Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
"Nessuno di noi è senza colpa; il massimo risentimento degli uomini per le colpe altrui nasce dalla falsa persuasione di non aver mai fatto nulla di male", così scriveva Lucio Anneo Seneca, l'unico vero filosofo che la Roma antica poté annoverare nella sua storia centenaria ed autore di bellissimi scritti che a distanza di quasi 2000 anni rimangono tra i capolavori più straordinari del pensiero.
Per parlare di Seneca e in particolare di questo libro che è la traduzione italiana di un suo celeberrimo dialogo " Ad Serenum de tranquillitate animi", bisognerebbe far parlare Seneca.
Ed ecco allora che si scopre il vero significato della saggezza che lo stesso Seneca da seguace dello stoicismo interpretò con coerenza sino alla fine quando conforme al dettato della filosofia stoica, decise di uscire dalla vita (exire vitam), un modo molto elegante per indicare il suicidio.
Seneca era un medico, un medico dell'anima che si propose per tutta la vita di praticare la virtù sia in mezzo ai piaceri che alle virtù.
A tal proposito mi ha sempre colpito questa frase che riassume il suo pensiero più di tante parole:
"Se la virtù è desiderabile e non può esservi bene senza virtù, ogni bene è desiderabile: anche la coraggiosa sopportazione dei tormenti".
E da buon medico, sapiente e saggio, Lucio Anneo Seneca dispensò ricette e soluzioni per perseguire la virtù ossia la tranquillità e la serenità dell'anima. Alcuni studiosi hanno accostato il pensiero di Seneca ai dettami del cristianesimo, è vero che alcuni aspetti delle filosofia stoica hanno molti elementi di contiguità, ma Seneca non era cristiano, era uno stoico.
Seneca sosteneva che l'unico modo per vivere con serenità è quello di lasciarsi vivere e non opporre resistenza anche davanti al dolore perché alla fine l'uomo entra a far parte dell'intero universo.
Mi piace pensare a quanto sosteneva Seneca in merito alla sapienza, ponete attenzione a queste bellissime parole:
"Tutti corrono verso la gioia: ma ignorano donde si possa ricavare la stabile e grande gioia. Uno la cerca nei conviti e nella lussuria, uno nell'ambizione e in vasto corteo di clienti, uno tra le braccia di un'amante, uno nella vana ostentazione degli studi letterari che non apportano alcune salute".
Non è cambiato niente, molti anche oggi interpretano la gioia solo come un piacere senza coscienza, Seneca ricorreva ad una espressione figurata e paragonava costoro ai leoni che provano gioia solo quando catturano una preda. Invece la vera gioia che dà tranquillità all'anima è quella che non altra fonte se non nel coraggio, nella giustizia e nella temperanza. Bellissimo questo concetto di gioia.
Quella di Seneca è un ode alla semplicità che si deve manifestare in ogni aspetto della vita: dai cibi all'abbigliamento all'arredamento della casa. Oggi che si parla tanto di sobrietà, le parole di Seneca sembrano quelle pronunciate da un contemporaneo. Forse manca la cultura letteraria per trovare queste corrispondenze, ma il compito dei "maestri" dovrebbe essere proprio quello di ricordare anche questi aspetti della storia del pensiero.
A PROPOSITO DELLA SCRITTURA
Seneca scriveva: "....scrivi qualcosa in maniera semplice, per occupare il tempo, scrivi per te stesso, non per glorificare il tuo nome: meno fatica devono fare coloro i quali si impegnano culturalmente per l'oggi".
...E A PROPOSITO DEI LIBRI
"Si leggano sempre gli autori più stimati: e se qualche volta vorrai distrarti con altri, ritorna ai primi"
Come potete constatare, Seneca è un autore che letteralmente conquista e il lettore di oggi può trovare in un bel dialogo come "Ad Serenum de tranquillitate animi" (A Sereno sulla tranquillità dell'anima) un compagno di strada piacevole che può aiutare nella vita di tutti i giorni....e credetemi ne abbiamo proprio bisogno.
Povero non è chi ha poco; ma chi vuole di più (Lucio Anneo Seneca)
Scritto da me pubblicato anche altrove