Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
CRATILO
IL PROBLEMA DELLA DATAZIONE DEGLI SCRITTI
È interessante sapere che molti degli scritti dell'antichità che ci sono pervenuti provengono da una tradizione che è a noi pervenuta grazie a quell'attività di trascrizione che dobbiamo all'attività dei monaci in gran parte benedettini, Platone probabilmente non ha mai scritto niente di suo pugno e le famose "Leggi" è verosimile che furono scritte stto dettatura da un suo discepolo in una tavoletta di cera; tuttavia il problema della datazione è solo successivo a quelllo dell'autenticità di uno scritto, per quanto riguarda Platone in particolare la tradizione ci ha consentito di conoscere un'Apologia di Socrate, 34 dialoghi e 13 lettere grazie ad un grammatico di nome Trasillo che ne dispose una prima catalogazione.
Questo ha costituito quel problema platonico che ha appassionato filologi e critici e che è la base per conoscere un testo nell'edizione che noi conosciamo, naturalmente potrebbe apparire supefluo notare che buona parte della storia dell'umanità si trova sotto un cono d'ombra che spesso diventa oscurità totale per quanto riguarda opere, scritti e vite di autori che rimangono in grande parte sul fragile terreno delle supposizioni.
Dobbiamo in gran parte a uno studioso di nome Filodemo una compilazione degli scritti di Platone, Il famoso "Indice dei filosofi accademici" venne scoperto nei papiri di Ercolano, ma anche ad Apuleio che scrisse "Su Platone e la sua dottrina" e a Diogene Laerzio che dedicò un intero libro a Platone.
L'elenco è lungo, notizie su Platone ci sono state fornite anche da Plutarco e da Cicerone (solo per citare i più noti) ma bisognerà aspettare il periodo rinascimentale per vedere un'opera che può essere considerata fondamentale per conoscere Platone ed è quella in 3 volumi scritta dall'erudito Enrico Stefano, nessuno studio critico può prescindere da questa edizione fondamentale pubblicata nel 1578.
Oltre al problema dell'autenticità degli scritti , c'è anche quello della cronologia, cioè quando datare gli scritti di Platone, sono stati adottati diversi criteri che tengono in conto di questi tre aspetti:
LA POLEMICA CONTRO I SOFISTI
Essendo stata divisa la produzione filosofica di Platone in quattro periodi, il Cratilo fa parte di quel periodo che è stato definito di trapasso quello caratterizzato dalla. polemica contro i Sofisti.
Platone era critico nei confronti dei Sofisti e aveva negato al loro insegnamento ogni valore educativo e didattico, questa fu l'eredità del suo maestro Socrate che fu vittima dei Sofisti e che dedicò il suo filosofare ad insegnare i veri fondamenti della vita morale.
Il "Cratilo" può quindi essere accomunato per i temi trattati ad altri tre famosi dialoghi: il "Protagora", il "Gorgia" e l' "Eutidemo".
IL CRATILO, IL DIALOGO CONTRO IL VERBALISMO
Verbalismo nell'accezione platonica non significa prolissità, anche in questo caso come più volte rilevato in altri articoli il linguaggio del senso comune non va di pari passo a quello filosofico.
Platone si pose il problema se il linguaggio fosse in grado di spiegare la natura delle cose e se questo intento sostenuto da Cratilo e dagli altri sofisti rispondesse ai criteri che lui riteneva essere in linea con l'insegnamento socratico.
Il linguaggio per Platone non è frutto solo di una convenzione ma ha anche una natura riflettente nel senso che in qualche modo riflette il carattere di una cosa, ma non e la cosa, non è l'essenza della cosa stessa.
L'esempio più frequente che viene riportato è quello del termine "mamma" che a parte poche varianti è simile in moltissime lingue rivelando un'universalità non contaminata dalla Babele di nomi in cui si trova immersa la specie umana. Tuttavia se è possibile trovare dei nomi che si avvicinano nelle lettere e nella traslitterazione alle cose, vi sono dei nomi che sono del tutto artificiali come quelli che riguardano i numeri.
Per Platone è quindi da respingere totalmente la tesi di Cratilo che sovrappone alla scienza dei nomi quella delle cose perchè dice Platone:
«I primi uomini che diedero i nomi alle cose dovevano conoscere prima le cose, le cose quindi sono anteriori ai nomi e prima viene la conoscenza delle cose poi quella dei nomi. Il nome è quindi solo un'immagine e per conoscere una cosa dobbiamo andare alla cosa stessa».
La tesi esposta nel Cratilo sta alla base di tutti gli studi di linguistica. Nel Cratilo quindi Platone arriva a fissare tre possibilità per quanto riguarda il linguaggio che così si possono riassumere:
LA TESI DI FONDO DEL CRATILO
Queste notazioni sono utili per comprendere la tesi di fondo del Cratilo esposta da Platone: il linguaggio può essere usato per sostenere o una cosa giusta o una cosa vera e di per sè il linguaggio non rivela la verità delle cose, a differenza di quanto sosteneva Cratilo secondo cui il linguaggio coincide con le cose ed è sempre veritiero.
Platone alla fine ridicolizza Cratilo e lo fa attraverso la logica combattendolo con le parole le tesi di tutti i sofisti...chissà cosa avrebbe detto dei nostri politici che del sofismo (e questa volta nel senso del linguaggio comune) ne sono i più fedeli interpreti.