Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
PLATONE
L'INQUIETUDINE DI SOCRATE
Nietzsche è stato colui il quale è riuscito più di tutti a comprendere il personaggio Socrate, ben inquadrando quegli aspetti che ne fanno il provocatore per antonomasia, sarebbe infatti un errore attribuire a Socrate quello che non gli appartiene come, ad esempio, la vocazione al martirio di cui probabilmente avrebbe fatto a meno.
Se ci fosse un termine che potrebbe riassumere al meglio la personalità del filosofo ateniese questo dovrebbe riassumere un insieme di peculiarità caratteriali che sono all'origine del suo filosofare e che rappresentano l'essenza stessa della filosofia.
Già comunque la definizione di polemista consente di capire meglio chi fu Socrate e polemista lo fu come quei Sofisti che contrastava con l'uso della parola e con il ricorso alla rissa verbale, il polemico è colui che appartiene alla guerra e Socrate che fu un soldato portò con se per tutta la vita le caratteristiche del combattente pronto a polemizzare con tutti ( dal greco polemizo, combatto), la filosofia socratica attiene tutta alla disputa e alla contesa e l'esito (ieri come allora), non poteva che essere quello dell'inimicizia di tutti coloro che con le sue dispute colpiva usando le parole a volte come un fioretto e spesso come una scimitarra.
Se potessimo riportare in vita Socrate facendolo vivere nella nostra società probabilmente entrerebbe nell'agone politico portando ironia e spirito demolitore rivelandosi nel contempo un personaggio insidioso e difficile che finirebbe anche nella nostra epoca per crearsi dei nuovi nemici primi fra tutti quelli che non accettano la critica e che desiderano solo un compiacente piegarsi ai loro voleri e ai loro interessi.
IL PROBLEMA DI PLATONE
Questo preambolo ci porta meglio ad inqudrare la figura di Socrate e il grande problema che ne derivò per Platone che, più di ogni altro, ha rappresentato la cultura del suo tempo e che è sempre stato profondamente socratico lasciando aperte tutta una serie di problematiche che in parte rimangono irrisolte a distanza di 2500 anni.
Se, infatti, il dramma di Socrate fu il dramma di un'epoca, Platone muove da quel dramma per arrivare a riflettere sul problema dello Stato giusto e questo tipo di riflessione non solo non è giunta ad una soluzione compiuta, ma continua ad essere attuale in un sistema come quello democratico dove è facile che emergano gli interessi personali e privati di personaggi che usano la democrazia solo per il proprio tornaconto personale.
Il processo a Socrate è quindi l'occasione per Platone per parlare non solo di giustizia ma prima di tutto di etica, come era dunque concepibile che un uomo come Socrate venisse processato e condannato da coloro i quali trovandosi a controllare lo Stato ateniese parlavano di democrazia?
Che cosa era la democrazia per costoro, uno strumento per affermare i propri interessi personali o il sistema politico che avrebbe permesso la realizzazione di uno stato giusto?
Platone ben aveva compreso la dissoluzione dei valori morali che ammorbava la societa ateniese dell'epoca e non rimase insensibile all'appello socratico inserendosi nel dibattito politico del tempo e proponendo il superamento non solo dei contrasti tra Atene e Sparta ma anche quelli presenti all'interno della stessa società ateniese auspicando un' armonia che fosse prima di tutto un baluardo contro le insidie che minacciavano la cultura greca e che si possono riassumere in una sola parola: barbari.
COLORO CHE CONDANNARONO SOCRATE CAPIRONO BENE IL PERICOLO CHE RAPPRESENTAVA
Nel processo a Socrate si comprendono bene le ragioni che portarono alla sua condanna, nel 399 Socrate venne accusato pubblicamente da Meleto dietro istigazione di due esponenti politici della società ateniese,
Anito e Licone, il capo d'accusa recitava:
QUESTO HA SOTTOSCRITTO MELETO DI MELETO,PITTEO, CONTRO SOCRATE DI SOFRONISCO, ALOPECENSE, SOCRATE E' COLPEVOLE DI NON RICONOSCERE COME DEI QUELLI TRADIZIONALI DELLA CITTA', MA DI INTRODURRE DIVINITA' NUOVE; ED E ' ANCHE COLPEVOLE DI CORROMPERE I GIOVANI. PENA: LA MORTE.
E' evidente che gli accusatori di Socrate avevano ben compreso la sua attività "eversiva" che con l'arte del discutere denunciava tutte le malefatte di costoro che volevano solo usare la democrazia per perseguire i propri interessi particolari, una democrazia, oggi si direbbe "ad personam" piegata ai voleri dei potenti di turno.
