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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Evola e Nietzsche

In un articolo pubblicato sul giornale "Roma", Julius Evola riflette sull'attualità della figura di Nietzsche, l'articolo ha ancora una sua attualità ma quel che più conta è il fatto che in questo breve scritto è possibile capire cosa Evola pensasse della figura di Nietzsche e se le idee del filosofo tedesco potessero essere considerate ancora valide nei tempi moderni. L'articolo venne scritto agli inizi degli anni '70 e molti pregiudizi venivano espressi su Nietzsche considerato a torto colui che più di tutti alimentò il mito dell' "Herrevolk" ossia di quel popolo di signori che avrebbe dovuto dominare il mondo e che era uno dei capisaldi dell'ideologia nazionalsocialista.

 

 

 

 

 

Si tratta di un autentico falso storico sostenere che Evola fosse un sostenitore del razzismo biologico, chi lo sostiene o è in malafede o non conosce le tesi di Evola che se razzista fu, lo fu in chiave spirituale. Si tratta di una precisazione non da poco visto che la "damnatio memoriae" viene trasmessa in modo acritico da generazione a generazione mostrando un acredine malevola sulla quale dovrebbero riflettere in primo luogo gli storici della filosofia.

 

Nel periodo in cui Evola scrisse questo articolo stava avvenendo la traduzione di tutte le opere di Nietzsche da parte della casa editrice Adelphi di Milano, inoltre -come viene ricordato dallo stesso Evola- vennero pubblicati due libri: uno intitolato "Nietzsche" di Adriano Romualdi e un altro dal titolo "Nietzsche e il senso della vita" scritto da Robert Reininger pubblicato per le edizioni Volpe.

 

Circa la domanda sulla attualità delle idee di Nietzsche, Evola sposa la tesi del Reininger secondo il quale la figura del filosofo tedesco ha il "valore di un simbolo", essendo la causa dell'uomo moderno privo di radici nel "sacro suolo della tradizione e gli abissi delle barbarie".

Nell'epoca moderna in cui tutti i valori sono venuti meno "il deserto cresce", una posizione condivisa da Evola e ripresa più volte in diverse sue opere a partire da "Cavalcare la tigre".

 

Una precisazione importante riguarda il significato di "superuomo", un'idea centrale nella filosofia di Nietzsche e che Evola filtra nel senso di "superuomo positivo" rigettando ad esempio l'idea di quella "bionda bestia da preda" utilizzata in "Genealogia della morale" e che Nietzsche  usò comunque in termini  tutt'altro che elogiativi. Anzi, aggiungiamo che Nietzsche pensava che proprio l'uso della forza da parte dei dominatori fu in tempi successivi una delle cause della nascita della "cattiva coscienza" del popolo tedesco.

Tuttavia fatta questa precisazione Evola sostiene che:

 

"Il superuomo positivo, quello che corrisponde al « miglior Nietzsche », è invece, da identificare col tipo umano che anche in un mondo nichilistico, devastato, assurdo e senza dèi sa tenersi in piedi, perché è capace di darsi da sé una legge, secondo una nuova superiore libertà".

 

Per Evola esiste quindi una linea di demarcazione tra il Nietzsche demolitore della morale e quello della "rivoluzione del nulla" che lo qualifica come uno dei più convinti anarchici di tutti i tempi.

Evola osserva che Nietzsche è stato "il più grande dei ribelli" e paradossalmente questa sua posizione è stata ignorata proprio da quei movimenti che della ribellione facevano la loro bandiera.

 

Attuali per Evola sono poi le parole  sulla liberta dello Zarathustra nietzschiano: "Tu ti dici libero, ma ciò a me non importa - io ti chiedo: libero per che cosa'.

Osserva Evola che quello di Nietzsche è un monito nei confronti di coloro che parlano solo di repressioni e che nutrendo insofferenza verso ogni ordine costituito hanno gettato via l'unico valore che si possedeva. Questo accade perchétutti coloro che parlano solo di repressione "non hanno in sé un superiore principio che comanda".

Al contrario chi "ha dietro di sé il nichilismo" e ha saputo trovare da ciò un reagente salutare, sa anche dare a se stesso una legge e un ordine interiore.

 

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