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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Tractatus logico - Ludwig Wittgenstein

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/27056788@N06/2983983740

 

 

UN'OPERA GENIALE 

Nel quadro degli intensi dibattiti che si svilupparono nei primi del Novecento circa il ruolo della logica e del linguaggio si inserisce la riflessione di Ludwig Wittgestein che nel suo "Tractatus logico-philosophicus" a partire da una stimolante analisi logico linguistica si interroga sul ruolo e la validità dell'indagine filosofica, pervenendo a una critica radicale sulla possibilità stessa della filosofia, dei suoi fini, della sua funzione e del suo linguaggio. 

Wittgestein è un filosofo atipico nel senso che a differenza dei filosofi che vanno da Platone ad Hegel, non cercò il sistema filosofico a tutti i costi ricorrendo a delle spiegazioni di carattere metafisico, anzi fin dall'inizio del suo pensiero cercò di spiegare le possibilità della matematica tentando di sottrarsi a qualsiasi asserzione che riteneva insensata e lontana dai dati inoppugnabili dell'esperienza. 

Il Tractatus logico-philosophicus è prima di tutto un'analisi del linguaggio intesa come studio della funzione primaria che deve svolgere il linguaggio stesso per essere logicamente perfetto con lo scopo di costruire un sistema logico e filosofico che sia in grado di esprimere in maniera perfetta ed esente da contraddizioni espressioni linguistiche sensate. 
E' quindi una ricerca se vogliamo ideale di tipo epistemologico che è anche una critica radicale a un certo modo di fare filosofia per stabilire se le problematiche di carattere filosofico non solo abbiano un senso ma addirittura siano assurde. 

DEFINIRE I LIMITI DEL PENSIERO PARTENDO DAL LINGUAGGIO 

  • Definire i limiti del pensiero è definire i limiti del linguaggio attraverso cui il pensiero stesso si manifesta, un pensiero senza linguaggio è un non pensiero perchè è privo di espressione, non comunica, non fa circolare le idee. 

Il mondo viene definito da Wittgestein come "il luogo in cui tutto accade" e che è costituito da "fatti atomici" costituiti a loro volta da fatti elementari, parimenti il linguaggio è costituito da proposizioni elementari. 
Ogni proposizione del linguaggio, quindi, consta di una base a sua volta costituita da proposizioni elementari che non possono essere scomposte e che costituiscono gli elementi ultimi della realtà. 

  • I fatti atomici non ulteriormente scomponibili sono veri o falsi secondo che concordino con la realtà alla quale fanno riferimento. Wittgestein nel suo Tractatus logico-philosophicus sostiene che tutte le proposizioni più complesse e che definisce "molecolari saranno vere o false nella misura in cui i fatti atomici che le costituiscono lo siano. 

Un linguaggio è vero o falso solo in relazione all'affinità con l'immagine (Bild), cioè se rappresenta logicamente l'immagine della realtà a cui fa riferimento. 

  • Non esiste quindi una verità a priori delle proposizioni elementari e la loro verità non può essere stabilita come necessaria in quanto la loro verità o falsità è sempre in relazione con l'esperienza che comunque costituisce una realtà indipendente da loro. 

Ogni espressione logica, quindi, è il risultato dell'ars combinatoria che mette insieme particelle elementari applicando attraverso il processo logico dei connettivi logici del tipo più elementare tipo 'non', 'ma', 'nè' etc... 

  • Costruire quindi proposizioni significa prima di tutto connettere dei nomi, combinandoli attaverso dei simboli che rispettino determinare regole logiche e la funzione primaria della logica è esporre con proprietà di termini tali regole. 

Questa funzione primaria della logica non vuole dire tuttavia che essa possa rappresentare un aumento della nostra conoscenza o dia legittimità a qualsiasi enunciato filosofico rispetto alla scienza. 

  • Le proposizioni logiche anche se dotate di senso non hanno significato nel senso che non aggiungono "nulla" in quanto la loro verità non può essere stabilità aprioristicamente e non può essere stabilita semplicemente da un confronto con l'esperienza per cui il loro riconoscimento può avvenire solo dalla loro forma cioè dal simbolo che esse esprimono. 

 

  • Non si può mettere quindi sullo stesso piano il processo logico e il risultato che da esso scaturisce e quando si fa questa operazione, ciò costituisce solo un espediente che costituisce una "tautologia". 


