Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
La Chiesetta di San Guido a Bolgheri
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Rievocare Giosuè Carducci dopo le migliaia di pagine che sono state scritte, significa anche ricordare che il poeta toscano è stato tra i pochissimi italiani a conseguire il premio Nobel.
Un riconoscimento prestigioso che a distanza di tempo assume maggior valore se consideriamo la data in cui gli venne assegnato: il 1906.
Relegare Carducci al solo ruolo di sommo poeta significherebbe fargli un torto perchè il professore toscano fu anche storico e critico letterario: la sua vasta produzione fu caratterizzata agli inizi da un temperamento polemico e sanguigno che lo pose all'antitesi di una letteratura sentimentale e a tratti decadente propria del secondo Romanticismo.
Proprio per questo motivo egli vagheggiò un ritorno ad un Classicismo virile che fosse vicino ai canoni espressi da Alfieri, Foscolo e Berchet.
Di pregevole valore sono le sue raccolte giovanili "Juvenilia" e "Levia gravia", nelle quali un posto a parte ha il celebre "Inno a Satana".
La pubblicazione di questo famoso inno provocò molto scalpore e si caratterizzò per essere un inno alla libertà contro ogni forma di oscurantismo.
Ricordato spesso per la celebre "Inno a San Guido", pochi alunni delle scuole hanno letto questo Inno A Satana che rivela il vero spirito del primo Carducci imbevuto di polemica politica e sociale, spirito che ritroviamo anche nella raccolta poetica "Giambi ed epodi" dove Carducci si scaglia contro la politica mediocre dei governi italiani che gli pareva, a suo modo di intendere, che tradissero i grandi ideali risorgimentali.
Poco noto in questa prima parte della sua opera poetica, Carducci è conosciuto sopratutto per quelle "Rime Nuove" che occuparono lunghi anni della sua attività, con poesie che risalgono al 1861 e che sono unite ad alcuni grandi temi che contraddistinsero la sua giovinezza, i suoi sentimenti e i suoi dolori ma anche unite da un intento volto a recuperare le grandi memorie del passato come l'affermazione dei Comuni Italiani nel Medioevo.
Cito a questo proposito la poesia "Faida Comune" che fa parte di una sezione delle Rime nuove dove Carducci dedicò alcuni dei suoi più riusciti componimenti poetici alla ricostruzione dei momenti storici del passato, soffermandosi con maggiore insistenza intorno alle vicende dei nostri Comuni.
In Faida comune , Carducci ricorda la vendetta del comune di Pisa contro quello di Lucca e si tratta di un fatto storico realmente accaduto nei primi anni del XIV secolo, questo è forse uno dei motivi dell'antica rivalità, mai sopita, ancora esistente tra gli abitanti delle due meravigliose città toscane.
Proprio partendo dalle cronache dell'epoca e dalle canzoni del tempo, Carducci, ricostruì l'episodio avvenuto nel novembre del 1313 immaginando che i pisani vittoriosi avessero mandato ambasciatori ai lucchesi per chiedere la consegna di tre castelli come era stasto pattuito.
I lucchesi risposero che avrebbero raso solo due castelli mentre nel terzo annunciarono di aver posto degli specchi dove si potevano riflettre le donne pisane; questo fatto ritenuto una grande offesa, scatenò l'ira dei pisani che misero a ferro e fuoco le campagne lucchesi arrecando distruzione e saccheggiando ogno cosa.
Giunti sotto le mura del terzo castello, misero a loro volta due giganteschi specchi, uccisero l'ultimo lucchese in fuga scrivendo col sangue questa frase:
"Manda a te, Bonturo Dati
che i lucchesi hai consigliati,
da la porta a san Friano
questo saluto il popolo pisano"
Ecco spiegate le ragioni dell'antico antagonismo mai sopito tra pisani e lucchesi...grazie al Carducci che lo mise in rima, oggi lo possiamo in parte comprendere.
Rievocò in versi le memorie del nostro passato
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