Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
"Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non essere fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più scadalosa ricerca" (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari)
Così si espresse Pier Paolo Pasolini a proposito del suo atteggiamento nei confronti della realtà storica italiana di cui colse, profeticamente, tutti quei movimenti che come degli inquietanti conati sarebbero esplosi in tutta la loro potenza negli anni successivi ai suoi scritti.
Leggere a distanza di anni "Scritti corsari" significa addentrarsi in una realtà storica e politica che fin da allora appare immobile ma nello stesso tempo foriera di sinistri presagi.
Scritti corsari non è un romanzo ma una raccolta di articoli, interviste e recensioni che hanno contraddistinto l'attività di impegno civile dell'intellettuale friulano; come ben specificato nella nota introduttiva dell'edizione del 1975 pubblicata per la Garzanti, sta al lettore fare quell'opera di ricostruzione di tutta una serie di frammenti che costituiscono degli interventi su fenomeni, spesso contradditori, della nostra storia recente.
Sono vari gli interventi di Pasolini, vorrei soffermarmi su alcuni interventi che ancora oggi fanno riflettere.
7 gennaio 1973. Il "discorso sui capelloni":
Pasolini ricorda di aver visto per la prima volta i capelloni a Praga, in una hall di un albergo, erano due e per quanto stessero in silenzio, dice Pasolini che il loro silenzio era funzionale:parlavano senza parlare, quello che parlava era il linguaggio semiologico, il linguaggio dei loro capelli.
Quale era il messaggio? Il messaggio era il seguente:
Noi siamo capelloni e apparteniamo a una Novità che fa scandalo, i borghesi fanno bene a guardarci con odio e con terrore, noi siamo ben consapevoli della nostra responsabilità, fate così anche voi e attendete gli Eventi (scritto nel testo con la E maiuscola).
Anche in questo Pasolini assume un atteggiamento controcorrente dicendo che i capelloni furono un'espressione di sottocultura di protesta che si opponeva ad una sottocultura di potere.
Eppure nonostante costoro si definissero di Sinistra, dice Pasolini, questa Nuova Sinistra è nata dentro l'universo borghese.
Nel 1968 i capelloni furono assorbiti dal Movimento Studentesco e ne 1969- "con la strage di Milano,la Mafia, gli emissari dei colonnelli greci, la complicità dei Ministri, la trama nera, i provocatori- i capelloni si erano enormemente diffusi.
Tutto sembrava rivoluzionario ma....( ed è quel ma di Pasolini che assume dei contorni di grande acume intellettuale) ecco rivelarsi l'aspetto irrazionalistico la maschera che sarebbe diventata funzionale al potere, la maschera era di protesta, ma non erano altro che l'atteggiamento di privilegiati ed alludevano ad un atteggiamento di "Destra".
E' un linguaggio non comprensibile ai più giovani ma chi ricorda quegli anni sa benissimo che cosa vuole dire "reflusso": osserva, infatti, Pasolini, che la sottocultura di opposizione venne assorbita dalla sottocultura di potere, in maniera irrimediabile ed irreversibile....sappiamo come è andata a finire, i più importanti direttori dei giornali, delle banche, delle autorithy vengono proprio da lì.
Appaiono profetiche queste parole di Pasolini:
"Sono saltate fuori le vecchie facce da preti, da giudici, da ufficiali, da anarchici fasulli, da impiegati buffoni, da Azzeccagarbugli, da Don Ferrante, da mercenari, da imbroglioni, da benpensanti teppisti" ( Scritti corsari, pag.15).
Ecco la critica di Pasolini (siamo nel 1974) che si fa amara e caustica, quando osserva che quella maschera è diventata una moda, utilizzata dalla reclames ( così si chiamava la pubblicità) che non ha più nessuna carica di protesta anzi è funzionale alla stessa sottocultura di potere che viene alimentata da un modo di acconciarsi che definisce "orribile, perchè servile e volgare".
15 luglio 1973 "La prima, vera rivoluzione di destra"
Si tratta di un brano tratti dal "Tempo illustrato" col titolo "Pasolini giudica i temi di italiano", è un articolo straordinario perchè Pasolini si scaglia contro quell'abitudine, tutta italiana, di vedere una restaurazione ovunque del fascismo ma che col fascismo non c'entra niente.
Dinanzi alle fasi della restaurazione, osseva Pasolini, esistono due momenti: il primo nel quale la restaurazione fa di tutto per distruggere la famiglia, la cultura, la lingua, la chiesa e il secondo momento in cui la restaurazione si da dà fare per difendere le istituzioni dagli attacchi degli operai e degli intellettuali; si tratta sostanzialmente di una falsa lotta.
Cosa accade ( e accade ancora) spesso la lotta dei gauchisti è rivolta contro la maschera, la falsa reazione, tutti fingono di non vedere.
Nella stessa scuola (oggi cosa direbbe) vengono riproposti degli stereotipi: la lettura meramente scolastica di Pascoli e D'Annunzio si contrappone un'idea liberaleggiante di Croce riportando una frase estrapolata da un contesto ( Pasolini sta parlando dei temi assegnati all'esame di maturità).
Questo modo di procedere ( ed oggi è eguale, vedendo i temi assegnati alla Maturità) si base su una finzione: tutti si sono attenuti ad un riformismo classico completamente lontano da ogni rapporto con la realtà.
Perchè Pasolini critica il tema su Croce assegnato all'esame di maturità del 1973? Perchè dice Pasolini il padre di cui parla Croce non è più il padre di oggi (del 1973) perchè era un padre borghese con la barba che dava del Voi ai propri figli e che lo pretendeva imponendolo, spesso questi padri erano davanti a tavoli pieni di carte, seduti in sedie dorate non erano padri spazzini, muratori, braccianti, metalmeccanici o minatori oppure "ladri e vagabondi".
Gli studenti, naturalmente stavano al gioco , eppure questi studenti sono stati i fratelli minori di quelli che avevano fatto il '68 e nel loro silenzio e nella loro passività Pasolini intravvede "una specie di atroce nevrosi euforica" che fa accettare qualsiasi forma di edonismo.
Gli articoli e le recensioni sono interessantissime non solo perchè analizzano la realtà senza scadere nel conformismo intellettuale di quei tempi ma individuando i cambiamenti antropologici che in Italia già si stavano manifestando con comportamenti che oggi hanno avuto un esito conclamato con tutte le derive etiche e morali conseguenti.
In ultimo segnalo l'articolo del 10 giugno 1974 apparso su "Il Corriere della Sera" in cui Pasolini critica quell'antifascismo di maniera e da rituale che esponeva il fianco alle vere forme di involuzione e di reazione che si servivano, spesso, di frasi vuote mentre ( e questo era il vero pericolo) il consumismo si imponeva ovunque coperto da un anacronistico moralismo di facciata che favoriva non il fascismo ma qualcosa di diverso, di completamente diverso...in questo diverso che avanzava Pasolini, intravvide profeticamente, l'inizio della dissoluzione morale che avrebbe come un morbo appestato ogni forma di convivenza civile.
Uno dei migliori libri che affronta senza indulgenza l'attualità dell'epoca ( e i tempi che sarebbero venuti)....
Un libro straordinariamente profetico che non può mancare nella propria libreria.