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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Lettere ad Attico (I-V) - Cicerone

Marco Tullio Cicerone è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi autori della letteratura di ogni tempo e nella prosa latina è la figura che più seppe distinguersi per lo stile chiaro e puro. La sua opera è la più vasta e la più rilevante di tutta la letteratura latina e si divide in : orazioni, opere filosofiche e retoriche e in epistole.
Dell'epistolario ciceroniano ci sono pervenute 931 lettere attraverso le quali possiamo conoscerne il carattere, la personalità e gli aspetti più intimi tant'è che Leopardi ebbe a dire che le lettere di Cicerone sono "la più recondita ed intima sorgente della storia di quei tempi".
In questo libro (faccio riferimento a quello edito dalla Utet)  sono presenti tutte le lettere che Cicerone scrisse a Pomponio Attico, suo grande amico e ritenuto un altro sé; a differenza delle grandi opere politiche dove Cicerone dispiega tutta la sua straordinaria capacità oratoria, in queste lettere possiamo conoscere come l'uomo intendesse l'amicizia e incontriamo personaggi reali, coevi all'epoca in cui visse.

Le 396 lettere inviate ad Attico sono talmente numerose ed importanti che la loro presentazione anche sommaria necessiterebbe di troppo spazio, non potendo riportarle tutte può essere utile commentare una lettera di Cicerone in cui egli scrive ad Attico di aver cambiato idea circa il suo progetto iniziale di andare nell'Epiro, zona corrispondente alla parte settentrionale della Grecia attuale e all'Albania meridionale.  All'epoca di Cicerone chi doveva raggiungere l'Epiro da Roma doveva intraprendere un viaggio lungo e infido  che iniziava percorrendo la via consolare Salaria che permetteva di raggiungere la costa Adriatica. Uno dei porti da cui i romani salpavano per raggiungere la Grecia era quello di Ancona. La lettera che Cicerone invia ad Attico è però scritta da Tessalonica, l'attuale Salonicco, si trovava quindi non molto distante da Attico.
Scrive Cicerone ad Attico: "Ti ho scritto che sarei stato nell'Epiro", leggendo molte altre epistole si trovano numerosi riferimenti a quelle zone in quanto Attico si rifugiò in Grecia per sfuggire alle lotte intestine che vedevano contrapposti i seguaci di Cesare (i populares) a quelli che sostenevano l'oligarchia senatoria. Cicerone si opponeva a Cesare che sosteneva la riforma agraria e difendeva la proprietà privata,  ci restano numerose orazioni che attestano l'appassionata difesa che Cicerone faceva degli interesse dei possidenti.
Cicerone prosegue specificando di aver visto attenuarsi e svanire la speranza di andare nell'Epiro e di non essersi mosso dalla Tessalonica e di essere in attesa di notizie circa le notizie del senato dove si sarebbe dovuto parlare di lui. Nella lettera non c'è il Cicerone magniloquente, ma l'uomo che pensa di essere in disgrazia e che chiede all'amico di sopportarlo e a cui chiede perdono, scrive infatti "Mi devi poi perdonare se m vedi sopportare tanto a malincuore questa mia disgrazia".

Sarebbe anche opportuno riportare il testo latino per fare alcune considerazioni sullo stile di scrittura di Cicerone, è sufficiente sapere che in tutte le lettere scritte da Cicerone si trovano tutti i modi dei verbi, notevole è poi la sua capacità di sintesi favorita dalla lingua latina anche se il ricorso alla coniugazione perifrastica e alla circonlocuzione è frequente quando deve esprimere in modo efficace l'intenzione di compiere un 'azione.


Indicazioni bibliografiche utili per approfondire il rapporto di Cicerone con i suoi amici:

* G.BOISSIER, Cicéron et ses amis, 1^ ed. Parigi 1865. L'opera, seppur datata, è sempre valida e di grande interesse, il libro non è tradotto in lingua italiana.

* E. CIACERI, Cicerone e i suoi tempi, 2^ ed, Roma 1939. Il libro è uno studio che consente di conoscere l'epoca in cui l'uomo Cicerone visse, si può ottenere tramite il prestito interbiblotecario.

Per conoscere il concetto di amicizia quale lo intendeva Cicerone consiglio la lettura dell'opera "Laelius de amicitia", un breve scritto di cui si trovano pregevoli traduzioni in cui l'illustre uomo romano argomenta come l'amicizia sia il dono più bello fattoci dagli dei; a differenza della salute e delle ricchezze, l'amicizia quando è vera e sincera non è ma fallace, non è mai caduca in qualunque parte ci si trovi e dà conforto nei momenti di difficoltà perché allevia il dolore nel condividerla.

QUALI EDIZIONI SCEGLIERE

La migliore traduzione di sempre delle "Lettere ad Attico" con testo a fronte è quella fatta dall'insigne latinista Carlo Vitali; l'opera, divisa in tre volumi, contiene tutte le 396 lettere divise in 16 libri come era abitudine dell'epoca romana ed è edita da Zanichelli; si segnala, inoltre, quella delle edizioni Mondadori  intitolata "Lettere ad Attico (I-V)" contiene però solo i primi cinque libri delle lettere.
Merita invece senz'altro di essere segnalata la pregevole edizione della Utet (quella in mio possesso) intitolata "Lettere ad Attico.Testo latino a fronte", l'opera fa parte della collana "I classici latini"ed è stata curata da Carlo Di Spigno, il libro si compone di 1575 pagine e costa attualmente euro 25,80.




"La paura fece M.Tullio padre della patria la paura lo fece fecondo"

Niccolò Tommaseo

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