Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
"È un comune pregiudizio l'opinione che la scienza filosofica abbia a che fare soltanto con le astrazioni, con vuote generalità, mentre invece l'intuizione, la nostra autocoscienza empirica, il sentimento di noi stessi, il senso della vita sarebbero invece il concreto in sé, la ricchezza di ciò che è determinato in sé. In realtà la filosofia vive nell'ambito del pensiero: essa quindi ha a che fare con universalità: il suo contenuto è astratto, però solo secondo la forma, secondo l'elemento; mentre invece l'idea in se stessa è essenzialmente concreta, poichè essa è l'unità di determinazioni differenti. Proprio in questo la conoscenza razionale differisce dalla pura conoscenza intellettualistica: ed è appunto compito della filosofia il dimostrare, contro l'intelletto, che il vero e l'idea non consistono in vuote generalità, bensì in un universale che è in se stesso il particolare, il determinato. Se il vero è astratto, esso non è vero.
La sana ragione umana, il buon senso, mira solo al concreto; soltanto la riflessione dell'intelletto forma una teoria astratta, priva di verità, giusta soltanto nel cervello ed inoltre impraticabile, la filosofia è quanto mai nemica dell'astratto e riconduce al concreto."
In questo celebre passo tratto dall' "Introduzione alla storia della filosofia" Hegel esplicita in modo chiaro ed inequivocabile qual'è il compito della scienza filosofica che non è un puro esercizio intellettualistico vuoto e astratto dalla realtà ma un percorso che porta a riconoscere l'universale attraverso la determinazione e il riconoscimento del particolare.
Hegel rigetta ogni forma di astrazione e condanna l'intellettualismo che essendo un puro esercizio del pensiero non mira a riconoscere la verità lanciandosi in elucubrazioni mentali impraticabili.
La filosofia, al contrario, è nemica dell'astrazione e permette di riconoscere il concreto, al contrario di quanto si possa pensare, Hegel non riconosce alla logica speculativa alcun ruolo ritenendo che per giungere alla sintesi di due concetti astratti bisogna arrivare ad una nuova forma concreta e tangibile. Ad esempio il concetto di uomo e di donna è di per sè astratto mentre la loro unione è un divenire concreto.
A differenza della logica tradizionale basata sul principio di identità e di non contraddizione, la logica hegeliana perviene ad una sintesi degli opposti risolvendola in un'unità concreta che la scienza filosofica è in grado di poter cogliere.
"Il concreto - sostiene Hegel- deve diventare per sé" ossia si deve risolvere nella sua semplicità in quanto sintesi di due diversi. solo l'unità è verità.
Se l'Idea fosse solo un'astrazione sarebbe solo un'essenza suprema, sulla quale non si può dire nient'altro; Hegel accusa l'intellettualismo moderno di avere creato un'idea di un Dio immobile mentre Dio è nel contempo movimento e quiete, due opposti che si risolvono nella concreta unità.
Il filosofo tedesco per spiegare questo concetto fa due esempi ricorrendo all'oro e al fiore; il fiore, per quanto abbia molte qualità come il profumo, il sapore, la forma, il colore ecc., è un'unità e ogni parte del fiore contiene tutte le caratteristiche del petalo. La stessa cosa si può dire dell'oro le cui proprietà non sono divise e disgiunte.
Nel pensiero astratto le caratteristiche del fiore vengono divise e differenziate, invece nella realtà il sapore e l'odore sono un tutt'uno tant'è che li mettiamo in contrpposizione uno con l'altro.
Analogo ragionamento vale per l'uomo che è un misto di necessità e libertà, due concetti che sono apparentemente contrapposti ma -specifica Hegel - vi è una concezione più alta "che ci dice che lo spirito è libero nella sua necessità, e che solo in esso trova la sua libertà, come la sua necessità riposa solo nella sua libertà".
Il concetto astratto di libertà senza necessità sfocia nel puro arbitrio ed è nel contempo un'opinione vuota, un concetto di libertà puramente formale.
Il terzo momento dello svolgimento è il risultato di questo processo in cui lo spirito è un movimento concreto e non un concetto astratto in quanto, unendo i due momenti contrapposti, è la loro verità. Hegel specifica che il movimento non si dispiega come una linea retta che va verso un infinto astratto ma come un movimento circolare che ritorna in sè e alla cui periferia si trovano una grande quantità di circoli "il cui insieme costituisce una grande serie di svolgimenti, che si volgono su se stessi".
Il filosofare pertanto non è altro che un'atività descrittiva della realtà comparabile alla "nottola di Minerva" che si leva in volo quando la giornata volge al termine. La realtà quindi è già fatta o in divenire e il filosofo deve solo coglierne il movimento.
Fonte Immagine: https://www.flickr.com/photos/9361468@N05/2881902001