Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
Nella concezione filosofica di Leibniz, Dio è la Monade che si trova al grado supremo, in cui è suprema pure l'autocoscienza. Gli argomenti portati da Leibniz per dimostrare l'esistenza di Dio sono di tipo logico-deduttivo e hanno una forte impronta aristotelica. Le argomentazioni avanzate da Leibniz sono quattro:
Nella riflessione filosofica di Leibniz le argomentazioni avanzate sono tutte inficiate da premesse indimostrabili e che sono date per vere dallo stesso Leibniz, tuttavia per quanto riguarda il secondo argomento (le verità eterne) di chiara origine agostiniana, il concetto di possibilità sembra quello più interessante anche se il termine possibile assume in Leibniz un significato particolare nel senso che viene concepito come un ente mentale (un pensato obbligato e non contradditorio nei suoi elementi costitutivi) che è proteso verso l'esistenza. Quando si parla di possibilità in Leibniz non bisogna confondere tale termine con un atteggiamento possibilista contrario a posizioni deterministe. La possibilità di cui parla Leibniz è una attività tipica di Dio, Monade suprema, dal cui possono ( o non possono) scaturire tutte le altre monadi.
Per spiegare l'esistenza delle monadi che scaturiscono da Dio, la Monade suprema, Leibniz parla di folgorazione: le monadi scaturiscono da Dio e riflettono la natura di Dio, ogni monade è specchio del mondo. Dio è Autocoscienza, Appercezione assoluta, Perfezione ma anche per Dio vale il principio di ragion sufficiente, nella sua assoluta Libertà poteva anche non dare origine alla realtà esistente. Dio è perfetto ma il mondo che ne scaturisce non possiede la sua perfezione, tuttavia la sua scelta ha dato come risultato il migliore dei mondi possibili, se così non avesse agito avrebbe contraddetto il principio di ragion sufficiente mortificando la sua intelligenza perfetta. Su Dio e il migliore dei mondi possibili, Leibniz ricorre ad un'argomentazione che configura l'azione di Dio come obbligata, libera di scegliere, ma soggetta al principio di ragion sufficiente quindi in un certo senso obbligata. Si comprende la difficoltà di Leibniz di osservare sino in fondo un ragionamento coerente esente da critiche ma gli strumenti della logica sono da valutare sempre in relazione alle possibilità del pensiero umano che dinanzi alle verità ultime si trova ad agire in un terreno scivoloso dove è facile cadere in contraddizione.