Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Strana sorte quella dei giornali politici, seguono il corso degli eventi mutando profondamente la loro impostazione editoriale quando cambia il corso delle vicende politiche e il gruppo dirigente del partito di riferimento.
Il primo numero del "Secolo d'Italia" che abbiamo letto risale al 1976, crediamo che non molti lettori si ricordano come era all'epoca il giornale, era pubblicato nel cosiddetto "formato-lenzuolo" e recava sotto il titolo la scritta "Quotidiano del MSI-DN", un formato dalle dimensioni notevoli se confrontato con quello tabloid del formato odierno. In quel periodo il segretario del Movimento Sociale Italiano era Giorgio Almirante e il "Secolo d'Italia" non era solo un quotidiano di partito e di opinione, ma era una vivace palestra di idee oltreché un bollettino dell'attività del partito (sezioni, congressi, manifestazioni varie ecc).
Non si tratta di un amarcord ma di un necessario riferimento per comprendere le differenze che esistono tra quel "Secolo" e quello di oggi; della vecchia generazione non è rimasto più nessuno, la redazione di oggi è formata in larga parte da coloro che sul finire degli anni '70 erano poco più che adolescenti.
Facendo un riferimento al passato, un nome fra tutti merita una menzione ed è quello di Giano Accame, straordinaria firma del Secolo in entrambe le gestioni editoriali, quella di Giorgio Almirante e quella di Pino Rauti. E lo ricordiamo perché, al di là delle posizioni espresse, Accame era un giornalista di razza che sapeva narrare fatti e circostanze in modo affascinante non vergognandosi di appartenere a quella generazione che aveva vissuto momenti drammatici ma anche ricchi di passione politica.
Ma non possiamo non ricordare altre firme famose del Secolo dell'epoca come, ad esempio, quelle dell'economista Gaetano Rasi e del giornalista Gianfranco De Turris, così come va menzionato uno dei direttori storici del Secolo d'Italia quel Franz Maria D'Asaro che è stato anche un fine scrittore e studioso.
Insomma quello dell'epoca pre Alleanza Nazionale era un altro Secolo d'Italia, era il Secolo d'Italia del MSI che i giovani militanti dell'epoca acquistavano in edicola guardandosi intorno e nascondendolo poi sotto la giacca. Poi vennero le Feste del Secolo d'Italia che erano anche l'occasione per acquistare libri che oggi si possono trovare facilmente in qualsiasi libreria o su internet.
Quando c'è stato lo scioglimento del Movimento Sociale, il Secolo d'Italia ha seguito le vicende di Alleanza Nazionale, la forma in alcune occasioni era quella dei tempi appena trascorsi ma incominciava a mancare, per ragioni anagrafiche, la generazione dei giornalisti storici. Nel mutato clima di avvicinamento a Forza Italia e dopo Tangentopoli il giornale subì un profondo mutamento, l'antico lettore si rendeva conto anche che il linguaggio era piatto, conciliante, insomma termini come "mosche cocchiere", "triplice sindacale" ecc, appartenevano ad un passato di opposizione da arichiviare; il linguaggio giornalistico di quella stagione politica non aveva più il mordente del vecchio giornale militante. Fine del Secolo d'Italia!
Dal nostro punto di vista il periodo migliore del quotidiano, in tempi recentissimi, è stato quello che ha visto la direzione di Flavia Perina, l'ex ragazza della sezione Balduina che ha cercato (e c'è riuscita) a svincolare il quotidiano da quelle posizioni di appiattimento in cui purtroppo è ripiombato dopo i recenti cambiamenti di vertice. La fondatrice di Eowin ci ha saputo fare, ha rivitalizzato il quotidiano e lo ha differenziato dagli altri giornali cosiddetti di destra, poi è stata defenestrata e il giornale è ripiombato nel nulla più assoluto.
Come abbiamo avuto occasione di rimarcare per "Il Manifesto", la fortuna editoriale di un giornale politico dipende dal suo dichiarare esplicitamente la sua tendenza e appartenenza. Non esiste pertanto l'informazione pura, è il lettore che deve sapere ragionare per poi farsi una sua idea, ma un giornale politico deve essere sempre una cosa diversa dai quotidiani generalisti (apparentemente apartitici).....lo esigono i lettori.