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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Platone: la vita morale

PLATONE

 

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Secondo il pensiero platonico l'uomo appartiene a due realtà: quella del mondo intelligibile o delle idee e quello del mondo sensibile,  il primo è il mondo eterno e perfetto, il secondo è quello delle cose mutevoli e imperfette quindi il fine ultimo dell'uomo è quello di ricongiungersi al mondo intelligibile. L'uomo essendo attratto da entrambi i mondi tuttavia è chiamato alla trascendenza, in quanto il corpo è una prigione dell'anima, è il corpo la sede delle pulsioni e delle scelte irrazionali, è il corpo che impedisce all'uomo di elevarsi se non si fa guidare dall'equilibrio che è una caratteristica dell'anima intellettiva.

Nonostante questa condanna del corpo e della realtà materiale, Platone ritiene che il mondo sensibile debba essere valorizzato e governato. Queste indicazioni trovano una loro completa teorizzazione nel celebre mito dell'auriga illustrato in una delle opere più suggestive di Platone: il Fedro. In questa opera il filosofo greco spiega che l'anima intellettiva è simile all'auriga che guida un carro trainato da due cavalli: l'anima irascibile e l'anima concupiscibile, l'auriga sa quando deve frenare, pungere o trattenere i deu cavalli e in tal modo fa sì che il carro non venga rovesciato dal loro impeto selvaggio. Si potrebbe obiettare che la vita morale secondo Platone deve essere indirizzata verso l'ascetismo come supremo ideale di vita, tuttavia le passioni non sono negative in sè in quanto rappresentano un'opportunità, l'importante è non farsi travolgere da esse. La virtù è quindi essenzialmente capacità di equilibrio, la virtù coincide con la razionalità nel senso che rappresenta il vero argine nei confronti delle forze irrazionali, ma la virtù è anche giustizia nel senso di equilibrio tra le parti.

Il concetto  di Stato organico espresso da Platone è la forma esterna della prima virtù a cui deve essere improntata la vita dell'uomo: la giustizia. Vive secondo giustizia l'uomo che sta al suo posto e che rispetta la gerarchia, vive secondo giustizia l'uomo che instaura rapporti  equilibrati  con gli altri uomini . Le altre virtù dell'anima dell'uomo sono:

  • la saggezza, la sapienza e la prudenza  sono virtù proprie dall'anima intellettiva, l'uomo che saggio, sapiente e prudente è l'uomo che sa dirigere le passioni.
  • la fortezza e la virilità virtù  necessarie per affrontare le difficoltà della vita e che corrispondono dall'anima irascibile.
  • la temperanza necessaria a non farsi travolgere dai piaceri della vita prodotti dall'anima concupiscibile.

 

L'uomo gettato nel mondo e  la cui anima proviene dal mondo intelligibile si trova così ad affrontare un viaggio dove il cavallo  nero dell'anima concupiscibile deve essere continuamente domato, il cavallo nero è quello che tende a trascinare l'uomo verso le passioni ma che nello stesso tempo alimenta la vita e ne permette il suo perpetuarsi. L'uomo morale è quindi colui che riesce a tenere in perfetta armonia le tre parti dell'anima in modo che egli possa raggiungere la realizzazione del valore supremo del Bene-Bellezza.

 

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/41099823@N00/2526824813

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