Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
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UN'OPERA GENIALE
Nel quadro degli intensi dibattiti che si svilupparono nei primi del Novecento circa il ruolo della logica e del linguaggio si inserisce la riflessione di Ludwig Wittgestein che nel suo "Tractatus logico-philosophicus" a partire da una stimolante analisi logico linguistica si interroga sul ruolo e la validità dell'indagine filosofica, pervenendo a una critica radicale sulla possibilità stessa della filosofia, dei suoi fini, della sua funzione e del suo linguaggio.
Wittgestein è un filosofo atipico nel senso che a differenza dei filosofi che vanno da Platone ad Hegel, non cercò il sistema filosofico a tutti i costi ricorrendo a delle spiegazioni di carattere metafisico, anzi fin dall'inizio del suo pensiero cercò di spiegare le possibilità della matematica tentando di sottrarsi a qualsiasi asserzione che riteneva insensata e lontana dai dati inoppugnabili dell'esperienza.
Il Tractatus logico-philosophicus è prima di tutto un'analisi del linguaggio intesa come studio della funzione primaria che deve svolgere il linguaggio stesso per essere logicamente perfetto con lo scopo di costruire un sistema logico e filosofico che sia in grado di esprimere in maniera perfetta ed esente da contraddizioni espressioni linguistiche sensate.
E' quindi una ricerca se vogliamo ideale di tipo epistemologico che è anche una critica radicale a un certo modo di fare filosofia per stabilire se le problematiche di carattere filosofico non solo abbiano un senso ma addirittura siano assurde.
DEFINIRE I LIMITI DEL PENSIERO PARTENDO DAL LINGUAGGIO
Il mondo viene definito da Wittgestein come "il luogo in cui tutto accade" e che è costituito da "fatti atomici" costituiti a loro volta da fatti elementari, parimenti il linguaggio è costituito da proposizioni elementari.
Ogni proposizione del linguaggio, quindi, consta di una base a sua volta costituita da proposizioni elementari che non possono essere scomposte e che costituiscono gli elementi ultimi della realtà.
Un linguaggio è vero o falso solo in relazione all'affinità con l'immagine (Bild), cioè se rappresenta logicamente l'immagine della realtà a cui fa riferimento.
Ogni espressione logica, quindi, è il risultato dell'ars combinatoria che mette insieme particelle elementari applicando attraverso il processo logico dei connettivi logici del tipo più elementare tipo 'non', 'ma', 'nè' etc...
Questa funzione primaria della logica non vuole dire tuttavia che essa possa rappresentare un aumento della nostra conoscenza o dia legittimità a qualsiasi enunciato filosofico rispetto alla scienza.
Un esempio concreto: Se diciamo "nevica" oppure "non nevica" , potremmo dire anche "c'è una bufera" oppure "c'è bel tempo", le prime due sono proposizioni elementari, mentre le altre due sono proposizioni non-elementari costituite dalla congiunzione di due proposizioni elementari, le seconde sono vere solo se le prime sono tali.
Non esiste quindi una verità a se stante nel linguaggio logico, solo il linguaggio della scienza è dotato di significato in quanto evita le tautologie e il formalismo.
La filosofia intesa in senso tradiizionale, non può quindi avere nessuna pretesa di essere una scienza in quanto le sue proposizioni sono prive di significato e di riferimento. L'intero campo della conoscenza può essere quindi ricondotto a due principi quello della verificabilità e della falsicabilità dell'esperienza, dato che per Wittgenstein non esiste alcun significato al di là della direzione da lui indicata, in quanto quelle proposizioni che sfuggono a questo schema sono prive non solo di significato ma costituiscono un non senso logico.
Se diciamo "piove" oppure "non piove" non diciamo nulla sullle condizioni atmosferiche, non diamo alcuna informazione sul tempo, si tratta di "tautologie" prive di senso a differenza delle espressioni usate ne linguaggio scientifico che possono essere messe in confronto con i dati empirici e quindi falsificate o verificate.
Attraverso questa analisi Wittgestein toglie qualsiasi residuo valore alle asserzioni metafisiche che in quanto tali sono prive di senso e a questo punto è chiaro anche il compito della filosofia che deve essere quello di "un'attività chiarificatrice" volta a spiegare il significato delle proposizioni e di conseguenza l'incosistenza dei problemi filosofici.
Il compito della filosofia è non dire nulla di quello che non si può dire, solo in questo modo si possono dissolvere tutti gli equivoci, le ambiguità, i non sensi logici che sono generatori di paradossi e di fraintendimenti e quindi anche di valori.
IL NUCLEO CENTRALE DEL TRACTATUS
È un'opera che potremmo definire a tempo per il lettore, in quanto una volta che si è colto il significato, essa può essere messa da parte diventando il criterio guida che deve condurre alla liberazione totale da certe illusioni che creano non valori che traggono la loro origine da falsi problemi.
Il linguaggio ha di per sé un limite costitutivo, esso non è in grado di parlare della sua essenza così come non è in grado di parlare dell'essenza della realtà fattuale.
I CINQUE PUNTI PRESENTI NEL TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS
Segnaliamo le seguenti traduzioni riproposte più volte da Einaudi:
Tractatus logico-philosophicus, a cura di G.C.M. Colombo (con testo a fronte), Bocca, Milano, 1954; e a cura di A.G. Conte, Einaudi,Torino, 1964.
NOTA: L'edizione a cura di G.M.C. Colombo contiene un'introduzione di Russel, una preziosa nota introduttiva che dimostra quale attenzione, già ai suoi esordi, vi fosse intorno a Wittgenstein.
"Il senso del mondo deve sussistere fuori del mondo. Nel mondo tutto è come è e tutto accade come accade; in esso, non c'è alcun valore: e se anche vi fosse, non avrebbe alcun valore"
(Ludwig Wittgenstein)