Il codice lingua secondo gli autori Latini.
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Il codice lingua secondo gli autori Latini.
Facendo un viaggio nella letteratura antica scopriremo che molte nostre convinzioni sul giusto modo di scrivere sono del tutto errate, il motivo principale è dovuto al fatto che le lingue del passato non seguivano i canoni di scrittura che noi utilizziamo attualmente.
Chi ha studiato il latino e il greco sa bene che la traduzione in italiano di frasi che presentano particolari difficoltà morfologiche e sintattiche, non dipende solo dalla conoscenza delle nozioni sintattiche basilari, ma anche e soprattutto dalla conoscenza dello scopo comunicativo dell'autore.
Uno degli autori "più facili" da tradurre è C. Giulio Cesare, eppure se non si conosce lo scopo comunicativo delle sue opere letterarie, si rischia di fare delle traduzioni prive di qualsiasi significato.
Se poi dovessimo prendere il testo originale rischieremo di perderci nel tentativo di comprendere semplicemente il significato di quello che c'è scritto, ma come scrivevano Cesare, Cicerone e gli autori latini?
Prima di tutto scrivevano in maiuscolo, non esisteva infatti la differenza tra lettere maiuscole e minuscole, poi non usavano i segni di punteggiatura semplicemente perché non esistevano e al posto della U usavano la V.
Per gli antichi, infatti, era inconcepibile pensare di differenziare il linguaggio parlato da quello scritto, era quindi perfettamente normale scrivere come parlavano.
Se prendiamo, ad esempio, il famoso incipit della prima Catilinaria di Cicerone "Quo usque tandem, Catilina, abutere patientia nostra" , notiamo che la parola Catilina si trova racchiusa tra due virgole, mentre Cicerone ha scritto: "QUO VSQUE TANDEM CATILINA ABUTERE PATIENTIA NOSTRA",si noti anche che al posto della U si trova quella che per noi è una V.
In conclusione possiamo dire che il modo di scrivere non ubbidisce a regole fisse e immutabili, ma cambia con il tempo e non c'è cosa più vecchia della grammatica perché le regole che osservava, ad esempio, Leopardi non sono quelle che seguiamo noi.
Nella lingua italiana scritta è rimasto qualcosa di questo antico modo di pensare e riguarda nello specifico i segni di punteggiatura. Non esiste infatti una sola grammatica che stabilisce delle regole rigide sulla punteggiatura, anzi molti grammatici raccomandano di usare la punteggiatura nel modo che si preferisce. Perché? Semplicemente perché la punteggiatura serve per esprimere il proprio stato d'animo, il proprio stile, il proprio scopo comunicativo ed è l'autore che deve decidere se mettere un punto esclamativo o un punto di sospensione. Non il lettore!