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PLATONE
Una delle domande che l'uomo si è sempre fatto riguarda il fatto se vi è la sopravvivenza dopo la morte, ossia se vi è un elemento antropologico che vada oltre il cadavere. È opportuno fare una distinzione fra sopravvivenza ed immortalità dell'anima prima e dopo la morte, l'antropologia che troviamo ad esempio nell'ebraismo contempla una dualità antropologica in base alla quale ogni uomo è formato da corpo ed anima.
In Platone il concetto dell'immortalità dell'anima ha un significato diverso in quanto è in stretta relazione con la dottrina delle idee e con il compito della filosofia. Platone parla di anima immortale che come le idee è invisibile ed è sempre esistita per cui l'immortalità dell'anima ( ψυχή) non è uno stato che si manifesta dopo la morte del corpo (σῶμα) ma preesiste al corpo stesso.
La prova che Platone porta per dimostrare l'immortalità dell'anima nel senso indicato sopra è la reminiscenza, l'uomo ricorda perchè la sua anima ha vissuto prima pertanto una volta che si è conclusa la sua esistenza terrena l'anima che ha partecipato alla vita si allontana dal corpo continuando a vivere in una dimensione ultraterrena.
Strettamente connessa alla dottrina delle idee e alla teoria dell'immortalità dell'anima è la teoria dell'apprendere che Platone espone nel Menone e che poi riprende e amplia nel Fedone in cui spiega come l'oggetto dell'apprendere ossia l'idèa presupponga l'immortalità dell'anima. Il concetto dell'immortalità dell'anima viene trattato da Platone anche nel Fedro attraverso i principi del movimento e dell'automovimento; Platone insegna che l'anima è immortale perchè ciò che si muove è sempre immortale e, in base al principio del movimento, non può subire arresti in quanto non può nè nascere nè morire.
Si potrebbe obiettare che Platone mette sullo stesso piano il movimento del genere umano con quello dell'esistenza del singolo individuo, tuttavia nel pensiero platonico non esiste questa differenza in quanto l'universo è visto come un tutt'uno che non si può fermare. In altre parole è il principio del movimento che è perpetuo ed è sempre in base a questo principio che vi è vita in quanto «ciò che si muove da sé non può essere che anima, ne consegue di necessità che l'anima è non generata e immortale »(1)
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NOTE
(1) Fedro (245c-246a)
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