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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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La filosofia Kantiana sotto la lente di Hegel (1)

 

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La filosofia Kantiana sotto la lente di Hegel (1)

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

 

 

Hegel sostiene che l'esperienza è  il terreno comune delle conoscenze tanto della filosofia critica quanto dell'empirismo ma mentre per quest'ultimo l'esperienza è verità per la prima l'esperienza è fonte delle conoscenze. Come allora spiegare l'esistenza dell'elemento dell'universalità e della necessità in base al presupposto che sono determinazioni essenziali dell'esperienza o in altre parole delle categorie funzionali alla conoscenza dell'esperienza? Hegel spiega che il Fatto (questo è il termine che viene utilizzato per indicare l'universalità e la necessità) appartengonp alla spontaneità del pensiero ossia a priori.

La filosofia kantiana -dice Hegel-  dà quindi un'altra spiegazione di quel Fatto ma ha comunque il merito di avere messo sotto la lente la filosofia metafisica anche se il limite risiede nel fatto che le forme del pensiero sono viste solo dal punto di vista della loro attività soggettiva non tenendo in considerazione la sua oggettività. La filosofia kantiana fondandosi su basi psicologico-storiche rappresenta un passo in avanti rispetto alla vecchia metafisica che aveva la presunzione (o l'ingeuità) di pensare che quelle determinazioni avessero validità come un apriori che bastava per sè. Annota Hegel «La filosofia critica invece si è assunto il compito di esaminare in che misura in generale le forme del pensiero siano capaci di aiutarci a giungere alla conoscenza della verità». (1) Ma come si fa -obietta Hegel- a conoscere prima di conoscere ? Esaminare le forme di conoscere è già di per sè un conoscere. Il primo punto della filosofia kantiana è quello di sottoporre il pensiero stesso ad esame  ossia di «stabilire in che misura sia capace di conoscere». (2) La filosofia kantiana non considera le determinazioni di pensiero in sè e per sè ma vuole stabilire se siano soggettive o oggettive. In base a questo presupposto l'attività del pensiero è soggettiva ma -e in  il pensato è oggettivo. Su questo punto Hegel si trova perfettamente d'accordo con Kant in quanto ciò che è percepibile sensibilmente (il pensato) non è indipendente ma è ciò che è conforme al pensiero che è oggettivo ed è perciò che ha il compito di stabilire «il carattere della durata e della consistenza interna».(3).In base a questo concetto Hegel nega, ad esempio  che il giudizio di un'opera d'arte possa essere soggettivo in quanto non può dipendere da uno stato d'animo  momentaneo o da una sensazione ma deve «tenere conto della prospettiva universale e fondata sull'essenza dell'arte».(4)


 

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NOTE

(1) Georg Wilhelm Friedrich Hegel, La scienza come logica, a cura di Pietro Verra, Torino, 1981, p.194.

(2) Ibid. p.194.

(3) Ibid. p.194

(4) Ibid p.194-195

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/26480501@N06/9636385888

 

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