Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
PLATONE
Nella dottrina dello Stato elaborata da Platone è sempre presente il fine trascendentale che accompagna l'attività dei reggitori, questo fine può essere raggiunto a condizione che si mantenga l'unità dello Stato. Secondo Platone i due fattori che mettono in pericolo l'unità dello Stato sono la ricchezza e la povertà. Nella Repubblica Platone sostiene la sua teoria facendo degli esempi in modo da non limitare l'estensione e la portata delle sue affermazioni; a proposito della ricchezza Platone rivolgendosi ad Adimanto suo interlocutore pone questa domanda: «Se un vasaio diviene ricco, ti pare che vorrebbe occuparsi ancora del suo mestiere?» La risposta è che un vasaio troppo ricco di giorno in giorno il vasaio diverrebbe sempre più trascurato ed inoperoso. Parimenti alla ricchezza la povertà è un limite che impedisce di agire e di avere i mezzi necessari per produrre un bene di valore, l'artigiano che non ha i soldi per acquistare i mezzi necessari al suo lavoro, finirà col produrre beni di pessima qualità e addestrerà operai scadenti.
Platone insegna che quando povertà e ricchezza coesistono nello stesso Stato è come se vi fossero due Stati in uno, uno nemico dell'altro: lo Stato dei poveri e lo Stato dei ricchi a loro volta suddvisi in tanti altri Stati. Un altro pericolo per l'unità dello Stato potrebbe provenire dall'incapacità dei custodi, Platone condanna senza mezzi termini la trasmissione ereditaria delle cariche: il figlio degenere di un custode non può nè deve fare il custode ma deve essere relegato ad una classe inferiore, così come un cittadino che dimostra di avere delle qualità deve essere promosso alla carica di custode no tenendo minimamente conto della sua classe di provenienza.
Per quanto riguarda l'educazione e la formazione Platone sostiene che ogni cittadino debba essere indirizzato verso ciò per cui è nato ossia verso quella che è la sua vocazione naturale in modo che «esso stesso sia uno e non si frantumi in molti; soltanto così uno sarà lo Stato senza spezzarsi in molteplicità».