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PLATONE
Nella filosofia di Platone la dottrina dello Stato riveste un ruolo centrale, la politica intesa come scienza è essenzialmente conoscenza e allo Stato viene attribuita la funzione di orientamento verso il Bene-Bellezza; questa funzione viene svolta dai filosofi che devono educare il cittadino a privilegiare il bene pubblico rispetto al proprio interesse privato. Bene pubblico e giustizia coincidono e costituiscono una risposta alla tesi sofistica in base alla quale parlare di giustizia è cosa illusoria dato che ciò che viene definito giusto è in realtà cio che è utile e ciò che è utile è solo il risultato di un rapporto di forze.
Platone ritiene invece che lo Stato debba garantire l'unitarietà della comunità e deve svolgere una funzione di moralità realizzando la giustizia, lo Stato è uno strumento del mondo intelligibile e può essere governato solo sapendo ciò che è benee non vi può essere bene senza armonia e senza equilibrio. Lo Stato per Platone è un organismo che vive grazie alla cooperazione dei diversi gruppi di cittadini che lo compongono; questi tre gruppi corrispondono alle tre anime dell'uomo e alle virtù ad esse connesse:
LO STATO FELICE
La divisione in parti dello Stato non è per Platone fonte di ingiustizia, ma al contrario è il motivo ispiratore di collaborazione tra le classi. Nella Repubblica Platone spiega che nella fondazione dello Stato giusto o felice non si può favorire la felicità di una parte ma quella di tutti. È importante chiarire questo aspetto che riguarda la felicità dei cittadini così come è intesa da Platone che non propone uno Stato costituito da cittadini che passano il loro tempo gozzovigliando e non facendo niente ma al contrario indica la strada dell'impegno e della competenza; ecco cosa dice Platone a tal proposito:
«...non ci costringere a dar ora ai difensori una felicità che tutto li farebbe tranne che difensori. Perché anche noi sapremmo, rivestiti di strascichi i contadini e ricopertili d'oro, dar loro il permesso di lavorar la terra soltanto come un divertimento, e fatti sdraiare in fila i vasai, dinanzi al fuoco, farli beree mangiare, la loro ruota accanto liberi di lavorare a proprio piacimento, e così rendere beati anche tutti gli altri, allo stesso modo, sì che fosse felice la città intiera. Ma non ci dare tali consigli, perché se ti ascoltassimo, il contadino non sarebbe più un contadino, non più vasaio il vasaio, e non ci sarebbe più nessuno che si manterrebbe in quei tipiin cui lo Stato si costituisce. Per gli altri la conseguenza di un simile disordine sarebbe sempre meno grave; se infatti dei ciabattini divengono cattivi ciabattini, si viziano e, pur non essendo più, si spacciano per tali , niente di grave per lo Stato, ma se i custodi delle leggi e dello Stato non sono davvero, ma appaiono tali, vedi bene che trascinerebbero lo Stato tutto ad una totale rovina, mentre essi soliavrebbero la possibilità di organizzarlo bene e renderlo felice»¹.
Felice è quello Stato dove ognuno fa il suo dovere con competenza in vista del bene pubblico e il compito dei reggitori è quello di dare ad ogni classe la possibilità di partecipare a «quella parte di felicità che la natura concede ad ognuna».Qualunque sia la classe di appartenenza ciò che è importante nell'impianto politico di Platone è che lo Stato debba mettere ogni cittadino nelle condizioni di svolgere il suo lavoro tenendo conto della sua vocazione naturale, dei suoi mezzi e delle sue capacità intellettuali.
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NOTE
(1) Da Platone, Opere politiche, a cura di F.Adorno, vol. I, Utet, Torino 1970.
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