Un esempio concreto: Se diciamo "nevica" oppure "non nevica" , potremmo dire anche "c'è una bufera" oppure "c'è bel tempo", le prime due sono proposizioni elementari, mentre le altre due sono proposizioni non-elementari costituite dalla congiunzione di due proposizioni elementari, le seconde sono vere solo se le prime sono tali. 

Non esiste quindi una verità a se stante nel linguaggio logico, solo il linguaggio della scienza è dotato di significato in quanto evita le tautologie e il formalismo. 
La filosofia intesa in senso tradiizionale, non può quindi avere nessuna pretesa di essere una scienza in quanto le sue proposizioni sono prive di significato e di riferimento. L'intero campo della conoscenza può essere quindi ricondotto a due principi quello della verificabilità e della falsicabilità dell'esperienza, dato che per Wittgenstein non esiste alcun significato al di là della direzione da lui indicata, in quanto quelle proposizioni che sfuggono a questo schema sono prive non solo di significato ma costituiscono un non senso logico. 

Se diciamo "piove" oppure "non piove" non diciamo nulla sullle condizioni atmosferiche, non diamo alcuna informazione sul tempo, si tratta di "tautologie" prive di senso a differenza delle espressioni usate ne linguaggio scientifico che possono essere messe in confronto con i dati empirici e quindi falsificate o verificate. 

Attraverso questa analisi Wittgestein toglie qualsiasi residuo valore alle asserzioni metafisiche che in quanto tali sono prive di senso e a questo punto è chiaro anche il compito della filosofia che deve essere quello di "un'attività chiarificatrice" volta a spiegare il significato delle proposizioni e di conseguenza l'incosistenza dei problemi filosofici. 

Il compito della filosofia è non dire nulla di quello che non si può dire, solo in questo modo si possono dissolvere tutti gli equivoci, le ambiguità, i non sensi logici che sono generatori di paradossi e di fraintendimenti e quindi anche di valori. 

IL NUCLEO CENTRALE DEL TRACTATUS 

  È un'opera che potremmo definire a tempo per il lettore, in quanto una volta che si è colto il significato, essa può essere messa da parte diventando il criterio guida che deve condurre alla liberazione totale da certe illusioni che creano non valori che traggono la loro origine da falsi problemi. 
Il linguaggio ha di per sé un limite costitutivo, esso non è in grado di parlare della sua essenza così come non è in grado di parlare dell'essenza della realtà fattuale. 

I CINQUE PUNTI PRESENTI NEL TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS 

  1.  Le proposizioni sono vere o false solo se il linguaggio è una rappresentazione della realtà, in termini semplici il significato del linguaggio è come quello di una mappa che consente di trovare luoghi che vengono rappresentati con un nome a cui corrisponde un luogo reale. In questo senso il linguaggio è raffigurazione. 
  2.  Una raffigurazione ha un senso all'interno di una forma, per cui in una mappa un simbolo rappresenta qualcosa in relazione al significato che gli si da, nella mappa abbiamo la legenda che spiega il significato dei simboli. 
  3. Non possiamo artificiosamente separare segno e realtà a cui si riferisce un simbolo, perchè quella realtà ha significato solo all'interno di un determinato codice linguistico. 
  4. La forma logica è una sorta di rappresentazione universale che permette di codificare il linguaggio. 
  5. Il linguaggio vive una contraddizione perchè non può parlare di se stesso in quanto dovrebbe uscire dal bozzolo della forma rischiando così di autodissolversi. 



Segnaliamo le seguenti traduzioni riproposte più volte da Einaudi: 

Tractatus logico-philosophicus, a cura di G.C.M. Colombo (con testo a fronte), Bocca, Milano, 1954; e a cura di A.G. Conte, Einaudi,Torino, 1964. 

NOTA: L'edizione a cura di G.M.C. Colombo contiene un'introduzione di Russel, una preziosa nota introduttiva che dimostra quale attenzione, già ai suoi esordi, vi fosse intorno a Wittgenstein. 


"Il senso del mondo deve sussistere fuori del mondo. Nel mondo tutto è come è e tutto accade come accade; in esso, non c'è alcun valore: e se anche vi fosse, non avrebbe alcun valore
(Ludwig Wittgenstein) 


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