Ma a quali dei costoro facevano riferimento? E' lo stesso Socrate (Platone) che lo dice rispondendo a Meleto:
"O dunque, se io ritengo, come tu dici, ci siano demoni; se questi demoni sono degli dei: ecco il punto dove io dico che tu fai enigmi e ti prendi gioco, quando affermi che io, pur ritenendo che non ci siano dei, riengo viceversa ci siano dei, in quanto ritengo ci siano demoni"
(Platone, Apologia di Socrate)
La colpa di Socrate era in realtà il desiderio di comprendere il mistero e la sua empietà era un continuo richiamarsi alla ragione negando per esempio che sole e luna fossero divinità, ma del resto, come lui stesso ricordava, queste erano cose ormai assodate che altri prima di lui avevano ben esposto, da qui il richiamo ai libri di Anassagora di Clazomene, un illuminista anti litteram incline ad indagare su ogni cosa.
Se a nuove divinità Socrate credeva, queste non erano quelle che si riferivano agli dei della città, ma al demone della conoscenza che lo portava ad interrogarsi su ogni forma di mistero e questa era nella società ateniese dell'epoca una colpa perchè indagare sul lato misterioso e oscuro della realtà significava mettere in pericolo l'ordine stesso delle cose, lo status quo che legittimava lo stesso potere politico.
Socrate in un famoso passo dell'Apologia afferma.
"O miei concittadini di Atene, io vi sono obbligato e vi amo; ma obbedirò piuttosto al dio che a voi, e finchè io abbia respiro, e finchè io ne sia capace, non cesserò mai di filosofare e di esortarvi e ammonirvi , chiunque io incontri di voi e sempre, e parlandogli al mio solito modo così: - O tu che sei il migliore degli uomini, tu che sei Ateniese, cittadino della più grande città e rinomata per sapienza e potenza, non ti vergogni tu a darti pensiero delle ricchezze per ammassarne qunate più ne puoi, e della fama e degli onori, invece della intelligenza e della verità e della tua anima, perchè ella diventi quanto è possibile ottima, non ti dai affatto né pensiero né cura?"
Quindi Socrate respinge le accuse, le confuta, difende se stesso e ammette che in lui c'è una voce fin da quando era fanciullo che lo dissuade ogni volta che sta per fare qualcosa ma soprattutto non lo invita ad occuparsi delle cose dello stato ma non gli vietava di interessarsi della giustizia e del fatto che troppo spesso si trasgrediva alle leggi.
Socrate fu condannato a morte da una giuria popolare composta da 500 cittadini, 140 furono i voti di maggioranza. La sentenza non fu immediatamente eseguita perchè erano in corso le celebrazioni delle Feste Delie, Socrate attese in carcere l'esecuzione della sentenza facendo quello che gli era più congeniale: filosofando con i suoi amici.
Rifiutandosi di fuggire, nonostante i suoi amici avessero organizzato l'evasione, giunto il momento, si congedò dalla moglie Santippe e dai figli e bevve la cicuta.
PLATONE E IL PROBLEMA DELLO STATO GIUSTO
Queste drammatiche vicende indussero Platone ad interrogarsi su che cosa fosse lo stato giusto e arrivò ad una conclusione che mostra ancora oggi la sua straordinaria attualità. finchè nello stato si perseguono interessi personali e leleggi vengono piegate alla volontà personale, non ci può essere giustizia.
Prima di fare attività politica bisogna quindi interrogarsi quali siano le condizioni che permettono la realizzazione di uno stato giusto e questa realizzazione può avvenire solo con la filosofia che permette la conoscenza di cos'è la giustizia, solo in questo modo è possibile distinguere la giustizia della vita pubblica da quella privata.
**Socrate e Platone 2500 anni fa avevano compreso che non ci può essere democrazia quando le leggi servono a garantire l'impunità e quando l'azione politica diventa solo un mezzo per perseguire interessi personali.
C'è sempre un Meleto pronto a fare l'ascaro di turno e a trovare un campo d'imputazione per tutti coloro che distrubano il principe, il novello Meleto vorrebbe fare bere la cicuta a tutti i disturbatori ed è pronto a calunniare, ad aprire dossier, a denunciare pubblicamente qualcuno se ha preso una multa per divieto di sosta mentre è indulgente e giustifica tutti i suoi compagni di merende che vivono nell'illegalità e che usano la cosa pubblica per i propri interessi particolari.
....Socrate è la coscienza critica che è in noi, è colui che fa irritare, è l'uomo che ragiona e non si genuflette, è colui che disturba e finchè ci sarà l'umanità, esisterà sempre un Socrate che diventerà, forse ancora una volta, una vittima sacrificale non delle leggi ma degli uomini ingiusti.