza da sentirsi -per dirla alla Serafino/Pirandello- intronati da tanto stordimento. 
Serafino/Pirandello osserva che nessuno si sofferma a pensare se quello che vede fare agli altri sia davvero conveniente farlo, al punto che anche quando dovrebbero svagarsi finiscono collo stancarsi (quanta verità anche in questa osservazione!). 

E' il meccanismo fragoroso della vita che rapportato al nostro tempo costringe la gente a lavorare di più per acquistare cose che la fanno solo indebitare e lavorare di più. 

PIRANDELLO IL SOVVERSIVO ANARCHICO 

Con sarcasmo Serafino parla del suo lavoro definendosi un operatore che non opera, il suo lavoro consiste nel sistemare un treppiedi sotto le indicazioni del direttore ossia del regista, un lavoro se vogliamo inutile dove l'uomo è solo una protesi della macchina, ma che proprio per questo nasconde un'insidia come tutti i lavori che soppiantati dalla tecnologia, rendono l'uomo stesso inutile a svolgerlo. 
Nel libro ricorre spesso l'idea della macchina come una sorta di mostro insaziabile che divora tutto anche l'anima dell'uomo. 
La domanda che Serafino si pone dovrebbe fare riflettere, si chiede infatti come mai dinanzi a tanta insensatezza l'umanità non sia impazzita distruggendo tutto. Quello di Serafino/Pirandello è una osservazione o un auspicio? Si può propendere per la seconda ipotesi, considerando che questa ideologia di stampo piccolo borghese è presente in molti altri autori "pacifici" come ad esempio Italo Svevo, per non parlare poi del cinema e di quel capolavoro de "Un borghese piccolo piccolo" di Mario Monicelli in cui vengono messi alla berlina i vizi degli italiani. 

LA DISTRUZIONE O IL MUTISMO 

Quale può essere allora il modo migliore per difendersi? Serafino sceglie il mutismo che rappresenta una forma di difesa e di salvezza, dice Serafino in questo modo sono diventato "perfetto", un perfetto finto alienato in un modo realmente alienato. Impassibile dinanzi a tutto, insomma un perfetto seguace dello stoicismo. 

E' IL SUPERFLUO LA CAUSA DEI CONFLITTI 

I geni dell'economia dicono che i consumi sono lo sviluppo, lo pensano anche i sindacati e gli operai, più c'è consumo, più c'è lavoro e la giostra in tal modo rincomincia, l'operaio prende lo stipendio, spende e si indebita, ma per Serafino/Pirandello è il superfluo la causa dell'infelicità. Invito il lettore a soffermarsi sulla parte finale del romanzo, è illuminante. 

Tra le diverse edizioni presenti in commercio si consiglia la seguente: 

Quaderni di Serafino Gubbio operatore, a cura di M.A. Grignani, intr. N.Borsellino, Garzanti, Milano, 1993.

 

 

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