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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Fontamara - Ignazio Silone

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        (Album di Caiomario)

 

Fontamara è sicuramente il più noto dei romanzi di Ignazio Silone al secolo Secondo Tranquilli; scritto in Svizzera nel 1930 e dato alle stampe nel 1933, ha come ambientazione un paese della Marsica, di cui Silone era originario, a cui viene dato il nome inventato, ma denso di significati, di Fontamara. 

Si tratta di un nome e di un luogo immaginario che però presenta caratteristiche del tutto simili e reali , dal punto di vista storico e sociale a quelli di molti paesi marsicani di cui Silone ben conosceva il contesto socio-economico. 

I fatti si svolgono durante il periodo del fascismo e sono ambientati nel contesto del mondo contadino che è costretto a subire una duplice prepotenza: quella dei proprietari terrieri, spesso rappresentati dai notabili del posto e quella delle autorità del regime che sovente va in soccorso dei nobili e dei padroni. 

La popolazione di Fontamara è suddivisa in due gruppi sociali: quella dei "galantuomini" e quella dei "cafoni", con la prima si indicano i proprietari terrieri con la seconda quella dei contadini, sovente mezzadri che potevano ricavare come ricompensa del loro duro lavoro solo una minima parte dei frutti della loro fatica e che così Silone descrive: 

affamati di terra per generazioni e generazioni, sudano sangue dall'alba al tramonto per ingrandire un minuscolo sterile podere e non ci riescono. 

Esemplare è la galleria dei personaggi descritti da Silone che utilizza dei nomi ironici che si riferiscono ai loro comportamenti e ai loro tratti caratteriali: don Circostanza, avvocato ed ex sindaco, don Carlo Magna proprietario di grandi latifondi, l'Impresario affarista turpe e disonesto che con imbrogli e raggiri è riuscito a diventare podestà, il cavalier Pelino che rappresenta il partito fascista, un personaggio vile e opportunista, don Abbacchio che se da una parte gode del rispetto e della stima dei cafoni è, comunque, sempre dalla parte dei galatuomini. 

I veri protagonisti del romanzo sono i contadini, i cafoni che sono descritti con tratti realistici che da una parte inducono al sorriso, ma dall'altra parte mostrano una situazione di estrema sottomissione, di ignoranza e diffidenza, specialmente nei confronti del governo, visto sempre come la causa dell'imposizione di nuove tasse vessatorie e infine di dabbenaggine nei confronti delle autorità che dovrebbero difenderli dalle angherie e dai soprusi. 

L'episodio che descrive Silone non è altro che un ennesimo imbroglio perpetrato nei confronti dei cafoni che sono stati indotti a firmare un foglio in bianco dal cavalier Pelino complice dell'Impresario. 
Con questa firma i cafoni sono stati privati dell'acqua del ruscello che irrigava i loro campi, il cui corso viene deviato verso le terre dell'Impresario. 
Accortisi del raggiro essi tentano una protesta ma sono ancora una volta presi in giro da un accordo che assomiglia più a una beffa, proposto da don Circostanza, infine sono indotti definitivamente al silenzio dopo una spedizione punitiva fascista e schedati come sovversivi. 

Nel gruppo dei cafoni emerge una figura, quella di Berardo Viola, un contadino che dopo essere stato privato delle sue terre induce i suoi compagni alla ribellione. 
Quando Berardo Viola va a Roma incontra un giovane antifascista che gli apre gli occhi sulla realtà storica e politica coinvolgendolo in un modo o nell'altro nella sua vicenda personale. 
Arrestati per un equivoco, Berardo si autoaccusa dichiarando di essere lui lo Sconosciuto, il personaggio inafferrabile ricercato, per la sua opposizione al fascismo, dalle autorità. 
La fine di Berardo Viola è terribile: torturato con il fine di rivelare i nomi degli eventuali complici, muore in modo atroce e innocente. 

La notizia giunge a Fontamara dove gli abitanti si chiedono che cosa fare, nel contempo una nuova spedizione punitiva li sconfigge in modo definitivo, ma si tratta di una vittoria effimera perchè gli abitanti di Fontamara escono, da questa vicenda, con una nuova consapevolezza che gli ha fatto aprire gli occhi riguardo ai loro diritti e alla necessità di passare all'azione. 

 

Fontamara è un romanzo che appartiene al cosiddetto " filone meridionalista" ed è un racconto in cui l'effetto realistico si manifesta anche nel modo in cui viene riportato il linguaggio con cui si esprimono i cafoni; un linguaggio che  sa rendere appieno l'abitudine dei cafoni a parlare solo il loro dialetto e per i quali  cafoni la lingua italiana appare solo come una lingua estranea e morta. 

E' un libro che sembra essere il frutto di un autore corale dove il realismo prevale rispetto a qualsiasi forma di inutile abbandono verbale, basato sull'essenzialità ma nel contempo scorrevole e appassionante. 
Un libro di notevole impegno sociale che va storicizzato nel tempo ma che presenta alcune problematiche che ancora oggi rimangono irrisolte.

La consapevolezza talvolta si raggiunge dopo molte sofferenze.

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