Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
La monade è forma in senso aristotelico ed è una realtà spirituale provvista di vis repraesentativa (vedi http://condividendoidee.over-blog.it/2018/06/leinbiz-e-il-monadismo.html), non può possedere idee connaturate nel senso che nessuna idea è acquisita dall'esterno. Se per Leibniz le monadi non posseggono attività transitiva è altrettanto vero che risolve i problemi effettuali tra le monadi con la teoria dell'armonia prestabilita in base alla quale le monadi concordano tra loro perché l'ha stabilito Dio nel momento dell'iniziale esistenza, quindi le idee non derivano da un influsso di una monade rispetto all'altra. A questo punto in Leibniz si propone il problema dell'innatismo e nel contempo di evitare di cadere nell'empirismo di Locke il quale affermava che "Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu". Leibniz nega che le le idee derivino dalla sola esperienza e puntualizza che "Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, nisi intellectu ipse" ossia niente è nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi se non l'intelletto stesso.
L'innatismo in Leibniz: Il filosofo tedesco ricorre ancora una volta all'innatismo per spiegare la conoscenza ma pur affermando che tutte le idee sono innate, non fornisce una spiegazione come quella di Cartesio. Per Leibniz le idee sono innate nel senso che sono presenti nella struttura stessa della monade, si tratta di una presenza virtuale che non va confusa con la potenza in quanto la monade è immutabile nella sua essenza. Vi è una certa difficoltà nel cogliere la differenza esistente tra ciò che è in potenza e ciò che è virtuale (innatismo virtuale) in quanto Leibniz sembrerebbe dire la stessa cosa, la distinzione in effetti è molto sottile ma per comprendere la sua teoria della conoscenza, bisogna tenere a mente:
Per quanto riguarda il principio di rappresentatività, la monade è un ente pensante, è pensiero, la sua attività è percepire; secondo il principio degli indiscernibili ogni monade è diversa l'una dall'altra, infine secondo il principio di continuità esiste un legame insensibile tra una monade ed un'altra, un legame che non genera confusione e che procede in modo impercettibile.
Senso ed intelletto in base al principio degli indiscernibili non hanno la medesima funzione o lo stesso modo di acquisire la conoscenza, tuttavia in base al principio di continuità il senso trasferisce insensibilmente la sua attività nell'intelletto. Questo tipo di attività si sviluppa dalle percezioni più semplici a quelle superiori più perfette e complesse (il supremo dell'ordine inferiore è identico all'infimo dell'ordine superiore). Leibniz descrive questa attività con i tre caratteri dell'oscurità, della confusione e della distinzione: nelle monadi che si trovano nell'infimo le percezione avvengono in modo oscuro e inconscio, salendo nella scala gerarchica le percezioni sono chiare ma indistinte e confuse (ipo-consce) e infine al livello superiore sono chiare e distinte (consce).
In base a questa impostazione Leibniz distingue quattro tipi di conoscenza:
Senso ed intelletto non si trovano in una posizione di cesura ma sono per così dire sfumati e la differenza, è una differenza di grado che va dal confuso a quello supremo. L'errore di Locke, secondo Leibniz, consiste nell'aver sostenuto che il processo di conoscenza avviene dall'esterno, il punto di partenza, anche per Leibniz è sì l'esperienza, il senso ma il conoscere è immanente, intrinseco alla monade ed avviene con un passaggio di grado sfumato che ne costituisce la naturale evoluzione.