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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Primi poemetti - Giovanni Pascoli

PRIMI POEMETTI: UN'OPERA DI SPERIMENTAZIONE LINGUISTICA 

La pubblicazione di questa opera di Giovanni Pascoli è fedele alla stesura definitiva che il poeta volle nel 1904 dopo i primi tentativi giovanili di sperimentazione linguistica che hanno da sempre caratterizzato la sua produzione poetica fin dagli esordi.

Si tratta di un'opera che normalmente viene tralasciata nella programmazione scolastica e in cui si rivela anche un aspetto, quello ideologico del Pascoli che tendenzialmente abbracciò le istanze del nazionalismo piccolo-borghese tanto in voga in quegli anni)

Troviamo oltre a questo aspetto ideologico, anche quello più squisitamente letterario e che consiste nella ricerca non solo della sperimentazione linguistica ma anche nell'adesione ad una tendenza narrativa che porta il Pascoli ad adottare testi piuttosto lunghi, suddivisi in sezioni e con il ricorso a figure umane di grande rilievo spesso dialoganti fra loro.

Pur abbracciando le istanze ideologiche piccolo-borghesi, Pascoli nei "Primi poemetti" si dimostra il campione di quel generico umanitarismo populistico che raffigura il mondo popolare nella sua dignitosa sofferenza e che nello stesso tempo denuncia le profonde ingiustizie sociali ( si ricorda che all'inizio del secolo in Italia l'emigrazione assunse delle dimensioni tali che potrebbero essere definite di esodo bibilico e spesso quelle generazioni emigrate nelle Americhe, tagliarono definitivamente i ponti con gli originari luoghi di provenienza, questo fenomeno venne incentivato dal ceto politico dell'epoca che vide nell'emigrazione l'occasione per liberarsi definitivamente di un pesante fardello che avrebbe potuto creare anche delle conseguenze sul piano sociale e dell'ordine pubblico).

Al pessimismo e all'aggressività della massa, Pascoli contrappone il mito della bontà naturale e della poesia.
Dove si manifesta questa bontà naturale? Semplicemente nella bontà del mondo contadino e nell'umiltà di una vita priva di problematiche e lontana da contraddizioni e conflittualità.

Si tratta di una visione idealizzata quella del Pascoli che non corrisponde e non ha mai corrisposto alle vere problematiche presenti presso le polazioni rurali e agresti, al contrario è proprio in questo mondo in cui era diffusa la pratica del mezzadro, le problematiche più diffuse erano quelle della sopravvivenza, certamente non problematiche esistenziali ma legate all'esistenza e a una quotidianità fatta di stenti e spesso di rassegnazione.

La poesia che troviamo nei "Primi poemetti" è una poesia-rifugio dei valori cancellati dalla civiltà industriale, una sorta di rivalsa che Pascoli escogita per risarcire un rapporto solidale presente nel mondo agreste e che pensava irrimediabilmente perduto nella civiltà industriale.

Anche questa concezione di una presunta solidarietà presente nel mondo della campagna è un'idealizzazione che non corrisponde alle relazioni spesso conflittuali presenti tra individui e persino all'interno degli stessi gruppi familiari spesso lacerati dal ruolo predominante del capofamiglia assillato dalle problematiche dei miseri raccolti e di come metter su il piatto della cena.

Nonostante queste incongruenze e un'idealizzazione del mondo della campagna, i "Primi poemetti" sono un'opera in cui la presenza del fascino naturale sembra rimandare ad una minaccia di morte incombente e di rovina piuttosto che alla realizzazione di un'illusoria identità naturale e quel che più risalta è l'atmosfera di dolore e inquietudine che accompagnano la vita umana, una vita umana fragile e senza speranza.

Sul piano linguistico, i "Primi poemetti" rappresentano un tentativo sperimentale di andare oltre la bella lingua, impiegando termini dialettali o il gergo dell'italiano americanizzato come nel caso del poemetto "Italy". un poemetto che segnalo perchè è l'occasione per conoscere il vero linguaggio che gli italiani emigranti in America utilizzavano per dialogare ed è forse l'occasione  per conoscere da un contemporaneo un idiona gergale ben lontano dall'artificio linguistico che viene riportato nella finzione cinematografica.

Questo idioma gergale riportato da Pascoli è una parte di quella pluralità di dialetti parlati dagli emigranti italiani che a secondo delle regioni di provenienza andavano a costituire delle comunità chiuse spesso impenetrabili a chi pur essendo della stessa nazione, non era però della stessa regione.

Nel poemetto "Italy" protagonisti sono gli italiani garfagnanini, emigranti toscani originari della Garfagnana in provincia di Lucca, provenienti da Cincinnati (Ohio) e in visita a Caprona.
I personaggi descritti da Pascoli sono realmente esistiti ed è quindi di particolare importanza questo poemetto perchè costituisce una memoria storica, una cronaca di quegli anni e di quel fenomeno che il poeta rievoca grazie anche ai rapporti personali che ebbe con molte di queste persone.

Di notevole pregio è anche il poemetto "Digitale purpurea" e anche questo nasce da personaggi e fatti reali in quanto (il poemetto) avrebbe tratto ispirazione, dal racconto riferito dalla sorella del poeta, Maria a Pascoli e riguardante un periodo di permanenza giovanile in un convento.
E' un testo intenso dove è presente una malcelata sensualità compiaciuta da parte del Pascoli, una sensualità che sembra quasi repressa ed in alcuni tratti appare persino morbosa.
Ma a parte questi risvolti psicologici, il poemetto è molto interessante dal punto di vista poetico perchè quello che emerge è l'uso dei dati sensoriali che attraverso il verso vengono trasmessi al lettore che si trova così immerso in un mondo di odori, colori e profumi.

Si leggano a questo proposito i seguenti versi:

"Vedono; e si profuma il lor pensiero 
d'odor di rose e di viole a ciocche, 
di sentor d'innocenza e di mistero"

Il poemetto consta di tre parti di 25 endecasillabi organizzati in terzine dantesche ed è forse il più rappresentativo dell'intera raccolta per la particolarità del lessico impiegato e per la forte carica di sensualità e di mistero che riesce a trasmettere al lettore.

Segnaliamo la seguente bellissima edizione:

G. Pascoli, Primi poemetti, a cura di G. Leonelli, Mondadori,Milano, 1982

Come altre opere è preferibile l'edizione con le note critiche che fungono da guida alla lettura.

 Morte, amore, sensualità....il Pascoli dei Poemetti........

 

 

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